La tempesta perfetta si abbatterà sul mondo intorno al 2030. Se non facciamo qualcosa avremo qualche problema. Ma le sfide per affrontare il cambiamento quali sono? Gianluca Comin, direttore delle relazioni esterne di Enel e ospite del consueto appuntamento settimanale di Reti e Running “Un caffè con…” ne individua tre: tecnologia, governance, comunicazione.

Introdotto da Claudio Velardi e Massimo Micucci, il past president di Ferpi, che sull’argomento ha scritto un libro intitolato, appunto, 2030 La tempesta perfetta,  parte da un presupposto: nella risposta alle sfide globali gli Stati non ce la fanno più. E in uno scenario sempre più internazionale le aziende partecipano alla costruzione delle soluzioni.  E se la tecnologia più volte ha risolto i problemi dell’uomo, ora la governance deve “crescere”, coniugando le policies locali con quelle globali, che sono diventate fondamentali. Nel frattempo bisogna sopravvivere all’eccessivo populismo della politica, che ha portato a governi eletti con grandissimo consenso finiti in minoranza nel giro di pochi mesi. La veloce perdita di appeal, dunque, induce i governi a scelte populistiche, e a questo punto la comunicazione diventa fattore abilitante per convincere i cittadini. Per cui non si può assolutamente sottovalutare il cambiamento della comunicazione. Un esempio? Il caso Uganda: la rete racconta il dittatore e gli Usa decidono per l’intervento militare. O, per guardare in casa nostra, l’emergenza neve di quest’inverno, assolutamente sociale.

“I social network permettono che il cittadino arriva prima a Ferruccio De Bortoli, e alle aziende di arrivare prima al cittadino”, sottolinea Comin, introducendo immediatamente un altro tema di riflessione: se su Twitter siamo teoricamente tutti uguali, l’accountability, termine inglese che grossolanamente possiamo tradurre con credibilità, diventa fondamentale. Per la politica, per le aziende, per i media stessi, e la riprova è il fatto che spesso singoli giornalisti sono più seguiti delle testate di appartenenza.

Cambia anche il profilo di chi lavora: la professionalità della comunicazione è un tema di sempre. Oggi c’è più verticalizzazione e specializzazione, ma avverte l’uomo di Enel, alcune professioni anche in questo campo saranno sempre generaliste, perché c’è bisogno di un’ampia sensibilità per le cose.  Sollecitato dagli ospiti, Comin fa le pulci al Governo: ottima la comunicazione di Monti e dei suoi, anche perché venivamo da una ‘sbornia’ da cui gli italiani avevano bisogno di riprendersi: “Il premier è un ottimo comunicatore fuori dai canoni, fa il contrario di quello che gli esperti suggerirebbero però funziona. Bisogna vedere, però, quanto l’efficacia della comunicazione del Governo sia per merito o perché i cittadini avevano bisogno di cambiare. Non dovremo aspettare molto, giusto qualche settimana”.

Lo storify

Twitter e politica: in Italia cinguettiamo da poco, ma la mania sta invadendo rapidamente istituzioni, redazioni, case. E sta cambiando il nostro modo di comunicare. Per capire come, quanto e perché ne abbiamo convocato un “Caffè con…” d’eccezione, non uno ma quattro ospiti, tutti twitstar: Roberto Rao o @robertorao, deputato Udc e portavoce di Pierferdinando Casini, Roberta Maggio alias @ubimaggio, regina degli hashtag, Stefano Menichini, ovvero @smenichini, direttore del quotidiano Europa e Andrea Di Sorte (@andreadisorte), coordinatore nazionale dei Club della Libertà. In una diretta Twitter mai così vivace, come testimoniano le decine di messaggi al nostro hashtag #caffecon e le teste chine sugli smartphone dei presenti, tutti attivissimi sul social network, Massimo Micucci ha introdotto l’ormai rituale appuntamento mattutino organizzato da Reti e Running.

“Con la rete ho provato a uscire dal cono d’ombra in cui normalmente vive chi fa il portavoce. Ho trovato il modo di comunicare me stesso”, racconta Rao, che ci rivela come se ne sia poi innamorato anche il leader Udc: “Casini ormai gestisce l’account dal suo iphone, e si vede. Twitter è una grande opportunità: dà la possibilità ai politici di uscire dal palazzo, li costringe a entrare in contatto col mondo e rispondere alla gente anche a mezzanotte, anche se la platea è ancora molto elitaria”.  L’interazione, dunque, e non una fredda comunicazione dei propri impegni è l’atteggiamento giusto per un politico sulla rete: non si può, ribadisce Rao, abbandonare tutto per venti giorni e poi dire che domani si va in tv, pena il defollow di massa. Un altro vantaggio dei cinguetti? La mattina ci trovi la rassegna stampa fatta dagli utenti più attivi, anche se attenzione, non bisogna smettere di leggere i giornali o si rischia di diventare “parassiti”.

La parola a @ubimaggio, che attacca con la sua specialità: “Gli hashtag su Twitter ci danno la linea, ed è secondo me un segnale importante che ci sia, ogni giorno, almeno un tema politico”. E poi sì, belli quelli brillanti e divertenti, ma diciamoci la verità, l’hashtag è come la canzone popolare: buca quello che intercetta il sentimento comune, non necessariamente il più creativo. Una riflessione sui numeri: negli ultimi tempi l’Italia si è accorta di Twitter, e con la crisi politica e l’arrivo dei vip è diventato più pop. Inutile storcere il naso: “Sono più apocalittica che integrata, non credo che Twitter sostituisca Facebook così come non credo che l’arrivo in massa di nuovi utenti sia necessariamente un male”. Il vantaggio indubbio del social network è, comunque, la trasparenza: su Twitter si vede subito se scrive il politico o il suo staff.

“Twitter sta diventando un flusso essenziale da seguire nell’arco della giornata”, attacca Stefano Menichini, che però puntualizza: una lettura critica del mezzo dimostra che l‘hardware è ancora quello tradizionale, cioè spesso si appoggia su agenzie di stampa e tv all news. Qual è allora il vantaggio? “L’informazione arricchita da commento diventa subito flusso d’opinione”, dice il direttore di Europa. E come si pone un giornalista riguardo al cinguettio? Conta molto la credibilità professionale acquisita e l’esposizione personale. “La novità è che ci sono giornalisti che decidono quali temi del quotidiano devono finire sulla rete e come seguirli durante il loro sviluppo”. E per quanto riguarda la politica? Un esempio del rapporto innovativo che ha con Twitter è l’elezione del sindaco di Milano con il “vento” che ha sospinto Pisapia, ma attenzione che la mobilitazione reale nel paese non può essere supplita da quella su Twitter, come dimostra il flop di #occupyscampia.

Andrea Di Sorte lo ammette subito: il Pdl è in netto ritardo, rispetto ad altri partiti, sulla presenza nei social netowrk: colpa di una cifra originaria, risalente alla discesa in campo di Berlusconi, che li porta a privilegiare tv e giornali. “Twitter lo usiamo come termometro e strumento di comunicazione”, spiega, elencando quali sono invece, per lui, i vantaggi del mezzo: innanzitutto il contatto diretto con il politico, che qui è costretto a risponderti, mentre magari la mail della Camera non la legge nemmeno. “Su Twitter è nato per gioco “formattiamo il Pdl” che ha creato un certo movimento all’interno del partito”.

Numerosi e appassionati gli interventi dei presenti, per lo più comunicatori nei partiti, nelle aziende e nelle istituzioni. Si invita a riflettere sul fatto che “la gente usa ancora Google e Facebook per informarsi, per cui nel parlare di Twitter bisognerebbe tener presenti i numeri reali”. E il media editor Idv ci rivela che “capita che Di Pietro twitta direttamente e ci smonti la linea che avevamo impostato noi dello staff”. Altri leader, invece, non sono online e tutto sommato non è un male: Berlusconi e Fini appartengono ad altre generazioni, su Twitter non ci stanno bene. “Tra l’altro preferisco che i politici siano impegnati  a governare”, osserva Menichini, mentre Rao sottolinea che la presenza social non è tutto, ma una gamba del tavolo importante, che può essere utile come “spot” per un programma elettorale. Le potenzialità, insomma, sono tante: grazie alle sentinelle della rete è stato preparato un emendamento che ha bloccato il cosiddetto SOPA italiano. “Attenzione, non abbiamo ancora visto come si comporta la politica con Twitter in campagna elettorale”, avvisa Roberta Maggio. E Menichini rimarca: “Ci rendiamo conto che Twitter è solo una conversazione, con gli stessi rischi di degenerare e creare polemiche?” Poi avvisa ancora: “La rappresentazione della realtà che i giornali prendono da internet diventa una realtà a sua volta, è come per la tv”.

La politica viaggia su Twitter

On 2 febbraio 2012, in un caffè con, by admin

Twitter fa le notizie, le diffonde, le ‘consuma’: il tutto, spesso, solo in poche ore.

Twitter rende ridicoli leader comunicativamente unfit, e trendy personaggi politici minori che, twittando – va da sé, bene – conquistano visibilità, autorevolezza e dunque peso presso i nuovi influencer: quei novelli news ed opinion maker  di cui media e decisori tradizionali non sembrano ancora aver pienamente colto la capacità di conquistare, seducendola e coccolandola, l’opinione pubblica.

Twitter evolve rapidamente, rimane altro da Facebook, ma la ratio è quella: il social network aggrega e gerarchizza i temi; condiziona e influenza le opinioni. E scatena la mobilitazione attorno a campagne apparentemente elitarie –  #menotaxipertutti,  #fullmonti – ma in grado in realtà di proiettarsi fuori, nel mondo della decisione reale, ri-orientandone le prospettive.

Parliamo di questo il prossimo mercoledì 8 febbraio ad un Caffè con…: di Twitter e politica.

E sarà un Caffè con…speciale, non con uno, ma con quattro ospiti: Roberto Rao (@robertorao), il politico (Udc) che si è reso popolare (ed ha reso popolare il suo partito) twittando freddure, commenti, notizie – anzi ‘le’ notizie; Stefano Menichini (@smenichini), direttore del quotidiano Europa,  un pioniere del twit-giornalismo, uno di quelli che risponde, re-twitta, menziona e fa pure #ff; e poi ancora Roberta Maggio (@ubimaggio), la twit-star, irresistibile generatrice di ironia nonché viralizzatrice naturale di hashtag da TT; ed infine il professionista della comunicazione politica 2.0, Andrea Di Sorte (@andreadisorte), coordinatore nazionale dei Club della Libertà.

Ruoli diversi, punti di vista diversi, uno stesso campo di gioco: la comunicazione politica nel 2.0.

Appuntamento mercoledì 8 febbraio, alle 8.30, a Reti.

Ed ovviamente su twitter #caffecon

Twitter @kuliscioff

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Giornalismo, diplomazia, ONG: mondi che sono cambiati con l’avvento del web 2.0, anche se c’è chi ancora non vuole ammetterlo. Eppure gli avvenimenti internazionali e nazionali degli ultimi mesi ce lo dimostrano ampiamente. Dalla primavera araba alle social-crisi politica italiana, il web e twitter sono stati protagonisti. A Reti ne abbiamo parlato con Augusto Valeriani, o @barbapreta, ospite del consueto appuntamento mattutino del “Caffè con…” organizzato da Reti e Running. Con l’ormai famoso ciambellone alla mano, Claudio Velardi ha introdotto la riflessione sul Twitter Factor che ha dato il titolo al libro del nostro ospite.

La sfida più grossa”, comincia Valeriani, “è la collaborazione sul web dei professionisti con quelli che non sono tali, ma sono utenti attivi della rete e dei suoi strumenti”.  Ci sono tre modalità, continua, con cui i professionisti dell’informazione si possono rapportare al mondo dell’online: concorrenza, sfruttamento, collaborazione. La concorrenza è figlia della diffidenza con cui il mestiere tradizionale si rapporta alle novità. Atteggiamento sbagliato, così come lo sfruttamento che i giornalisti troppo spesso fanno del web 2.0, attingendovi senza conoscerlo o farne parte. “Bisognerebbe invece collaborare, con modalità nuove. Il web 2.0 è diverso dagli scenari tradizionali, e i professionisti devono sapersi muovere in un ambiente tendenzialmente ostile ad attori pachidermici, che però può essere teatro a proficue interazioni”.

Una lezione da apprendere, considerando anche che si tratta di riposizionarmi in un ambiente in cui la leadership si frantuma e comunque non riesce più a controllare. D’altra parte, le potenzialità sono enormi. L’han capito anche i terroristi, che hanno iniziato a considerare web strumento di network: così i “gruppi non organizzati possono fare da soli”. Sul versante, ancora, dell’informazione, fare network online permette di collaborare al reperimento di informazioni, ma attenzione: se non collabori, la rete non ti aiuta.

Tante e come sempre puntuali le domande dei numerosi ospiti, cui Valeriani ha risposto sottolineando l’importanza della comunità online, pronta ad aiutare i propri membri con la stessa solidarietà delle comunità tradizionali. E che si instaurino relazioni di tipo “personale” anche sul web è dimostrato, ad esempio, dal fatto che i twitter account di singoli giornalisti spesso sono più seguiti di quelli delle news organization cui appartengono, tanto che se il giornalista cambiasse giornale porterebbe con sé il suo network. Le grandi firme sono avvisate: per stare sul web occorre partecipazione, o si rischia il flop.

i prossimi Caffè con…

17 novembre Un caffè con… Giuseppe Castiglione, Presidente dell’Unione Province Italiane.

23 novembre Un caffè con… Pierluigi Battista, Editorialista del Corriere della Sera

Stay tuned!


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Un Caffè con… Augusto Valeriani

On 8 novembre 2011, in Media and new media, Reti, un caffè con, by Stefano Ragugini

Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 16 novembre p.v. sarà nostro ospite Augusto Valeriani. Docente e ricercatore è specializzato nello studio della relazione tra nuovi media e società con un focus particolare sul contesto internazionale. E’ autore del libro “Twitter Factor. Come i nuovi media cambiano la politica internazionale” che sarà presentato in occasione dell’incontro.

Puoi seguire la diretta twitter  #caffecon #twitterfactor

Bye bye Palazzo Grazioli #bbPG

On 21 giugno 2011, in Eventi, by admin

Diciamo che è cominciato in Tunisia, e poi in Egitto e in Libia, Siria e pure in Iran. Quindi da noi, con i pastori di Cagliari, i tartassati di Equitalia, i silenti dell’Inps, i quorumisti del più imprevedibile, e dunque irriverente, risultato referendario dell’era secondo-repubblicana. Cambiamenti sostanziali, ma di che? Di regime, di prospettiva, di potere?

Diciamo che a cambiare è il ‘chi’ (detiene il potere), il ‘come’ (si esercita il potere), il ‘perché’ (si ambisce a conquistare il potere).

Il potere è di chi decide. E chi decide oggi in Italia? L’Onu, il G8, il Fondo monetario, i mercati, il Parlamento nazionale, le Istituzioni europee, gli enti locali, la Chiesa, le organizzazioni criminali, le multinazionali? O Berlusconi?

L’Italia è il Paese con la più alta penetrazione di social network: siamo in 20 milioni su Facebook. Meno su Twitter, ma ci fionderemo presto pure lì. Sono quelli – Facebook e Twitter – i  nuovi luoghi delle decisione?

Le ultime amministrative sono state una sorpresa: perdono i partiti, gli establishment, le organizzazioni complesse. Vince la mobilitazione spontanea, la partecipazione motivata da un bisogno di cambiamento riposto (talora ingenuamente) verso quello che, formalmente almeno, è apparso il più ‘altro’ – anzi, il più ‘oltre’ dell’offerta elettorale.

Ecco, oltre: è lì che vogliamo essere. Oltre la schizofrenica inerzia dell’ultimo ventennio di “transizione”; oltre la paura, l’immobilità, la deprimente arroganza degli establishment auto-conservativi.

Vogliamo essere lì dove già l’oltre è: nelle reti della politica vera, quella connessa alla realtà, non ostile al sovvertimento delle mappe mentali. Vogliamo essere nelle reti della creatività che crea, che guarda fuori di sé, che non si parla addosso, che non si auto-celebra. Nelle reti delle imprese visionarie e coraggiose, nei network di chi fa ricerca e innovazione – all’università, nella pubblica amministrazione, nel business – per costruirlo, l’oltre, non limitarsi a declamarlo, come diritto retorico acquisto.

Vogliamo essere oltre le zavorre – non solo ideologiche – da cui ci siamo lasciati tenere a terra (troppo a lungo, ormai). Ed oltre anche i topos fisico-residenziali della vita politica, mediatica, civile nazionale. Insomma, Bye Bye Palazzo Grazioli.

Lo diciamo con (auto)-ironia ed entusiasmo. Lo diciamo insieme ai tanti con cui abbiamo incrociato il cammino nei nostri primi dieci anni; e lo diciamo con i nuovi  amici che, come noi, la strada dell’oltre, hanno già deciso di imboccarla.

Lo diciamo con tutti voi. Lo diciamo con il Bye Bye Palazzo Grazioli Twitter Party, il 30 giugno sulla Terrazza Reti.  E su twitter lo diciamo così: #bbpg

“Ho capito che Internet cambia tutto, perché permette alle persone di ritrovarsi e collaborare in numeri abbastanza grandi non facendosi dirigere da un’organizzazione gerarchica, ma coordinandosi in modo leggero attraverso strumenti come quelli chiamati wiki”. Così scrive Alberto Cottica nel suo recente Wikicrazia – L’azione di governo al tempo della rete: capirla, progettarla, viverla da protagonisti. Reti affronta l’argomento nel suo consueto appuntamento “Un caffè con…” che domani alle 8.30 ospiterà proprio Cottica, economista, esperto di politiche pubbliche online, nonché musicista e fondatore del noto gruppo folk-rock Modena City Ramblers.

Con lui esperti, docenti, appassionati di nuove tecnologie si confronteranno sul peso della Rete e sul modo in cui cambia le forme di Governo. “Ho capito che viviamo una stagione di grandi cambiamenti sociali, e che questa stagione non finirà tanto presto”, recita ancora il libro, “Ho capito che lo Stato e le altre autorità pubbliche stanno giocando una partita strategica nel gestire la transizione da un passato relativamente stabile a un futuro completamente imprevedibile. Ho capito che esse non sono monoliti: sono composte di persone, e che le singole persone possono fare la differenza. Ho capito che la maggior parte delle persone, se glie ne si dà la possibilità, è contenta di dare una mano alla costruzione di un futuro comune - ma questo lo sapevo anche al tempo dei Modena City Ramblers. Soprattutto, ho capito che aiutare lo Stato e le altre autorità pubbliche a prendere buone decisioni e attuarle bene è possibile e molto, molto utile. È possibile – anche se difficile – perché noi, tutti insieme, abbiamo un patrimonio incredibile di sapere e di saper fare, e Internet ci permette di mobilitarlo e trasformarlo in azione. È utile perché i problemi sul tappeto diventano sempre più difficili, e la capacità di analisi degli uomini e delle donne delle istituzioni è sempre più inadeguata alle sfide.”

l termine dell’incontro gli ospiti presenti potranno fare delle domande e condividere le proprie considerazioni. Se ti interessa l’argomento o se anche tu vuoi mandarci le tue domande rivolte ai presenti puoi seguire  la diretta dell’incontro sul twitter della GalassiaReti seguendo l’hashtag #uncaffècon.

Federalismo digitale e innovazione nella Pubblica Amministrazione. A Reti se ne parla nel consueto appuntamento del “Caffè con…”, che domattina alle 8.30 ospiterà l’on. Linda Lanzillotta, deputata Api e segretaria della Commissione Bicamerale sul Federalismo. Con lei, esperti, studiosi e rappresentanti delle principali aziende italiane e internazionali del settore informatico e non solo, per discutere di come le nuove tecnologie possono aiutare la trasformazione del rapporto tra cittadini e amministrazioni territoriali, rendendo efficace il decentramento. Al termine dell’incontro gli ospiti presenti potranno fare delle domande all’onorevole e condividere le proprie considerazioni. Se ti interessa l’argomento o se anche tu vuoi mandarci le tue domande rivolte ai presenti puoi seguire  la diretta dell’incontro sul twitter della GalassiaReti seguendo l’hashtag #uncaffècon.

La crisi nel Nord Africa, l’emergenza immigrati in Italia, gli effetti sul nostro Paese e l’economia. Reti ospita nel suo appuntamento settimanale “Un caffè con…” l’Onorevole Stefania Craxi, Sottosegretario agli Esteri, per parlare della guerra in Libia, che coinvolge anche l’Italia. Domattina, mercoledì 6 aprile alle 8.30, nel consueto clima informale, parleremo con l’Onorevole dei problemi legati al fronte africano, non ultima la questione umanitaria che riguarda ormai l’intera Penisola. Con Craxi, alla sua seconda esperienza come deputata, ci saranno politici, esperti del settore, giornalisti, esponenti di aziende che operano in Nord Africa che racconteranno le difficoltà legate alla situazione attuale. Al termine dell’incontro gli ospiti presenti potranno fare delle domande al Sottosegretario e condividere le proprie considerazioni. Se ti interessa l’argomento o se anche tu vuoi mandarci le tue domande rivolte ai presenti puoi seguire  la diretta dell’incontro sul twitter della GalassiaReti seguendo l’hashtag #uncaffècon.

I cambiamenti istituzionali che hanno attraversato l’Italia negli ultimi 15 anni hanno ridisegnato poteri e funzioni delle Istituzioni operanti: dalla Riforma del titolo V al Federalismo fiscale, infatti, le Regioni, le Provincie e i Comuni stanno diventando sempre di più gli attori principali in sede decisionale. Governatori, assessori e sindaci avranno sempre un maggiore potere di indirizzo e di regolamentazione in settori strategici quali istruzione, sanità, energia, ambiente, infrastrutture.

Questi cambiamenti si ripercuotono anche sul modo di relazionarsi che le aziende, le associazioni di categoria, le no–profit hanno sia con le istituzioni italiane che europee. E’ per questo motivo che il mercato del lavoro cerca professionisti in grado di far comunicare con successo pubblico e privato: è questa la professione del lobbista, comunicatore ed esperto delle relazioni istituzionali, capace di connettere in modo trasparente ed efficace gli obiettivi del committente che rappresenta.

Running operante nel settore della formazione dei lobbisti da ormai 10 anni grazie alla collaborazione instauratasi con Reti, la principale società di lobby presente in Italia, fornisce strumenti di lavoro indispensabili per chi vuole diventare un lobbista, quali scrittura di leggi, emendamenti, analisi e studio della legge finanziaria e attraverso il monitoraggio continuo dei provvedimenti comunitari e nazionali, la mappatura dei decisori e l’elaborazione di un position paper Running permette, durante la XX edizione del corso di specializzazione in “Comunicazione e Gestione delle relazioni Istituzionali” di cimentarsi in una vera e propria esperienza di lobby che culmina con delle esercitazioni sul come costruire progetti di Public Affairs. Inoltre verranno analizzati i nuovi strumenti del web quali utili strumenti per creare consenso.

Il master, di 60 ore complessive che si svolgerà presso la prestigiosa sede di Palazzo Grazioli – Roma, inizierà il 06 aprile e terminerà il 21 maggio. Al corso oltre a neolaureati hanno partecipato professionisti, comunicatori e lobbisti  che operano in aziende ed associazioni profit e no profit.

Nella XIX edizione sono intervenuti in qualità di relatori importanti esperti del mondo istituzionale, della comunicazione, dell’economia e delle relazioni istituzionali.

Il corso costa 2.000,00 € + IVA ma sono previste delle borse di studio sino ad un raggiungimento massimo del 50% della quota di partecipazione per coloro che saranno ritenuti più meritevoli da una apposita commissione che valuterà i curricula dei partecipanti e i risultati della prova di selezione.

Per i più meritevoli Running promuove stage compatibilmente con la disponibilità delle strutture ospitanti e subordinatamente al superamento del processo di selezione presso le strutture stesse.

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