Per l’energia serve un piano di “manutenzione straordinaria”. Parola di Federico Testa, deputato Pd e responsabile energia dei democratici, che spiega: siamo passati da un sistema con un operatore solo all’avere un mercato energetico, ma ora bisogna ragionare sui meccanismi per farlo funzionare. E plaude alla separazione Snam-Eni operata dal Governo.
L’onorevole è stato ospite del consueto appuntamento settimanale “Un caffè con”, organizzato da Reti e Running. Introdotto come d’abitudine da Massimo Micucci, Testa ha affrontato la questione energetica italiana senza sottrarsi alle numerose domande dei presenti. “Ci sarebbero cose interessanti da fare ma non ci sono soldi, ci voleva un disegno organico”, dice a proposito delle scelte messe in campo dal Governo, per poi insistere sulla necessità di tagliare dalla bolletta alcune voci che niente hanno a che fare con l’energia, visto che il conto per le aziende e le famiglie italiane è sempre più caro, con gravi ripercussioni sulla competitività del sistema delle imprese e sui livelli di vita delle persone. Poi c’è il tema del gas, il cui costo è ancora troppo legato al prezzo del petrolio, sebbene, ha ribadito, l’apertura di un mercato è stata un’iniziativa assolutamente lodevole. E la strategia energetica nazionale dovrebbe sicuramente essere anche collegata ai settori della mobilità e dei trasporto.
Servono regole certe, questo è ovvio: il deputato si è detto contrario a interventi di tipo retroattivo sul sistema di incentivazione, su cui ancora molti punti devono ancora essere chiariti. E per quanto riguarda gli accumuli sono, sostiene, un’alternativa positiva, così da fornire l’energia «piatta», con continuità.“Serve un po’ di programmazione anche per le fonti non programmabili”, insiste. In ultimo, sollecita una riforma del titolo V, per rivedere la suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni in tema di energia, questione su cui Testa ha presentato, insieme all’onorevole Mauro Libè, una proposta di legge.

Lo storify dell’incontro

Un caffé con…Emma Bonino

On 16 gennaio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 18 gennaio p.v. sarà nostro ospite Emma Bonino. Si parlerà di liberalizzazioni e Europa.

Vuoi seguire la diretta  e fare delle domande? Cercaci su twitter: #caffecon

E’ nato anche il gruppo “Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo.

Reti e Running: il Christmas Cocktail

On 13 dicembre 2011, in Eventi, Formazione, Lobbying, Reti, by Stefano Ragugini

Martedì 20 dicembre 2011 alle ore 17.30 fino alle ore 20:00 presso il  ReD – Restaurant & Design Auditorium Parco della Musica (viale Pietro de Coubertin 12/16 – Roma) si terrà il  Christmas Cocktail organizzato da Reti e Running .

Sarà l’occasione, oltre che per scambiarsi gli auguri di Natale, anche per presentare il  Master organizzato in partnership con la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi Roma Tre in Economia delle Relazioni. Comunicare le imprese e le istituzioni.

Reti & Running

On 20 ottobre 2011, in Reti, Running, Video, by Stefano Ragugini

La politica italiana come una partita di scacchi. Antonio Polito, ospite del primo appuntamento di questa stagione del “Caffè con…” organizzato da Reti e Running, usa la metafora del gioco per spiegare la situazione attuale: Berlusconi si è ritirato nello stallo. Come se ne esce? Con la patta, ovvero lasciando stare e andando avanti fino alla fine della legislatura. Perché se per dieci mesi ci si organizza per mandare a casa il governo e non ci si riesce si rischia l’effetto contrario, sinistra avvisata. Per l’editorialista del Corriere della Sera dal 14 dicembre ad oggi stiamo vivendo una crisi virtuale, senza sbocco e con una paradossale stabilità: è la democrazia bloccata dei nostri giorni. C’è chi pensa che un potere non democratico – come la magistratura – possa aiutare: ma attenzione, ricorda il giornalista, nel ’92-’93 non ha funzionato.

Introdotto da Claudio Velardi, Polito ha avvisato i presenti: non ci sono elementi scatenanti per mandare a casa il governo, non essendoci le condizioni per un golpe interno al Pdl né per una mobilitazione civile più efficace di quella vista finora. Potrebbe il referendum, se la consulta lo approva. Ma se Berlusconi lo cavalcasse anziché avversarlo l’esito è tutt’altro che scontato. Superficiale, inoltre, l’opinione di chi vuole replicare la soluzione spagnola: qui manca la certezza sul futuro, non sappiamo nemmeno quanti schieramenti si presenteranno alle prossime elezioni, con un centro che potrebbe sdoppiarsi e la Lega che potrebbe affrancarsi dall’alleanza forte con il Pdl. E con questa legge elettorale 5 schieramenti al voto porterebbero a una maggioranza voluta da un numero esiguo di cittadini con il 55% dei seggi, costituendo un assurdo della democrazia. L’incertezza, anche a sinistra, è tra l’altro colpevolmente evidente anche sulla politica economica: nel 2005 l’Unione di Prodi era europeista e proponeva diversi nomi da candidare al ministro del Tesoro. Oggi si brancola nel buio.

All’intervento del giornalista del Corriere – che gli utenti di twitter hanno potuto seguire in diretta grazie all’hashtag #caffecon – hanno fatto seguito numerose e puntuali domande e osservazioni dei presenti, appartenenti al mondo delle professioni, della politica, delle aziende, delle associazioni di categoria, cui Polito ha risposto sottolineando come, di fatto, l’uscita di Fini dalla maggioranza l’ha messa in mano a dei ricattatori, ma ciò nonostante rimane improbabile un governo del Presidente, che avrebbe bisogno anche dei voti del Pdl. Ed è improbabile che il premier si accomodi all’uscita. La crisi di leadership, sottolineata da più parti, è per l’ex direttore del Riformista lo specchio della crisi della democrazia parlamentare rappresentativa, aggravata dal moltiplicarsi di forze politiche, media, lobby, “conversazione pubblica”. E in Italia, nella situazione attuale, una leadership non può far nulla se non cambiare: è qui, secondo Polito, il fallimento del Cavaliere, che è stato incapace di scommettere su se stesso.

Un’ultima parola per la piazza che tanto spazio e tanti dibattiti ha suscitato negli ultimi giorni: in Italia stiamo reagendo con la sindrome del padre triste. La realtà è che ci sono dei professionisti della protesta che sono entrati in azione, ma è bene sottolineare che anche le vere ragioni del movimento degli indignados, non aiutare le banche e colmare i debiti pubblici con i soldi dei cittadini, sono le stesse dei Tea Party della destra liberista americana. Ed è un dato su cui riflettere.

Reti si appresta a una doppietta: i prossimi appuntamenti con il “Caffè con”sono:

il 16 novembre con Augusto Valeriani, autore di “Twitter Factor. Come i nuovi media cambiano la politica internazionale

il 17 novembre con Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione Province Italiane.

Ci vediamo, come sempre, puntuali alle 8.30! Per chiedere la tua partecipazione invia una email a reti@retionline.it

Il video dell’incontro

Per vedere i video degli altri Caffè con… visita il nostro canale YouTube

Un caffé con… Antonio Polito

On 18 ottobre 2011, in Eventi, by admin

Il governo va avanti: privo di credibilità, di solidità politica, di visione e costrutto. A dispetto degli ‘attacchi della magistratura’, delle imboscate parlamentari, delle cadute della maggioranza, delle degenerazioni della piazza, Berlusconi resta perché a lui “non c’è alternativa”.

È resistenza più che stabilità. E Berlusconi resiste: ai mercati, a Confindustria, alla Chiesa, alle invero velleitarie offensive delle opposizioni. Persino ai sondaggi. Resiste ma non agisce. All’inazione politica, d’altronde, il paese è abituato.

Il dopo Berlusconi è già cominciato. Ma questo ‘dopo’ cosa ci riserverà?

Ne discutiamo domani con Antonio Polito dalle ore 8:30 a Reti.

In diretta anche su Twitter #caffecon .

Sono due i contendenti per la berluskoska: Lucio da Madrid e Francesca da Roma.  Nessuno dei due si accontenta dell’amatoska, della dalemioska e della ciampioska…  Tutti e due vogliono vincere facile… ma chi  la spunterà? … il twitt più ritwittato o semplicemente il più simpatico:

@Fraq
Diventare follower di @LucioLuci per incutergli terrore mediante slogan di altri tempi, vincere la berluskoska e gridare al mondo #bbpg

@LucioLuci
Voglio vincere facile, twitto #bbpg , ora dovete mandarmi la Berluskoska che ha un nome voluto o no da denuncia! Bravi a @GalassiaReti

Comunque cari follower di #bbpg state tranquilli i premi sono ancora molti… basta solo un vostro twitt ed il gioco è fatto:

1° premio: Berluskoska

2° premio: naso e baffi  finti utilizzati da Velardi per i 60 anni di D’Alema

3°-4°-5° premio il trittico


Bye bye Palazzo Grazioli #bbPG

On 21 giugno 2011, in Eventi, by admin

Diciamo che è cominciato in Tunisia, e poi in Egitto e in Libia, Siria e pure in Iran. Quindi da noi, con i pastori di Cagliari, i tartassati di Equitalia, i silenti dell’Inps, i quorumisti del più imprevedibile, e dunque irriverente, risultato referendario dell’era secondo-repubblicana. Cambiamenti sostanziali, ma di che? Di regime, di prospettiva, di potere?

Diciamo che a cambiare è il ‘chi’ (detiene il potere), il ‘come’ (si esercita il potere), il ‘perché’ (si ambisce a conquistare il potere).

Il potere è di chi decide. E chi decide oggi in Italia? L’Onu, il G8, il Fondo monetario, i mercati, il Parlamento nazionale, le Istituzioni europee, gli enti locali, la Chiesa, le organizzazioni criminali, le multinazionali? O Berlusconi?

L’Italia è il Paese con la più alta penetrazione di social network: siamo in 20 milioni su Facebook. Meno su Twitter, ma ci fionderemo presto pure lì. Sono quelli – Facebook e Twitter – i  nuovi luoghi delle decisione?

Le ultime amministrative sono state una sorpresa: perdono i partiti, gli establishment, le organizzazioni complesse. Vince la mobilitazione spontanea, la partecipazione motivata da un bisogno di cambiamento riposto (talora ingenuamente) verso quello che, formalmente almeno, è apparso il più ‘altro’ – anzi, il più ‘oltre’ dell’offerta elettorale.

Ecco, oltre: è lì che vogliamo essere. Oltre la schizofrenica inerzia dell’ultimo ventennio di “transizione”; oltre la paura, l’immobilità, la deprimente arroganza degli establishment auto-conservativi.

Vogliamo essere lì dove già l’oltre è: nelle reti della politica vera, quella connessa alla realtà, non ostile al sovvertimento delle mappe mentali. Vogliamo essere nelle reti della creatività che crea, che guarda fuori di sé, che non si parla addosso, che non si auto-celebra. Nelle reti delle imprese visionarie e coraggiose, nei network di chi fa ricerca e innovazione – all’università, nella pubblica amministrazione, nel business – per costruirlo, l’oltre, non limitarsi a declamarlo, come diritto retorico acquisto.

Vogliamo essere oltre le zavorre – non solo ideologiche – da cui ci siamo lasciati tenere a terra (troppo a lungo, ormai). Ed oltre anche i topos fisico-residenziali della vita politica, mediatica, civile nazionale. Insomma, Bye Bye Palazzo Grazioli.

Lo diciamo con (auto)-ironia ed entusiasmo. Lo diciamo insieme ai tanti con cui abbiamo incrociato il cammino nei nostri primi dieci anni; e lo diciamo con i nuovi  amici che, come noi, la strada dell’oltre, hanno già deciso di imboccarla.

Lo diciamo con tutti voi. Lo diciamo con il Bye Bye Palazzo Grazioli Twitter Party, il 30 giugno sulla Terrazza Reti.  E su twitter lo diciamo così: #bbpg