Trasporti e non solo: l’agenda delle prossime settimane è fitta d’impegni, dal digitale alle nomine nelle Authorities. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Mario Valducci, Presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, durante il consueto appuntamento Un caffè con…” organizzato da Reti e Running.
Introdotto da Massimo Micucci, il deputato Pdl è andato “dritto al sodo” elencando i prossimi appuntamenti dello scadenzario di Parlamento e Governo: l’agenda digitale, innanzitutto, su cui da domani si lavorerà per sintetizzare le due diverse proposte di legge presentate. E poi c’è l’impegno di dividere il codice della strada in due blocchi, da una parte il comportamento di chi guida, dall’altra il resto, dalla segnaletica alla cartellonistica, passando per le caratteristiche dei mezzi. Si lavora anche sull’omicidio stradale, inserito nella legge delega, “ma nella riunione del comitato ristretto della settimana prossima li divideremo. Anche se sulla fattispecie dell’omicidio stradale è in atto uno scontro con i colleghi della commissione Giustizia. Noi chiediamo la certezza della pena. Anzi, sull’ergastolo della patente sono intenzionato ad andare avanti convinto, nonostante l’ostracismo di alcuni ministri”.
Altro impegno, “Stiamo portando avanti l’indagine conoscitiva sulla sicurezza informatica, tema importantissimo” racconta “concentrandoci su una serie di audizioni”. Ancora, il tema Tirrenia, rilevata da nuova compagine di azionisti.
Una partita importantissima è quella delle nomine per l’Agcom e l’Autorità dei Trasporti. “Questo Governo, a differenza del precedente, crede nelle Authorities. Aspettiamo che nomini il presidente per i Trasporti. E comunque son sicuro che tutte le nomine saranno fatte entro fine giugno”, assicura. Difficile, invece, prevedere cosa succederà all’agenzia dell’Anas, ma “la mia sensazione è che crei solo confusione”.
“Mi auguro che il Governo sia in grado di razionalizzare investimenti in alcuni snodi della logistica italiana”, dice, perché “ventitrè autorità portuali, 40 aeroporti tutti sullo stesso livello sono una follia”. uUn piano nazionale aeroporti spetta al Governo, “noi abbiamo contribuito con indagine conoscitiva. Credo che sia fondamentale in un paese a vocazione turistica avere infrastrutture diffuse ma l’aeroporto di Viterbo non si farà mai. Serve un piano di razionalizzazione. In Italia tutti vogliono tutti sotto casa ma non è possibile”. E aggiunge: “Basta parlare di singoli aeroporti. Dobbiamo parlare di Poli aeroportuali interconnessi tra loro “. Nel frattempo, “abbiamo fatto legge sugli interporti chiarendo innanzitutto cosa sono. Al momento è al Senato”.
Tantissime le domande dei presenti, cui Valducci a volte ha risposto di non avere le competenze per rispondere perché “il bicameralismo perfetto non vale in pieno per le commissioni parlamentari, non c’è simmetria. I lavori pubblici ne sono un esempio”. A ogni modo, sul tema delle infrastrutture “c’è la necessità di una pianificazione degli investimenti che possa attrarre anche quelli esteri”, mentre per quanto riguarda le assicurazioni il problema per Valducci non è il “cartello delle compagnie” ma il fatto che l’Italia è un paese anomalo, con troppi sinistri e troppi risarcimenti, “per questo credo sia indispensabile lavorare per introdurre la scatola nera a bordo”. Ancora, le multe: il 50% dei proventi dovrebbero essere utilizzati per sicurezza stradali, oggi non è così, eppure è necessario istituire un fondo nazionale, anche a percentuali minori. E soprattutto: “Ce l’hanno i postini, diamo un terminale alla polizia municipale per poter pagare subito le multe!”. Ultima osservazione sul trasporto pubblico locale, “dobbiamo smetterla di pensare che possa essere gratuito. Serve remunerazione adeguata, ma dobbiamo dare più servizi: la gente è disposta a pagare un po’ in più per un servizio migliore. Ma innanzitutto serve un processo di razionalizzazione delle aziende, non possono essere così tante”.
L’ora a disposizione è finita, c’è ancora tempo per un po’ di chiacchiere e una fetta di ciambellone. Appuntamento al prossimo Caffè con!

Lo storify del caffè con

Un caffè con Anna Paola Concia

On 3 maggio 2012, in caffè con, un caffè con, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 9 maggio sarà nostra ospite l’On. Anna Paola Concia, Deputata e Responsabile nazionale sport PD. Si parlerà di crisi, sport e crescita.

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

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Per l’energia serve un piano di “manutenzione straordinaria”. Parola di Federico Testa, deputato Pd e responsabile energia dei democratici, che spiega: siamo passati da un sistema con un operatore solo all’avere un mercato energetico, ma ora bisogna ragionare sui meccanismi per farlo funzionare. E plaude alla separazione Snam-Eni operata dal Governo.
L’onorevole è stato ospite del consueto appuntamento settimanale “Un caffè con”, organizzato da Reti e Running. Introdotto come d’abitudine da Massimo Micucci, Testa ha affrontato la questione energetica italiana senza sottrarsi alle numerose domande dei presenti. “Ci sarebbero cose interessanti da fare ma non ci sono soldi, ci voleva un disegno organico”, dice a proposito delle scelte messe in campo dal Governo, per poi insistere sulla necessità di tagliare dalla bolletta alcune voci che niente hanno a che fare con l’energia, visto che il conto per le aziende e le famiglie italiane è sempre più caro, con gravi ripercussioni sulla competitività del sistema delle imprese e sui livelli di vita delle persone. Poi c’è il tema del gas, il cui costo è ancora troppo legato al prezzo del petrolio, sebbene, ha ribadito, l’apertura di un mercato è stata un’iniziativa assolutamente lodevole. E la strategia energetica nazionale dovrebbe sicuramente essere anche collegata ai settori della mobilità e dei trasporto.
Servono regole certe, questo è ovvio: il deputato si è detto contrario a interventi di tipo retroattivo sul sistema di incentivazione, su cui ancora molti punti devono ancora essere chiariti. E per quanto riguarda gli accumuli sono, sostiene, un’alternativa positiva, così da fornire l’energia «piatta», con continuità.“Serve un po’ di programmazione anche per le fonti non programmabili”, insiste. In ultimo, sollecita una riforma del titolo V, per rivedere la suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni in tema di energia, questione su cui Testa ha presentato, insieme all’onorevole Mauro Libè, una proposta di legge.

Lo storify dell’incontro

Un caffè con Giuliano Cazzola

On 26 marzo 2012, in un caffè con, by Stefano Ragugini

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Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Giovedì 29 marzo sarà nostro ospite l’On Giuliano Cazzola, con cui parleremo della riforma del mercato del lavoro.

Sei interessato a partecipare all’incontro? Invia una email a s.ragugini@retionline.it

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La tempesta perfetta si abbatterà sul mondo intorno al 2030. Se non facciamo qualcosa avremo qualche problema. Ma le sfide per affrontare il cambiamento quali sono? Gianluca Comin, direttore delle relazioni esterne di Enel e ospite del consueto appuntamento settimanale di Reti e Running “Un caffè con…” ne individua tre: tecnologia, governance, comunicazione.

Introdotto da Claudio Velardi e Massimo Micucci, il past president di Ferpi, che sull’argomento ha scritto un libro intitolato, appunto, 2030 La tempesta perfetta,  parte da un presupposto: nella risposta alle sfide globali gli Stati non ce la fanno più. E in uno scenario sempre più internazionale le aziende partecipano alla costruzione delle soluzioni.  E se la tecnologia più volte ha risolto i problemi dell’uomo, ora la governance deve “crescere”, coniugando le policies locali con quelle globali, che sono diventate fondamentali. Nel frattempo bisogna sopravvivere all’eccessivo populismo della politica, che ha portato a governi eletti con grandissimo consenso finiti in minoranza nel giro di pochi mesi. La veloce perdita di appeal, dunque, induce i governi a scelte populistiche, e a questo punto la comunicazione diventa fattore abilitante per convincere i cittadini. Per cui non si può assolutamente sottovalutare il cambiamento della comunicazione. Un esempio? Il caso Uganda: la rete racconta il dittatore e gli Usa decidono per l’intervento militare. O, per guardare in casa nostra, l’emergenza neve di quest’inverno, assolutamente sociale.

“I social network permettono che il cittadino arriva prima a Ferruccio De Bortoli, e alle aziende di arrivare prima al cittadino”, sottolinea Comin, introducendo immediatamente un altro tema di riflessione: se su Twitter siamo teoricamente tutti uguali, l’accountability, termine inglese che grossolanamente possiamo tradurre con credibilità, diventa fondamentale. Per la politica, per le aziende, per i media stessi, e la riprova è il fatto che spesso singoli giornalisti sono più seguiti delle testate di appartenenza.

Cambia anche il profilo di chi lavora: la professionalità della comunicazione è un tema di sempre. Oggi c’è più verticalizzazione e specializzazione, ma avverte l’uomo di Enel, alcune professioni anche in questo campo saranno sempre generaliste, perché c’è bisogno di un’ampia sensibilità per le cose.  Sollecitato dagli ospiti, Comin fa le pulci al Governo: ottima la comunicazione di Monti e dei suoi, anche perché venivamo da una ‘sbornia’ da cui gli italiani avevano bisogno di riprendersi: “Il premier è un ottimo comunicatore fuori dai canoni, fa il contrario di quello che gli esperti suggerirebbero però funziona. Bisogna vedere, però, quanto l’efficacia della comunicazione del Governo sia per merito o perché i cittadini avevano bisogno di cambiare. Non dovremo aspettare molto, giusto qualche settimana”.

Lo storify

Un caffè con Giancluca Comin

On 12 marzo 2012, in Energia, un caffè con, by Stefano Ragugini

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Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 14 marzo sarà nostro ospite Gianluca Comin, Direttore delle Relazioni Esterne Enel e autore del libro “2030 La tempesta perfetta.

Partendo da un’analisi delle grandi sfide che attendono l’umanità da qui al 2030 – cambiamento climatico, sovrappopolazione, migrazioni, questione energetica – cercheremo di identificare le possibili risposte: innovazione tecnologia, una governance internazionale più efficace, comportamenti individuali più sostenibili. E una comunicazione responsabile e trasparente, che costituisca il fattore abilitante dei cambiamenti necessari.

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17 anni a Mediaset, quando faceva ancora tv, poi Magnolia, la società di produzione che, nell’asfittico panorama italiano, è riuscita a fare, a suo modo, innovazione; quindi il Pd, anzi: Matteo Renzi. Giorgio Gori si racconta così, in una maniera che la Thatcher avrebbe approvato: dicendo what he has done, e non what he has been. Perché è proprio questo, probabilmente, che meglio dice quello che in fondo vogliamo capire un po’ tutti: what he’s gonna do.

Possibile che un uomo come lui – giovane per gli standard italiani, ma insomma diciamo che se li porta bene – possa decidere di dedicarsi alla politica, farlo con spirito volontaristico e, soprattutto, farlo nel Pd? Possibile. “La tv – dice – è stata la mia vita. Ma quasi trent’anni son tanti e poi adesso Magnolia può camminare tranquillamente da sola, ed io – ammette – avevo voglia di fare altro.”

Fare cose utili per la comunità, cose utili per il paese. Fare politica, insomma. Ma perché farlo, e perché ora? – gli chiedono gli ospiti del Caffè con… “Perché – risponde lui – la situazione lo richiede”. E poi è stato l’incontro con Matteo Renzi: casuale ma, in fondo, mica tanto.

Già Matteo Renzi. Cosa ci fa lei con il sindaco di Firenze, nonché potenziale leader del nuovo Pd? Intanto – precisa Gori – Renzi non ha bisogno né di spin doctor né di guru. Condividiamo obiettivi e progetti ed io mi limito a dare una mano per quello di cui so – la comunicazione, ad esempio. Ma la Leopolda non è stata opera mia: è stata un’impresa di gruppo, un lavoro collettivo.

Ma perché, Gori, proprio nel Pd? – gli chiedono ancora gli ospiti del Caffè con…

“Perché – spiega – è nei valori della sinistra che mi ritrovo. Valori come l’equità, la difesa dei più deboli”. Quella sinistra – precisa però – che non è conservatrice e non teme la modernità. Una sinistra, insomma, diversa da questo Pd. Eppure – gli viene chiesto – lei ha preso la tessera, nella sua Bergamo Alta, proprio di quel Pd che a molti appare esattamente il partito conservatore che le vorrebbe non fosse. Sarà allora mica masochismo, il suo?

“E no – obietta Gori: il Labour non era poi messo meglio del Pd attuale, eppure Tony Blair è riuscito a renderlo il partito non della sinistra ma della Gran Bretagna progressista. Un partito vincente che è stato capace di cambiare nel profondo – ed in meglio – il suo paese. Ecco, perché una cosa simile non potremmo farla noi?”

Con Matteo Renzi?

Si, certo: anche con Matteo Renzi.

Ma in un paese in cui tv e politica…anzi, in cui tv è politica, come la mettiamo con la competizione fair e trasparente, l’informazione libera, partiti contendibili …e tutte quelle belle cose che apprezziamo, appunto nella politica auto-riformatrice britannica? Beh, la questione – ragiona Gori – è sostanzialmente impedire che nel nostro paese possano esserci nuovi Berlusconi.

Ma tra gli ospiti c’è chi pensa invece che il problema sia la Rai…

E Gori non si tira indietro: “dovremmo fare una Rai pubblica e una Rai privata”. Ma privatizzare così com’è – dice – non ha senso per il semplice fatto che la Rai di ora è “non commercializzabile”. Il problema, cioè, non è trovare acquirenti ma, appunto, fare in modo che ci sia qualcosa di vendibile nella scatola che si metterà sul mercato. Questo ad esempio significa togliere i partiti dalla governance, perché nessuna azienda al mondo è governata alla maniera della Rai, con un cda che si riunisce ogni settimana per disquisire delle più microscopiche inezie editoriali.

E comunque, via, la politica non è tutta tv. È il 2.0, ad esempio. E qui entriamo in un terreno delicato: la proprietà intellettuale. Ecco, sul tema, Giorgio Gori la pensa alla maniera liberale: “l’opera d’ingegno va tutelata, ma cercando nuovi modelli di business, ad esempio forme di micro-pagamento”. La strada, cioè, non è certo una persecuzione repressiva delle eventuali trasgressioni. Comunque, di questo ed altro ne parleremo un’altra volta perché, tra una domanda e l’altra, qui finisce che s’è abbondantemente sforato il tempo massimo concesso al Caffè con…e, come osserva Claudio Velardi, per un uomo di televisione questa è una cosa che non si fa .

Appuntamento a Reti martedì  6 marzo, sempre alle 8,30 per il prossimo Caffè con…Severino Nappi, Assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania.

Un caffè con Giorgio Gori

On 28 febbraio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

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“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 29 febbraio sarà nostro ospite Giorgio Gori. Parleremo di politica, crescita e rinnovamento

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Semplificazioni, liberalizzazioni: in Italia bisogna stimolare la crescita. Francesco Verbaro, docente Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione, affronta nel merito le riforme proposte dal Governo durante un “Caffè con” ad hoc, appuntamento ormai abituale  organizzato da Reti e Running. “Le liberalizzazioni sono la via maestra per lo sviluppo”, assicura, Verbaro, introdotto dal padrone di casa Massimo Micucci. Ma attenzione: “Non sono l’atto in sé, ma la finalità. E dunque bisogna puntare ad aumentare l’offerta qualitativa e la quantità”.  La politica, però, a volte mette i bastoni tra le ruote: nell’ultimo anno ci sono statiotto provvedimenti sulle semplificazioni, e ovviamente ogni decreto legge ha pure la sua legge di conversione. Pensate che sia finita? Ma no, ci si mette pure il proroga termini a procrastinare l’attuazione. “Questa giungla normativa rischia di portare allo svuotamento degli obiettivi”, ammonisce Verbaro, che fa un esempio di quanto possa diventare complicato raccapezzarsi tra le normative: “Volevo fare una lezione su enti locali e partecipate e ci ho messo otto giorni a recuperare i testi. Il punto è che siamo in un momento fortemente magmatico, che richiederebbe piú ordine”.

Il nodo cruciale, però, è il contenuto dei provvedimenti: “Bene intervenire sul livello normativo, ma servono cambiamenti gestionali e culturali per delle semplificazioni efficaci”. Per esempio, i servizi per il collocamento sono stati liberalizzati, ma quanti sono in grado di fare davvero intermediazione? Se gli enti non ne hanno le potenzialità finiscono per dover necessariamente ricorrere ai privati. Oppure c’è il tema dell’accesso al credito, per cui l’Italia è tra gli ultimi paesi, come riportato dal Sole24Ore. E in questo contesto le Srl con un euro di capitale che potenzialità di finanziamento hanno? Quindi, “liberalizziamo, sì, ma se non eliminiamo i vincoli  che impongono alle startup costi elevati rischiamo di favorire strutture già organizzate. In sostanza, liberalizzazioni sostanziali, o vince il più forte”.  Focus, poi sulle professioni, e in particolare sulla possibilità di creare società di professionisti, la loro previdenza e l’abolizione dei tariffari minimi. Il rischio di quest’ultima novità, però, è la proletarizzazione del lavoro: siamo in grado di reggerla? Precise e ben circostanziate le domande dei tanti presenti, tutti appartenenti al mondo del lavoro e delle istituzioni. C’è tempo, poi, per un’ultima osservazione: “Liberalizzare le partecipate ha un costo, perché in media hanno il doppio dei dipendenti necessario – tutta colpa del massiccio ricorso che si è fatto dell’in house providing – per cui bisognerebbe pensare a ricollocare il personale in esubero” osserva Verbaro “solo per il settore dei trasporti si parla di 200mila persone”.

Un Caffè con… Francesco Verbaro

On 15 febbraio 2012, in News, Reti, un caffè con, by Stefano Ragugini

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“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Giovedì 16 febbraio parleremo del Decreto Semplificazione e di Liberalizzazioni. Lo faremo con Francesco VerbaroDocente Scuola Superiore Pubblica Amministrazione – già Segretario Generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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