Forse non ve ne siete nemmeno resi conto. Ma la rete sta cambiando. In modo strutturale, peraltro. Pensate a quando vi dirigete su un sito. Quando digitate l’indirizzo sul vostro browser, internet lo traduce in un indirizzo Ip – una sorta di carta di identità, univoca, cui il sito è collegato – e vi restituisce il link testuale, senza che voi vediate sfilze di numeri.

Ecco, secondo Maurizio Decina, commissario Agcom e ospite del consueto appuntamento settimanale “Un caffè con…” questo sta per cambiare. Sta già cambiando, in verità. A sfondare la porta è stato il peer to peer, la diffusione della pirateria video e musicale online. Con il peer to peer, infatti, si è creato over the top un sistema di instradamento basato sui nomi di film e canzoni.

L’altra novità è quella legata al cloud computing, sempre più diffuso, che pone come contropartita il problema della sicurezza dell’identità digitale. Anche per questo i sistemi di crittografia dei dati sensibili si stanno raffinando: al classico pin, al token (che è quell’affarino che genera one time password generalmente fornito dalle banche) si stanno aggiungendo tecniche biometriche per il riconoscimento della persona. E poi c’è la questione della proprietà intellettuale in rete, minacciata da tre pericoli: la pirateria vera e propria, ma anche da chi la fa in modo inconsapevole caricando in rete dei video, per non parlare di chi quei video li scarica.

L’analisi porta inevitabilmente a riflettere sul ruolo dell’Agcom. Al netto della par condicio, invenzione necessaria solo perché in Italia si verifica l’evenienza d’un candidato proprietario di mezzi di comunicazione, il lavoro del commissario non è tutelare le aziende ma i consumatori. E per venire a capo d’un mondo in continua evoluzione l’autorità dovrebbe dotarsi di uno strumento tecnologico che determini se si violano o meno le leggi, per esempio quelle  sulla proprietà intellettuale, in tempi rapidi. Anche perché dall’Europa non arriva alcun aiuto. Se infatti l’UE sta lavorando sul tema della privacy, praticamente niente è stato finora proposto su quello della proprietà intellettuale. Fatto salvo per la pirateria, la quale però è perseguita solo se il sito si trova in uno dei 27 stati membri. Cosa che non avviene praticamente mai.

L’ora a disposizione è finita, ma ne approfittiamo ancora per un po’ di chiacchiere e un caffè. Appuntamento alla prossima volta!

Qui lo storify dell’evento di oggi, come sempre in diretta Twitter utilizzando l’hashtag #caffecon

Cinque impegni. No a nuove manovre correttive, allentamento del patto di stabilità per i comuni, utilizzo della Cassa depositi e prestiti per il finanziamento – insieme con privati –di piccole infrastrutture, completamento della Strategia energetica nazionale, messa a  punto di un piano industriale, ripresa del  piano industria 2015. Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd, è il primo a sottoporsi al committment checking di Quicktop Reti, che inaugura la nuova stagione del suo consueto appuntamento “Un caffè con…” con una correzione motivata dall’esigenza di capire cosa succederà dopo il voto. Davanti alla platea selezionata – e affollata come non mai – del “caffè corretto” Stefano Fassina ha spiegato cosa vuole fare. Dopo i primi 100 giorni di Governo sarà richiamato per la resa dei conti: cosa è riuscito a fare, cosa no, dei cinque impegni assunti stamattina. In realtà ce n’è un sesto che però assomiglia di più a un sogno: un super commissario europeo al bilancio. Introdotto da Claudio Velardi, l’esponente democratico è partito proprio dall’Europa: non ci sono paesi che possono illudersi di salvarsi da soli, nemmeno quelli più solidi. Che sia vera unione, dunque, con un processo di legittimazione democratica della Commissione, rendendo più stringente il rapporto tra gruppi parlamentari nazionali e quelli europei, introducendo il supercommissario e scambiando il completamento di questo processo con una politica economica meno pro-ciclica. Bisogna tener conto dell’impatto del pareggio di bilancio sulle economie reali: la strada che stiamo percorrendo, dice Fassina, non sta producendo i risultati attesi, bisogna aumentare la domanda interna europea. Ed è su questo che si assume il primo impegno: niente più manovre correttive di finanza pubblica, il paese deve riavviare l’economia reale  se vuole ritornare a crescere. E poi allentare il patto di stabilità interno dei Comuni, per dare respiro agli enti locali. Terzo impegno, usare la Cassa depositi e prestiti con il coinvolgimento soggetti privati nel finanziamento di infrastrutture, utilizzando per attrarre i nuovi capitali il meccanismo degli sgravi fiscali. E per Fassina la Cassa deve usare anche gli introiti provenienti dalla vendita del patrimonio pubblico per finanziare gli investimenti. Un’altra cosa da fare? Completare la Strategia energetica nazionale, e rapidamente anche, per avviare la diversificazione fonti energetiche eliminando colli di bottiglia e strozzature e ottenendo, finalmente la riduzione dei costi. E a proposito di energia c’è da sistemare il sistema degli incentivi al fotovoltaico. Altro nodo delicato quello dell’industria: ecco, serve finalmente un serio piano di politica industriale, magari riprendere il piano industria2015, puntando a coniugare competitività con innovazione. E a tal proposito Fassina suggerisce di prendere in considerazione, finalmente, i servizi, anziché concentrarsi solo sul manufatturiero. Tantissime le domande di presenti e quelle arrivate su Twitter con l’hashtag #caffecorretto, cui l’esponente Pd ha cercato di rispondere dettagliatamente, parlando innanzitutto della necessità di “riorganizzare le macchine”; visto che la riforma del titolo V a oggi non ha dato i risultati sperati e quindi bisogna puntare, invece, alla centralizzazione di competenze per questioni fondamentali. Sulla questione delle imprese, altro vero spread è secondo lui la mancanza di una riforma della giustizia: se le avessimo dedicato un decimo del tempo speso sulla riforma del lavoro – la critica al governo Monti è tutt’altro che velata  – il sistema industriale ne avrebbe tratto un gran beneficio. E poi, la riforma fiscale: la priorità è chiaramente la lotta all’evasione – tenendo presente che in alcuni casi è necessità di sopravvivenza: se si riuscisse a portarla alla media europea sarebbero 50 miliardi l’anno in più nelle casse dello Stato, che potrebbero essere spesi per le politiche per la crescita. E parlando di crescita si torna all’Europa: l’Unione deve fare un salto di qualità politico anche per finalità di politica industriale, perché va rivisto il mercato globale che non è certo idilliaco. L’ora di tempo è stata abbondantemente superata, c’è tempo ancora per un caffè, una fetta di ciambellone e una chiacchiera veloce. L’appuntamento è nelle prossime settimane con gli altri rappresentanti dei maggiori schieramenti in campo: Maurizio Lupi del Pdl e Irene Tinagli di Italia Futura. Vi aspettiamo!

Qui lo storify

Tra meno di un mese l’Italia andrà al voto e deciderà da che parte stare, o non stare. Non sarà una decisione da poco. Sul piatto c’è come al solito – e forse più del solito – il futuro del Paese. Programmi. Idee. Prospettive.

Oltre le battute e le risse del circo della politica, vogliamo tutti capire cosa ci aspetta. Per questo, nel mese che precede il voto, il tradizionale appuntamento settimanale dei “Caffè con…” di Quicktop Reti conterrà una significativa novità.

Il caffè sarà corretto con un commitment checking. Perché non interessano più a nessuno le belle parole e le promesse astratte. Abbiamo quindi individuato tre ospiti, che, nelle prossime tre settimane, parleranno ad una platea significativa e selezionata delle maggiori realtà aziendali operanti in Italia dei cinque impegni che intendono portare avanti nei primi cento giorni di governo. Cinque cose: precise, concrete, realizzabili. All’inizio di giugno i tre ospiti verranno richiamati, per controllare che abbiano mantenuto le promesse fatte, o capire cosa, e –  nel caso – perché, non è stato realizzato.

I protagonisti dei tre appuntamenti sono ampiamente rappresentativi degli schieramenti fondamentali in campo, e in buona misura sono parte di una nuova classe dirigente che si affaccia sulla scena: Stefano Fassina del Pd (che inaugura la serie mercoledì 30), Maurizio Lupi del Pdl, Irene Tinagli di Italia Futura. Il format è sempre lo stesso: conversazioni aperte e informali di un’ora – dalle 8.30 (in punto) alle 9.30, dinanzi a un caffè e una fetta di ciambellone. Si inizia con uno speech di 15-20 minuti dell’ospite, seguono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi dei partecipanti, cui il nostro interlocutore può replicare.

Appuntamento quindi  mercoledì 30 gennaio e nelle settimane a seguire presso la sede di Quicktop Reti- via degli Scialoja 18, Roma – per gustare un buon caffè e chiacchierare, con intelligenza.

Un caffè con Federico Testa

On 3 aprile 2012, in caffè con, un caffè con, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 4 aprile sarà nostro ospite l’On Federico Testa, Componente della X commissione Attività Produttive e Responsabile energia e servizi pubblici locali del PD con cui parleremo di strategia energetica nazionale.

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

“Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo.

Un caffè con Giorgio Gori

On 28 febbraio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 29 febbraio sarà nostro ospite Giorgio Gori. Parleremo di politica, crescita e rinnovamento

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

“Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo.

La politica italiana come una partita di scacchi. Antonio Polito, ospite del primo appuntamento di questa stagione del “Caffè con…” organizzato da Reti e Running, usa la metafora del gioco per spiegare la situazione attuale: Berlusconi si è ritirato nello stallo. Come se ne esce? Con la patta, ovvero lasciando stare e andando avanti fino alla fine della legislatura. Perché se per dieci mesi ci si organizza per mandare a casa il governo e non ci si riesce si rischia l’effetto contrario, sinistra avvisata. Per l’editorialista del Corriere della Sera dal 14 dicembre ad oggi stiamo vivendo una crisi virtuale, senza sbocco e con una paradossale stabilità: è la democrazia bloccata dei nostri giorni. C’è chi pensa che un potere non democratico – come la magistratura – possa aiutare: ma attenzione, ricorda il giornalista, nel ’92-’93 non ha funzionato.

Introdotto da Claudio Velardi, Polito ha avvisato i presenti: non ci sono elementi scatenanti per mandare a casa il governo, non essendoci le condizioni per un golpe interno al Pdl né per una mobilitazione civile più efficace di quella vista finora. Potrebbe il referendum, se la consulta lo approva. Ma se Berlusconi lo cavalcasse anziché avversarlo l’esito è tutt’altro che scontato. Superficiale, inoltre, l’opinione di chi vuole replicare la soluzione spagnola: qui manca la certezza sul futuro, non sappiamo nemmeno quanti schieramenti si presenteranno alle prossime elezioni, con un centro che potrebbe sdoppiarsi e la Lega che potrebbe affrancarsi dall’alleanza forte con il Pdl. E con questa legge elettorale 5 schieramenti al voto porterebbero a una maggioranza voluta da un numero esiguo di cittadini con il 55% dei seggi, costituendo un assurdo della democrazia. L’incertezza, anche a sinistra, è tra l’altro colpevolmente evidente anche sulla politica economica: nel 2005 l’Unione di Prodi era europeista e proponeva diversi nomi da candidare al ministro del Tesoro. Oggi si brancola nel buio.

All’intervento del giornalista del Corriere – che gli utenti di twitter hanno potuto seguire in diretta grazie all’hashtag #caffecon – hanno fatto seguito numerose e puntuali domande e osservazioni dei presenti, appartenenti al mondo delle professioni, della politica, delle aziende, delle associazioni di categoria, cui Polito ha risposto sottolineando come, di fatto, l’uscita di Fini dalla maggioranza l’ha messa in mano a dei ricattatori, ma ciò nonostante rimane improbabile un governo del Presidente, che avrebbe bisogno anche dei voti del Pdl. Ed è improbabile che il premier si accomodi all’uscita. La crisi di leadership, sottolineata da più parti, è per l’ex direttore del Riformista lo specchio della crisi della democrazia parlamentare rappresentativa, aggravata dal moltiplicarsi di forze politiche, media, lobby, “conversazione pubblica”. E in Italia, nella situazione attuale, una leadership non può far nulla se non cambiare: è qui, secondo Polito, il fallimento del Cavaliere, che è stato incapace di scommettere su se stesso.

Un’ultima parola per la piazza che tanto spazio e tanti dibattiti ha suscitato negli ultimi giorni: in Italia stiamo reagendo con la sindrome del padre triste. La realtà è che ci sono dei professionisti della protesta che sono entrati in azione, ma è bene sottolineare che anche le vere ragioni del movimento degli indignados, non aiutare le banche e colmare i debiti pubblici con i soldi dei cittadini, sono le stesse dei Tea Party della destra liberista americana. Ed è un dato su cui riflettere.

Reti si appresta a una doppietta: i prossimi appuntamenti con il “Caffè con”sono:

il 16 novembre con Augusto Valeriani, autore di “Twitter Factor. Come i nuovi media cambiano la politica internazionale

il 17 novembre con Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione Province Italiane.

Ci vediamo, come sempre, puntuali alle 8.30! Per chiedere la tua partecipazione invia una email a reti@retionline.it

Il video dell’incontro

Per vedere i video degli altri Caffè con… visita il nostro canale YouTube

Tra gli obiettivi della Regione Lazio c’è anche quello di risolvere i problemi storici delle infrastrutture sul territorio. Ad assicurarlo, durante il consueto appuntamento settimanale di Reti “Un caffè con…” è stato Luca Malcotti, assessore della giunta Polverini con delega alle Infrastrutture e Lavori pubblici. Introdotto da Massimo Micucci, socio fondatore di Reti, l’assessore si è soffermato sulla semplificazione delle procedure dell’amministrazione messe in atto in questi dodici mesi di governo. Tema quanto mai attuale, perché con la riforma del Titolo V della Costituzione e il federalismo i centri decisionali si fanno sempre più locali, abbandonando progressivamente la dimensione nazionale, per cui mettere le amministrazioni in condizione di operare più velocemente diventa fondamentale, tenendo sempre presente che le leggi di settore, rimarca, sono fondamentali per aiutare i Comuni. Il territorio regionale è interessato, continua Malcotti, da importanti trasformazioni. La prima arriva con la delibera del Cipe dello scorso novembre sul corridoio Roma-Latina e sul collegamento Cisterna-Valmontone, fino a Civitavecchia, un intervento da due miliardi e 700 milioni di euro di cui il 60% sarà sostenuto dai privati. Il primo lotto della Pontina, la Roma-Latina, verrà cantierizzata in sei anni, mentre la tratta Cisterna Valmontone ne richiede quattro ma si partirà solo dopo la chiusura della prima parte. Altra operazione importante è quella della tangenziale dei Castelli, un’opera complessa dal punto di vista ingegneristico perché prevede un sistema di gallerie che permettano di non attraversare tutti i paesi. E’ già stato inaugurato il primo tratto che permette di scavalcare Albano: l’intera operazione è finanziata con fondi regionali più 8 milioni connessi dal Ministero delle Infrastrutture. Precise come sempre puntuali le domande degli ospiti, interlocutori locali e decision making locali particolarmente interessati alla tempistica di realizzazione delle opere descritte e al tema della sicurezza stradale, che purtroppo vede spesso il territorio laziale sulle pagine dei giornali per morti e incidenti. La questione, ha assicurato l’assessore, interessa particolarmente la Regione che sta studiando un centro di monitoraggio che individui i punti più critici su cui intervenire, fungendo così da strumento di programmazione.

In  Italia, fino agli anni ’90, il Parlamento è stato il luogo per eccellenza di incontro tra la politica e i soggetti portatori di interessi. Dal 1990 in poi, la profonda crisi di legittimazione della classe politica nazionale e locale, la fine del collateralismo fra organizzazioni degli interessi e partito di riferimento, il processo di integrazione europeo, ma soprattutto l’avvio di un processo di riforme istituzionali, hanno determinato mutamenti profondi degli scenari politici e sociali di riferimento. Le significative riforme avvenute in questi anni hanno determinato un cambiamento degli assetti istituzionali del nostro Paese: dallo Stato regolatore inteso come ente sovraordinato all’attore privato per il mantenimento dell’ordine pubblico, allo Stato funzionale al servizio dell’attore privato. Con l’introduzione dei principi di decentramento e sussidiarietà alle Regioni sono state attribuite competenze legislative esclusive su settori strategici quali sanità, infrastrutture, energia, trasporti.  L’introduzione del federalismo fiscale comporterà una maggiore “responsabilizzazione” degli amministratori locali: avremo 20 “piccoli Stati”, tanti quante sono le Regioni italiane.

E’ alla luce di questi cambiamenti che Reti, con Bridging Bureau e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio comunale di Verona, organizza la tavola rotonda  “FEDERALISMO E RELAZIONI ISTITUZIONALI SUL TERRITORIO“. L’incontro che si terrà venerdì 25 marzo 2011 alle ore 9.30 presso la Sala conferenze Palazzo della RagionePiazza dei Signori – Verona, prevede gli interventi di:

Anna Cinzia Bonfrisco, Senatrice – Ufficio di presidenza del Senato

Paolo Giaretta, Senatore  – Membro della Commissione Bilancio – Segretario dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa

Linda Lanzillotta, Deputata – Segretario della Commissione Bicamerale sul Federalismo

Pieralfonso Fratta Pasini, Presidente Consiglio Comunale di Verona

Dario De Santis, ANCI – Responsabile comunicazione della conferenza nazionale consigli comunali

Enrica Giorgetti, Direttore Generale Farmindustria

Francesco Giorgianni, Direttore Affari Istituzionali ENEL

Andrea Marani, VicePresidente ANCE nazionale e Presidente ANCE Verona

Massimo Vivian, Direttore Generale, Federdistribuzione

L’incontro che sarà moderato da Claudio Velardi, Partner e socio fondatore Reti Spa prevede le conclusioni di Sindaco di Verona Flavio Tosi.

Per confermare la partecipazione

+39 06.675451

reti@retionline.it

Un caffè con… il Ministro Raffaele Fitto

On 10 marzo 2011, in un caffè con, by Stefano Ragugini

Ieri, a Reti, si è tenuto come prassi l’appuntamento “Un caffè con…”. Massimo Micucci e Claudio Velardi, rispettivamente Presidente e Partner di Reti, hanno avuto il piacere di ospitare l’Onorevole Raffaele Fitto, Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale. Tema dell’incontro: Mezzogiorno, infrastrutture, competitività e sviluppo. Claudio, dopo aver dato il benvenuto ai presenti, ha lasciato subito la parola al Ministro che ha chiarito le questioni sulle quali si sta concentrando. Si è parlato del cambiamento che avverrà nei prossimi mesi con l’introduzione della Conferenza della Repubblica, nuovo organismo che sostituirà le attuali conferenze Stato-Regioni, Stato-città e la Conferenza unificata e che andrà così a razionalizzare l’organizzazione e il funzionamento delle conferenze. L’obiettivo, dichiara Fitto, è adeguare il funzionamento del sistema delle Conferenze alle nuove esigenze di concertazione tra lo Stato e i livelli decentrati di governo, come scaturiscono dal “nuovo” Titolo V e dalla successiva giurisprudenza applicativa della Corte costituzionale, nonché quello di migliorarne le attività di natura tecnico-amministrativa e accrescerne il ruolo nelle decisioni delle politiche pubbliche. Il disegno di legge delega pensato dal Ministro provvederà a fornire strumenti e modalità tali da consentire quanto appena descritto. A seguire, Fitto ha introdotto un altro tema, il Piano Nazionale per il Sud, negli ultimi tempi molto discusso in sede parlamentare. Il Ministro, ha dichiarato che il problema del Sud è correlato alla governance, all’efficacia della spesa e quindi al fatto che finora le risorse sono state spese poco e male. Segue spiegando come i provvedimenti varati dal Consiglio dei Ministri offrano una risposta concreta e ne ha citato uno per tutti, il contratto istituzionale di sviluppo che mette paletti certi sulla futura programmazione dei fondi europei. Questi ultimi saranno altresì affiancati dai Fas 2007/13, che cambia nome in “Fondo per lo sviluppo di coesione” e da una visione che non è più solo di tipo politico, ma che introduce l’idea di responsabilità della classe dirigente e di poteri sostitutivi: se l’amministratore regionale non chiude l’anno con il bilancio in attivo, decade dal suo ruolo e non può nemmeno più essere ricandidato. Probabilmente incostituzionale, ma importante per lo Stato, chiosa il Ministro. Ultimo argomento trattato, la riforma dei servizi pubblici locali che punta alla privatizzazione della gestione dei rifiuti, del trasporto pubblico e dell’acqua fino ad oggi regolamentati “in house”. Fitto, prima di lasciare la parola ai presenti, ha tenuto a specificare come questa riforma non toccherà né i servizi sull’energia elettrica né il gas in quanto già regolamentati da specifiche norme. Il dibattito aperto sulle tre tematiche, è stato molto interessante e soprattutto ha mantenuto ritmi serrati di botta e risposta con il Ministro che si è reso davvero disponibile a spiegare nei particolari l’oggetto di ogni quesito. L’incontro si è concluso alle 9.30, con i partecipanti,  che sorseggiando un caffè , si sono scambiati le ultime considerazioni.