Pagamento dei crediti delle imprese nei confronti della PA grazie alle dismissioni, scorporo del costo lavoro dal computo Irap, fondo per la mobilità sociale dei giovani, riforma del finanziamento alla politica e costruzione di trentamila nuovi asili nido per un welfare al femminile.

Andrea Romano, direttore generale di Italia Futura e candidato alla Camera con Scelta Civica, prende cinque impegni con i presenti al “Caffè corretto” organizzato da Quicktop Reti e Running, come prima di lui hanno fatto Stefano Fassina del Pd e Maurizio Lupi del Pdl. Cinque impegni che – lo sottolinea – non sono miracoli, perché nella situazione attuale non se ne possono fare. Ne spiega la fattibilità indicando dove prendere le risorse per fare quello che dice il suo schieramento: sarà il committment checking, dopo i primi cento giorni di governo, a dimostrare se ha ragione o torto.

Romano ci tiene a sottolineare le differenze con il Pd: al centro si punta a rilanciare la crescita senza leva statale. E passiamo agli impegni: innanzitutto estrapolare i salari dal computo dell’Irap, per stimolare l’occupazione. Secondo: ridare ossigeno alle aziende risolvendo il problema dei crediti nei confronti della PA. Come? Partendo dal concetto che l’unica patrimoniale possibile è quella sullo Stato, circa 130 miliardi di beni pubblici possono essere venduti, e di questi, 30 miliardi possono essere usati per pagare le imprese. Terzo committment, un fondo per la mobilità sociale dei giovani, così strutturato: ogni ragazzo può ricevere una dotazione annua che dagli 11 ai 13 anni è legata solo al reddito, dai 14 ai 18 anche al merito scolastico, per un massimo di 700 euro l’anno che, cumulati, farebbero circa 10mila euro in totale. Non moltissimo, ma comunque un aiuto nel proseguimento degli studi universitari o nell’avviamento al lavoro. L’intervento ammonterebbe a circa 3 miliardi di euro, recuperabili attraverso una tassazione delle pensioni superiori a 4.50 euro e il blocco delle indicizzazioni ancora per qualche anno.

Si passa al finanziamento della politica: il polo centrista non vuole associarsi a posizioni distruttive ma proporre, dice Romano, una forte discontinuità con il passato. La soluzione proposta è quella delle donazioni volontarie ai partiti, per un massimo di 5mila euro all’anno per individuo e che siano detraibili ai fini fiscali.  Quinto impegno: l’ideazione di nuove soluzioni di welfare pensate al femminile, ovvero il raddoppio – almeno 30mila, dice – degli asili nido e l’agevolazione per la realizzazione di quelli aziendali.

Parte il giro di domande e osservazioni che, promette Romano, terrà in grande considerazione. In questo momento bisogna dare spazio a coloro che producono, creare per le imprese una situazione più friendly, e lancia l’idea di un “industrial compact”. E c’è spazio anche per una critica al Governo Monti: ha fatto troppo poco per la crescita, e molti ministri sono stati deludenti. L’ora è ormai conclusa, e anche i caffè corretti.

Appuntamento alla prossima settimana “In fondo al caffè… ”, per provare a interrogarci su quello che verrà fuori dalle urne del 24 e 25 febbraio. Saranno nostri ospiti Antonio Polito, editorialista de Il Corriere della Sera e autore del libro “In fondo a destra” e Carlo Buttaroni, presidente Tecnè Italia e sondaggista Sky Tg 24.

Non mancate!

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Il lobbista non è un faccendiere

On 12 ottobre 2012, in Senza categoria, by admin

Prima di Tarantini, Bisignani e Lavitola, prima dei tanti tentativi di regolamentazione avanzati dalla politica italiana. Fare il lobbista è un lavoro serio. E’ la rappresentazione di interessi fatta in maniera seria, e professionale. Tutto il contrario di certe ridicole declinazioni all’italiana che finiscono all’attenzione della giustizia.

Del bisogno di professionismo di questi interlocutori la politica se n’è accorta da tempo. Il Ministero dell’Agricoltura sta lavorando a un decreto per rendere trasparente la sua interazione con le lobby, per regolare, almeno in parte, il settore applicando l’obbligo già esistente da anni di sottoporre i provvedimenti alla consultazione degli Stakeholders. Sarebbe un primo passo importante, anche alla luce delle norme contro “il traffico di influenze” che potrebbero essere inserite nel Decreto legge Anticorruzione, e che vanno ancora chiarite, perché bisogna definire i confini della legittimità di chi rappresenta ufficialmente e professionalmente interessi che debbono essere consultati.

Al di là delle evoluzioni normative che verranno, è ormai chiaro che il lobbista non è un faccendiere. Anzi. Un buon lobbista ha un patrimonio di relazioni, senza dubbio, che di per sé non costituiscono nulla di illecito, semmai è l’uso che ne se ne fa in alcuni casi a essere illegale.

Ma ha soprattutto una solida preparazione giuridica, istituzionale, economica, conosce a menadito i regolamenti parlamentari, il diritto italiano, sa la differenza tra un’interrogazione a risposta scritta e un’interpellanza urgente e sa qual è la procedura per essere auditi in commissione, sa informarsi sui lavori dell’aula. Ed è curioso, tanto, legge i giornali, parla, ascolta, si informa.

Un buon lobbista non vende fumo e non promette l’impossibile. Non promette di accontentare ogni richiesta del cliente ma lo aiuta a districarsi nella giungla della politica italiana, nell’individuazione di obiettivi possibili e possibili strategie per raggiungerlo.

Running si propone di formare questo tipo di professionista. Il suo corso “Comunicazione, Lobby e politica”, giunto alla 24sima edizione e quest’anno con un media partner d’eccezione come Spinning Politics, ha un approccio estremamente pratico, suddiviso in moduli che prevedono nozioni di carattere istituzionale, parlamentare, economico e di public affairs, in un’ottica attuale che prevede altresì l’utilizzo dei social network e dei new media quali strumenti utili per comunicare e creare consenso. Numero chiuso e alto grado di interazioni con i docenti (la maggior parte dei quali è selezionata direttamente dal mondo delle professioni) permettono a laureati e professionisti di acquisire e sviluppare competenze ed abilità specifiche. Dal 6 novembre, per 75 ore, attraverso case histories, testimonianze, laboratori, project works e simulazioni, i partecipanti saranno chiamati a mettere immediatamente in pratica quanto imparato.

la nota politica

On 13 luglio 2012, in Senza categoria, by admin

Quadro Interno

Dopo un weekend segnato dall’ennesimo duro scontro tra il premier Mario Monti e il leader degli Industriali Giorgio Squinzi, la settimana ha visto riaccendersi la polemica con i sindacati. La scintilla è stata il discorso del Presidente del Consiglio all’assemblea dell’Abi, durante il quale ha dichiarato che “Le parti sociali devono essere consultate ma devono restare parti, e non soggetti ai quali il potere pubblico dà in outsourcing responsabilità di politica economica”, per poi aggiungere che ”In passato ci sono stati esercizi profondi di concertazione che hanno creato debito perché lo Stato poi interveniva a compensare gli squilibri creati. Esercizi di concertazione che hanno creato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro”.  Se nessuna replica è venuta da Confindustria, irata è stata invece la reazione delle sigle confederali, che sono tornate a paventare l’ipotesi di uno sciopero generale per il prossimo settembre.

All’interno dei partiti si è riacceso prepotentemente il dibattito su volti e assetti in campo per le prossime elezioni, dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi di volersi ricandidare nel 2013, sconfessando dunque la linea tenuta in questi mesi dal partito di maggioranza, con la nomina del segretario Angelino Alfano, di fatto ora rimesso da parte a vantaggio del Cavaliere, e l’ipotesi di aprire alle primarie.

Novità anche all’interno dell’Esecutivo: il presidente Monti ha lasciato l’interim all’Economia per affidare il ministero di via XX Settembre a Vittorio Grilli, finora suo vice. Con la nomina è coincisa l’istituzione di un comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria, presieduto dal premier, di cui faranno parte i ministri dell’Economia, dello Sviluppo e altri ministri competenti, e alle cui riunioni potrà essere invitato il governatore della Banca d’Italia.

Nel frattempo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato a incalzare i partiti sulla riforma della legge elettorale, auspicando il raggiungimento di un’intesa “o comunque a un confronto conclusivo nella sede parlamentare”. In risposta al Senato è stato costituito un comitato ristretto con il compito di preparare entro  10 giorni un testo base sul quale le forze politiche possano confrontarsi.

Dentro e fuori dai palazzi istituzionali si continua intanto a discutere della cosiddetta Spending Review, che dovrebbe portare 26 miliardi di risparmi attraverso tagli alla spesa pubblica: l’accusa al Governo che viene mossa da alcuni – come l’Anci e i farmacisti, che hanno già annunciato manifestazioni – è quella d’aver operato tagli lineari e indiscriminati che non tengono in conto le esigenze delle parti interessate.

Da segnalare, infine, la fumata bianca a viale Mazzini: la Commissione di Vigilanza Rai ha dato il via libera alla nomina di Anna Maria Tarantola a presidente dell’azienda, con 31 voti su 40, nessun contrario, una scheda nulla e due bianche. I parlamentari dell’Idv e della Lega non hanno preso parte alla seduta.

Quadro economico

A chiusura di una settimana che ha visto ancora protagonista la discussione sullo spread, con il differenziale Btp-Bund ancora alto nonostante gli sforzi del Governo e l’apertura dell’Europa allo scudo antispread, arriva la batosta da Moody’s, una delle principali agenzie di rating, che declassa il debito sovrano italiano. Titoli di stato giù di due gradini, nel giudizio dell’agenzia, da A3 a Baa2, appena due step sopra il livello “junk”, cioè spazzatura. Una doccia fredda dopo che i risultati positivi dell’asta dei Bot a un anno e a poche ore da quella dei titoli a medio termine prevista venerdì. La “colpa”, secondo Moody’s che ha registrato positivamente le politiche attuate dal Governo, è del rischio di contagio da Grecia e Spagna, e dell’instabilità politica del Paese, man mano che ci si avvicina alla scadenza elettorale. Per questo clima “rischioso”, nonché per la contrazione del Pil del 2% – denunciata in questi giorni anche dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – che all’Italia viene assegnato anche un outlook negativo, ovvero Moody’s prevede il deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine»: disoccupazione in aumento e crescita debole.

Quadro Europeo e Internazionale

La due giorni dei ministri europei delle Finanze a Bruxelles, con la riunione prima dell’Eurogruppo durata fino a tarda notte, e poi dell’Ecofin, ha innanzitutto confermato l’intento unitario di attivare il meccanismo anti-spread chiesto dall’Italia, come confermato dal premier Monti in conferenza stampa, così come la  ricapitalizzazione “diretta”’ delle banche con i fondi di salvataggio dell’Eurozona, di interesse soprattutto per la Spagna. Tuttavia mancano ancora i dettagli operativi e soprattutto le modalità d’applicazione dei sue dispositivi: l’Eurogruppo ha già fissato una prossima riunione di lavoro – de visu o in teleconferenza – il 20 luglio.

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la nota politica

On 28 giugno 2012, in nota politica, Senza categoria, by admin

La settimana che precede il vertice che potrebbe cambiare l’Europa è scandita da un nein. Quello della Cancelliera tedesca che insiste col no alla strada della mutualizzazione dei debiti dei paesi dell’Eurozona. Per Merkel non ha senso parlare di misure come i bond salva-spread proposti da Mario Monti, senza aver prima avviato un sistema vincolante ed irreversibile di riforme strutturali da parte dei paesi più rovinosamente indebitati, e di meccanismi di vigilanza e controllo sull’utilizzo dei fondi comuni. Ma questa prospettiva sembra ignorare l’emergenza contingente: la necessità di dare garanzie immediate ai mercati.

Ed è su questa necessità che spinge Mario Monti, trovando consenso presso il mondo anglosassone. L’endorsement più autorevole viene dal Presidente Obama che lunedì telefona al Presidente del Consiglio italiano per rinnovare l’apprezzamento degli Usa per gli sforzi compiuti dal nostro governo. Ma significativo, almeno rispetto agli umori della City, è anche l’intervento di Wolgang Munchau che, sulle colonne del Financial Times, definisce Monti l’unico leader culturalmente attrezzato a salvare l’Europa. Il consiglio che l’editorialista dà al nostro Capo di Governo è di ‘vedere il gioco’ della Merkel, sfidando le resistenze della Cancelliera con la carta delle sue dimissioni. Una eventualità, questa, vissuta a Bruxelles come una sciagura. Ed a poche ore dall’inizio del vertice, in effetti, Monti lancia la sua sfida: l’italia dirà sì alla Tobin Tax solo se la Cancelliera accetterà lo scudo anti-spread. Una offerta, questa, che tocca nel vivo la suscettibilità politica della Merkel, dato che la tassa sulle transazioni finanziarie è la condizione posta dalla Spd per ratificare nel Parlamento tedesco il Fiscal Compact.

Un Monti, quindi, primo attore della scena europea se non, addirittura, regista: il riconoscimento politico fattogli sia da Merkel sia da Hollande, mercoledì, a margine di un bilaterale franco-tedesco, può infatti esser letto come un sostegno al ruolo che l’ex Presidente della Bocconi si è auto-assunto grazie alla capacità di iniziativa e mediazione dimostrate. Una capacità che si direbbe più politica che tecnica.

Ma analizziamo il contesto. Cipro e Spagna avanzano ufficialmente richiesta di bailout. Il Ministro delle Finanze del governo greco si dimette prima ancora di insediarsi, ufficialmente per ragioni di salute. Un problema di salute ferma anche il Primo Ministro Samaras, che non partecipa al vertice europeo del 28 e 29. Un rapporto stilato dai presidenti di Commissione europea (Barroso), Bce (Draghi), Van Rompuy (Consiglio europeo) e Juncker (Eurozona) aggiunge una carta al mazzo delle possibilità: un progetto e relativa road map per l’integrazione politica, finanziaria e fiscale. Si comincia a discutere anche di questo, martedì sera, al pre-vertice dei Ministri finanziari dove si lavora di cesello per trovare, tra le ipotesi in gioco, una soluzione di svolta. Trattative intense, ma aperte. In luogo del Premier, il vice-ministro dell’Economia, Grilli. Monti intanto interviene in Aula per riferire sulla posizione dell’Italia al vertice europeo, annunciando tra gli applausi dei deputati la propria determinazione a non chiudere il vertice senza un accordo in grado di tranquillizzare i mercati. In merito, Monti propone l’introduzione di Efsf destinato al mercato secondario dei titoli, ma limitatamente ai soli paesi virtuosi, quelli cioè come Italia e Spagna che, pur avendo avviato le riforme e lavorato alla stabilità, non ricevono l’apprezzamento dovuto da parte dei mercati, e questo – si osserva – a causa delle incertezze sulle prospettive non loro, ma dell’Eurozona.
Valga a monito il caso della Spagna. Nonostante il fondo salva-banche, le misure di rigore, le riforme i mercati fanno volare i tassi sul debito ad una soglia di non-sostenibilità; ed è questo l’allarme lanciato dal Primo Ministro Rajoy. Quanto sta succedendo oggi alla Spagna potrebbe accadere all’indomani dell’euro-vertice all’Italia: a cosa varrebbero, in tal caso, provvedimenti sofferti come la riforma del lavoro? Approvata mercoledì, sotto la blindatura di quattro voti di fiducia, la riforma del Ministro Fornero si annuncia già ‘migliorabile’ con il concorso del Parlamento, cioè non ancora definitiva. E questo, certo, non aiuta a creare senso di stabilità, né sui mercati né nel paese. Oltre alla questione degli esodati, restano in sospeso le rigidità all’uscita denunciate dalle imprese, ed il non compimento della progettata universalizzazione del welfare. Il Wall Street Journal ironizza, facendone un esempio della inconcludenza italiana. Il Ministro replica dalle colonne dello stesso giornale, ma crea un piccolo scandalo quando definisce il lavoro non più un diritto. Si riferiva al “posto di lavoro” – è costretta poi a precisare in una nota.

Politica
Martedì, alla vigilia dell’intervento in Aula, Monti incontra Berlusconi, Alfano e Letta. Subito dopo, all’assemblea dei deputati Pdl, Berlusconi riferisce di uno stato di assoluta incertezza rispetto al Consiglio europeo, sconsiglia quindi al suo partito di seguire la suggestione di elezioni anticipate, ma nell’eventualità di un simile scenario, annuncia la propria disponibilità a coprire il ruolo di Ministro dell’Economia in un futuro governo Alfano. In tal senso, spiega, il Pdl potrebbe arrivare in questa legislatura ad un accordo con il Pd per una legge elettorale di tipo tedesco, dunque proporzionale con sbarramento. Liquida poi l’alleanza tra progressisti e moderati proposta da Casini al Pd, perché gli elettori la boccerebbero. Il Pdl, quindi, si prepara a giocare fino in fondo la prossima partita elettorale, e giocarla ancora con Berlusconi in campo.

Intanto si segnala il riavvicinamento tra Lega e Pdl, che in Senato votano congiuntamente un emendamento leghista sul Senato federale. Nella formulazione approvata, la nuova composizione della camera alta prevede 250 senatori più 21 rappresentanti delle regioni.

Mentre un sondaggio colloca una eventuale lista Montezemolo al 20%, fa discutere un’intervista rilasciata da Beppe Grillo ad un quotidiano israeliano. Il leader del Movimento 5 Stelle, sposato ad una iraniana, parla dell’Iran come di una isola felice, benestante e pacifica liquidando come falsità propalate dalla lobby israelo-americana il pericolo nucleare e la minaccia di distruzione dello Stato di Israele reiterata da Ahmadinejad.

Economia
Mps annuncia un piano di ristrutturazione che prevede, tra l’altro, la chiusura di 400 sportelli e la riduzione di quasi 5000 dipendenti. Intanto, dalle colonne del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti denuncia il rischio per Uniceredit e Generali di finire in mano tedesca, a seguito di operazioni finanziarie tacciabili di scarsa trasparenza.

Google lancia un nuovo tablet, che sia promette più efficiente e meno costoso dei competitor made in Amazon, sebbene forse non altrettanto sofisticato dell’Ipad. Sarà in vendita negli Stati Uniti a partire da metà luglio al prezzo di 199 dollari.

Giustizia
Berlusconi è assolto, insieme al figlio, perché il fatto non sussiste nel processo Mediatrade che lo vedeva imputato per reati fiscali risalenti al 2004. Prosciolto per prescrizione, invece, per i fatti riferiti ad un periodo precedente.

Il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni,  viene dato dai giornali come indagato nell’inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità lombarda. Il governatore tuttavia nega, non avendo ancora ricevuto un avviso di garanzia e, pertanto, rifiuta di dimettersi. Una battaglia civile, la sua, contro l’illegale diffusione alla stampa di notizie coperte da segreto istruttorio. La Lega, tuttavia, dà segni di impazienza lasciando intuire la possibilità di far venire meno l’appoggio al governo regionale.

Luigi Lusi, in carcere, racconta la sua verità ai magistrati. Secondo l’ex tesoriere della Margherita, la gestione dei soldi della, compresi gli investimenti immobiliari e le società estere, sarebbe stata concordata con il Presidente Rutelli. Le dichiarazioni del senatore, tuttavia, secondo i magistrati non trovano riscontri. Rutelli intanto annuncia di procedere legalmente per calunnia.

Relazioni internazionali. Si aggrava la crisi diplomatica tra Turchia e Siria dopo l’abbattimento di un aereo turco da parte delle forze militari di Damasco. La Nato, cui si appella Ankara in virtù dei vincoli di protezione che legano i membri dell’Alleanza, spinge per una soluzione diplomatica. Ferma la denuncia di Inghilterra e Italia contro l’atto siriano. Damasco intanto ufficializza lo stato di guerra.

Ancora una vittima italiana in Afghanistan: un razzo talebano colpisce a morte un nostro Carabiniere.

@kuliscioff

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Un caffè con Federico Testa

On 3 aprile 2012, in caffè con, un caffè con, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 4 aprile sarà nostro ospite l’On Federico Testa, Componente della X commissione Attività Produttive e Responsabile energia e servizi pubblici locali del PD con cui parleremo di strategia energetica nazionale.

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

“Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo.

Un caffè con Paolo De Castro

On 21 marzo 2012, in un caffè con, by Stefano Ragugini

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Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Giovedì 22 marzo sarà nostro ospite l’On Paolo De Castro, Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo con cui parleremo  di sicurezza alimentare nella politica agricola europea .

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17 anni a Mediaset, quando faceva ancora tv, poi Magnolia, la società di produzione che, nell’asfittico panorama italiano, è riuscita a fare, a suo modo, innovazione; quindi il Pd, anzi: Matteo Renzi. Giorgio Gori si racconta così, in una maniera che la Thatcher avrebbe approvato: dicendo what he has done, e non what he has been. Perché è proprio questo, probabilmente, che meglio dice quello che in fondo vogliamo capire un po’ tutti: what he’s gonna do.

Possibile che un uomo come lui – giovane per gli standard italiani, ma insomma diciamo che se li porta bene – possa decidere di dedicarsi alla politica, farlo con spirito volontaristico e, soprattutto, farlo nel Pd? Possibile. “La tv – dice – è stata la mia vita. Ma quasi trent’anni son tanti e poi adesso Magnolia può camminare tranquillamente da sola, ed io – ammette – avevo voglia di fare altro.”

Fare cose utili per la comunità, cose utili per il paese. Fare politica, insomma. Ma perché farlo, e perché ora? – gli chiedono gli ospiti del Caffè con… “Perché – risponde lui – la situazione lo richiede”. E poi è stato l’incontro con Matteo Renzi: casuale ma, in fondo, mica tanto.

Già Matteo Renzi. Cosa ci fa lei con il sindaco di Firenze, nonché potenziale leader del nuovo Pd? Intanto – precisa Gori – Renzi non ha bisogno né di spin doctor né di guru. Condividiamo obiettivi e progetti ed io mi limito a dare una mano per quello di cui so – la comunicazione, ad esempio. Ma la Leopolda non è stata opera mia: è stata un’impresa di gruppo, un lavoro collettivo.

Ma perché, Gori, proprio nel Pd? – gli chiedono ancora gli ospiti del Caffè con…

“Perché – spiega – è nei valori della sinistra che mi ritrovo. Valori come l’equità, la difesa dei più deboli”. Quella sinistra – precisa però – che non è conservatrice e non teme la modernità. Una sinistra, insomma, diversa da questo Pd. Eppure – gli viene chiesto – lei ha preso la tessera, nella sua Bergamo Alta, proprio di quel Pd che a molti appare esattamente il partito conservatore che le vorrebbe non fosse. Sarà allora mica masochismo, il suo?

“E no – obietta Gori: il Labour non era poi messo meglio del Pd attuale, eppure Tony Blair è riuscito a renderlo il partito non della sinistra ma della Gran Bretagna progressista. Un partito vincente che è stato capace di cambiare nel profondo – ed in meglio – il suo paese. Ecco, perché una cosa simile non potremmo farla noi?”

Con Matteo Renzi?

Si, certo: anche con Matteo Renzi.

Ma in un paese in cui tv e politica…anzi, in cui tv è politica, come la mettiamo con la competizione fair e trasparente, l’informazione libera, partiti contendibili …e tutte quelle belle cose che apprezziamo, appunto nella politica auto-riformatrice britannica? Beh, la questione – ragiona Gori – è sostanzialmente impedire che nel nostro paese possano esserci nuovi Berlusconi.

Ma tra gli ospiti c’è chi pensa invece che il problema sia la Rai…

E Gori non si tira indietro: “dovremmo fare una Rai pubblica e una Rai privata”. Ma privatizzare così com’è – dice – non ha senso per il semplice fatto che la Rai di ora è “non commercializzabile”. Il problema, cioè, non è trovare acquirenti ma, appunto, fare in modo che ci sia qualcosa di vendibile nella scatola che si metterà sul mercato. Questo ad esempio significa togliere i partiti dalla governance, perché nessuna azienda al mondo è governata alla maniera della Rai, con un cda che si riunisce ogni settimana per disquisire delle più microscopiche inezie editoriali.

E comunque, via, la politica non è tutta tv. È il 2.0, ad esempio. E qui entriamo in un terreno delicato: la proprietà intellettuale. Ecco, sul tema, Giorgio Gori la pensa alla maniera liberale: “l’opera d’ingegno va tutelata, ma cercando nuovi modelli di business, ad esempio forme di micro-pagamento”. La strada, cioè, non è certo una persecuzione repressiva delle eventuali trasgressioni. Comunque, di questo ed altro ne parleremo un’altra volta perché, tra una domanda e l’altra, qui finisce che s’è abbondantemente sforato il tempo massimo concesso al Caffè con…e, come osserva Claudio Velardi, per un uomo di televisione questa è una cosa che non si fa .

Appuntamento a Reti martedì  6 marzo, sempre alle 8,30 per il prossimo Caffè con…Severino Nappi, Assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania.

Un caffè con Giorgio Gori

On 28 febbraio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

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“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 29 febbraio sarà nostro ospite Giorgio Gori. Parleremo di politica, crescita e rinnovamento

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Un caffé con…Emma Bonino

On 16 gennaio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

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Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 18 gennaio p.v. sarà nostro ospite Emma Bonino. Si parlerà di liberalizzazioni e Europa.

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