Politica nella settimana di passione

On 25 marzo 2013, in Lobbying, News, by Massimo Micucci

opera di Pep Marchegiani

La settimana si apre con interrogativi fondamentali e poche speranze di avere risposte.

Dal punto di vista istituzionale, se il Governo è lontano e confuso, tra stasera e domani ci sarà la costituzione delle Commissioni alla Camera e al Senato. In minima parte il lavoro parlamentare può essere ripreso anche se  avrà come interlocutore il Governo in carica. Che i problemi concreti siano urgenti lo dimostrano numerosi incontri attorno alle Camere sui temi energetici, sulle infrastrutture e anche sull’impatto di internet sulla politica. La vita (a chiacchiere e problemi) continua. E la Politica? I calendari parlamentari prevedono comunicazioni urgenti del Governo sul Consiglio d’Europa (al Senato e alla Camera). Le tensioni su Cipro, le misure da adottare lo rendono interessante e, si spera, utile a tenere la barra nella crisi. Ma chi risponderà ?

In questo clima, il Presidente della Repubblica avrebbe confermato, dopo faticose  consultazioni giuridiche, che il Governo Monti, è pienamente legittimato ad agire, anche durante i tentativi in corso. E’ il massimo di certezza “gestionale” che si può dare davanti ad una situazione incartata. Diversi provvedimenti di implementazione sui temi dello sviluppo vanno avanti ancora.

Napolitano a Stazzema, rivolto a una “fan” che lo incalzava, ha escluso di poter fare a 88 anni “gli straordinari”. Resterebbe di questa idea se tutti convergessero su di lui? Sarebbe comunque un ponte “oltrista” dopo l’eventuale fallimento di Bersani che potrebbe non dispiacere al PDL in vista di un Governo “appoggiabile”. Bersani ha consultato le forze sociali, una ritualità da cui non sono mancati segnali forti, come quello lanciato da Squinzi: “Senza un Governo è finita!”.

Intanto nel PD, tutti si domandano chi e che cosa siano capaci di portare PD e PDL oltre la demonizzazione reciproca del ventennio, per dare una mano “a tempo” al paese. Come? In nome di che cosa chiedere il disarmo bilaterale a tempo a due “sistemi” che si descrivono come materia e antimateria? La direzione convocata potrà dare una risposta “in streaming”? Difficilmente.

Massimo Micucci

@buzzico

Twitter e politica: in Italia cinguettiamo da poco, ma la mania sta invadendo rapidamente istituzioni, redazioni, case. E sta cambiando il nostro modo di comunicare. Per capire come, quanto e perché ne abbiamo convocato un “Caffè con…” d’eccezione, non uno ma quattro ospiti, tutti twitstar: Roberto Rao o @robertorao, deputato Udc e portavoce di Pierferdinando Casini, Roberta Maggio alias @ubimaggio, regina degli hashtag, Stefano Menichini, ovvero @smenichini, direttore del quotidiano Europa e Andrea Di Sorte (@andreadisorte), coordinatore nazionale dei Club della Libertà. In una diretta Twitter mai così vivace, come testimoniano le decine di messaggi al nostro hashtag #caffecon e le teste chine sugli smartphone dei presenti, tutti attivissimi sul social network, Massimo Micucci ha introdotto l’ormai rituale appuntamento mattutino organizzato da Reti e Running.

“Con la rete ho provato a uscire dal cono d’ombra in cui normalmente vive chi fa il portavoce. Ho trovato il modo di comunicare me stesso”, racconta Rao, che ci rivela come se ne sia poi innamorato anche il leader Udc: “Casini ormai gestisce l’account dal suo iphone, e si vede. Twitter è una grande opportunità: dà la possibilità ai politici di uscire dal palazzo, li costringe a entrare in contatto col mondo e rispondere alla gente anche a mezzanotte, anche se la platea è ancora molto elitaria”.  L’interazione, dunque, e non una fredda comunicazione dei propri impegni è l’atteggiamento giusto per un politico sulla rete: non si può, ribadisce Rao, abbandonare tutto per venti giorni e poi dire che domani si va in tv, pena il defollow di massa. Un altro vantaggio dei cinguetti? La mattina ci trovi la rassegna stampa fatta dagli utenti più attivi, anche se attenzione, non bisogna smettere di leggere i giornali o si rischia di diventare “parassiti”.

La parola a @ubimaggio, che attacca con la sua specialità: “Gli hashtag su Twitter ci danno la linea, ed è secondo me un segnale importante che ci sia, ogni giorno, almeno un tema politico”. E poi sì, belli quelli brillanti e divertenti, ma diciamoci la verità, l’hashtag è come la canzone popolare: buca quello che intercetta il sentimento comune, non necessariamente il più creativo. Una riflessione sui numeri: negli ultimi tempi l’Italia si è accorta di Twitter, e con la crisi politica e l’arrivo dei vip è diventato più pop. Inutile storcere il naso: “Sono più apocalittica che integrata, non credo che Twitter sostituisca Facebook così come non credo che l’arrivo in massa di nuovi utenti sia necessariamente un male”. Il vantaggio indubbio del social network è, comunque, la trasparenza: su Twitter si vede subito se scrive il politico o il suo staff.

“Twitter sta diventando un flusso essenziale da seguire nell’arco della giornata”, attacca Stefano Menichini, che però puntualizza: una lettura critica del mezzo dimostra che l‘hardware è ancora quello tradizionale, cioè spesso si appoggia su agenzie di stampa e tv all news. Qual è allora il vantaggio? “L’informazione arricchita da commento diventa subito flusso d’opinione”, dice il direttore di Europa. E come si pone un giornalista riguardo al cinguettio? Conta molto la credibilità professionale acquisita e l’esposizione personale. “La novità è che ci sono giornalisti che decidono quali temi del quotidiano devono finire sulla rete e come seguirli durante il loro sviluppo”. E per quanto riguarda la politica? Un esempio del rapporto innovativo che ha con Twitter è l’elezione del sindaco di Milano con il “vento” che ha sospinto Pisapia, ma attenzione che la mobilitazione reale nel paese non può essere supplita da quella su Twitter, come dimostra il flop di #occupyscampia.

Andrea Di Sorte lo ammette subito: il Pdl è in netto ritardo, rispetto ad altri partiti, sulla presenza nei social netowrk: colpa di una cifra originaria, risalente alla discesa in campo di Berlusconi, che li porta a privilegiare tv e giornali. “Twitter lo usiamo come termometro e strumento di comunicazione”, spiega, elencando quali sono invece, per lui, i vantaggi del mezzo: innanzitutto il contatto diretto con il politico, che qui è costretto a risponderti, mentre magari la mail della Camera non la legge nemmeno. “Su Twitter è nato per gioco “formattiamo il Pdl” che ha creato un certo movimento all’interno del partito”.

Numerosi e appassionati gli interventi dei presenti, per lo più comunicatori nei partiti, nelle aziende e nelle istituzioni. Si invita a riflettere sul fatto che “la gente usa ancora Google e Facebook per informarsi, per cui nel parlare di Twitter bisognerebbe tener presenti i numeri reali”. E il media editor Idv ci rivela che “capita che Di Pietro twitta direttamente e ci smonti la linea che avevamo impostato noi dello staff”. Altri leader, invece, non sono online e tutto sommato non è un male: Berlusconi e Fini appartengono ad altre generazioni, su Twitter non ci stanno bene. “Tra l’altro preferisco che i politici siano impegnati  a governare”, osserva Menichini, mentre Rao sottolinea che la presenza social non è tutto, ma una gamba del tavolo importante, che può essere utile come “spot” per un programma elettorale. Le potenzialità, insomma, sono tante: grazie alle sentinelle della rete è stato preparato un emendamento che ha bloccato il cosiddetto SOPA italiano. “Attenzione, non abbiamo ancora visto come si comporta la politica con Twitter in campagna elettorale”, avvisa Roberta Maggio. E Menichini rimarca: “Ci rendiamo conto che Twitter è solo una conversazione, con gli stessi rischi di degenerare e creare polemiche?” Poi avvisa ancora: “La rappresentazione della realtà che i giornali prendono da internet diventa una realtà a sua volta, è come per la tv”.

Ieri a Reti si è tenuto l’ultimo “Un caffè con…” del 2010 che ha avuto come ospiti i due “vecchi arnesi della politica” (come amano definirsi) Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino, gli animatori di The Frontpage, il sito di informazione politica ormai punto di riferimento per tutti gli appassionati della politica.

Chi meglio di loro per fare il punto della situazione sull’attuale quadro politico che si è andato delineando dopo il voto di fiducia del 14 dicembre e per prevedere gli scenari futuri?

Dopo un breve saluto di Claudio, Fabrizio è entrato subito nel vivo dell’argomento sostenendo che l’asse Lega-Pdl sia sostanzialmente stabile in quanto Bossi continua a stare dietro il cosiddetto cespuglio e, in ragione di ciò, continuerà ad avere un ampio margine di manovra. Fini invece, è considerato fallito, e non certo perché alcuni di Fli hanno votato la fiducia a Berlusconi bensì, ricorda Rondolino, perché oltre a non aver proposto una nuova politica, si è macchiato del peccato che da sempre caratterizza la sinistra italiana: la sindrome dell’ antiberlusconismo. Casini, invece, gode di “ottima salute” avendo la possibilità assieme a Berlusconi di stabilizzare e forse di creare un nuovo centro-destra, che avrà tutte le caratteristiche per essere definito la “nuova” Democrazia Cristiana (chissà che ne pensa Bossi). Nonostante non ci siano alleanze dichiarate, per garantire una governabilità minima Berlusconi e Casini decideranno di comune accordo i provvedimenti da portare avanti o da sospendere in Parlamento.

E la sinistra (non potevamo non parlare di lei)? I nostri ospiti osservano come la sinistra non sia mai stata in grado di lanciare un ponte. Dicono cose giuste, ma le argomentano in modo sbagliato, attingendo ai vecchi modi del partito comunista, parlando non solo troppo poco, ma sbagliando anche i tempi. Non hanno mai creduto nel terzo polo e ogni qualvolta hanno annunciato una liaison con Casini, non l’hanno fatto credendoci fermamente, ma solo allo scopo di cacciare il “tiranno”.

Su queste basi, le amministrative segneranno la temperatura del paese e ci faranno capire se il nuovo “accrocchio” Berlusconi-Casini potrà funzionare. Il futuro che si delinea somiglia al sistema della Prima Repubblica: da una parte un’alleanza di pentapartito che si basa su due pilastri, Berlusconi e Casini; dall’altra una sinistra eternamente all’opposizione.

L’incontro si è concluso con dolci natalizi di tutti i tipi e con i bicchieri al cielo per augurarsi buone feste.

Con quello di ieri, si è conclusa la prima stagione di “Un caffè con…”, format che ha dato molti spunti sia al Gruppo Reti che a tutte le persone che sono intervenute, sia come speaker che come invitati: ci aspetta sicuramente un 2011 “politicamente” incerto ma che analizzeremo meglio insieme, anche grazie ad iniziative come “Un caffè con…

Sarà l’anno di Berlusconi e Casini (La Discussione)

Buon feste a tutti

Stefano

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I cambiamenti istituzionali che hanno attraversato l’Italia negli ultimi 15 anni hanno ridisegnato poteri e funzioni delle Istituzioni operanti: dalla Riforma del titolo V al Federalismo fiscale, infatti, le Regioni, le Provincie e i Comuni stanno diventando sempre di più gli attori principali in sede decisionale. Governatori, assessori e sindaci avranno sempre un maggiore potere di indirizzo e di regolamentazione in settori strategici quali istruzione, sanità, energia, ambiente, infrastrutture.

Questi cambiamenti si ripercuotono anche sul modo di relazionarsi che le aziende, le associazioni di categoria, le no–profit hanno sia con le istituzioni italiane che europee. E’ per questo motivo che il mercato del lavoro cerca professionisti in grado di far comunicare con successo pubblico e privato: è questa la professione del lobbista, comunicatore ed esperto delle relazioni istituzionali, capace di connettere in modo trasparente ed efficace gli obiettivi del committente che rappresenta.

Running operante nel settore della formazione dei lobbisti da ormai 10 anni grazie alla collaborazione instauratasi con Reti, la principale società di lobby presente in Italia, fornisce strumenti di lavoro indispensabili per chi vuole diventare un lobbista, quali scrittura di leggi, emendamenti, analisi e studio della legge finanziaria e attraverso il monitoraggio continuo dei provvedimenti comunitari e nazionali, la mappatura dei decisori e l’elaborazione di un position paper Running permette, durante la XX edizione del corso di specializzazione in “Comunicazione e Gestione delle relazioni Istituzionali” di cimentarsi in una vera e propria esperienza di lobby che culmina con delle esercitazioni sul come costruire progetti di Public Affairs. Inoltre verranno analizzati i nuovi strumenti del web quali utili strumenti per creare consenso.

Il master, di 60 ore complessive che si svolgerà presso la prestigiosa sede di Palazzo Grazioli – Roma, inizierà il 06 aprile e terminerà il 21 maggio. Al corso oltre a neolaureati hanno partecipato professionisti, comunicatori e lobbisti  che operano in aziende ed associazioni profit e no profit.

Nella XIX edizione sono intervenuti in qualità di relatori importanti esperti del mondo istituzionale, della comunicazione, dell’economia e delle relazioni istituzionali.

Il corso costa 2.000,00 € + IVA ma sono previste delle borse di studio sino ad un raggiungimento massimo del 50% della quota di partecipazione per coloro che saranno ritenuti più meritevoli da una apposita commissione che valuterà i curricula dei partecipanti e i risultati della prova di selezione.

Per i più meritevoli Running promuove stage compatibilmente con la disponibilità delle strutture ospitanti e subordinatamente al superamento del processo di selezione presso le strutture stesse.

Scarica la brochure

Ha vinto il candidato che ha saputo comunicare in modo più efficace il valore della identità e dell’appartenenza alla città di Terni. Leopoldo Di Girolamo è il nuovo Sindaco di Terni.

La comunicazione della sua campagna è stata costruita interamente sul valore dell’identità e della storia comune. Dal primo manifesto che faceva parlare un operaio, con la frase “Noi facciamo l’acciaio mica i cioccolatini”, alla slogan “Terni una storia comune dove ognuno conta” fino all’ultimo messaggio durante il ballottaggio, “Scegli chi ha già scelto Terni”, si è voluto consapevolmente mettere Terni al centro della campagna elettorale, una città con i suoi pregi e difetti, una città con molte contraddizioni ma con una alta qualità della vita, una città con il 10 % di popolazione immigrata ma “tranquilla”. L’altro elemento che ha determinato la vittoria al secondo turno di Di Girolamo è stato Di Girolamo stesso: da leader relazionale a leader carismatico, partito con il peso della difficoltà politiche che tutti consociamo ha costruito, giorno dopo giorno, la sua leadership con uno stile comunicativo moderato e propositivo, solo in rarissime occasione attaccando i suoi avversari politici. E’ stata una campagna abbastanza originale dai toni accessi e un pò allegorica ma una campagna divertente. Tanti i candidati in campo e tante le liste. “E’ ora di cambiare”, lo slogan dell’avversario che ha affrontato il ballottaggio: il Prof. Antonio Baldassare, un messaggio semplice e chiaro, via il centro sinistra dalla guida della città.

Una critica feroce alla giunta del Sindaco uscente Raffaelli e l’accusa politica a di Girolamo di rappresentare la continuità. Anche i temi scelti dal professore sono stati funzionali a questo obiettivo, la sua è stata una campagna fin troppo aggressiva che alla fine in termini di comunicazione non ha pagato, anzi forse è servita a serrare le fila del centro sinistra. Il risultato del primo turno va letto in questa chiave. Nel secondo turno non è cambiato molto, ancora forti attacchi a Raffaelli- Di Girolamo, (il volantino con le due facce ne è testimonianza diretta) e una timida proposta su una potenziale giunta dove il Professore se avesse vinto avrebbe nominato due assessori di provenienza politico culturale di sinistra. Una comunicazione troppo in stile berlusconiano (la proposta dei 2000 posti di lavoro, il nuovo stadio, ecc..) in una fase in cui le vicende nazionali del premier e il perdurare della crisi economica sicuramente hanno creato qualche dubbio sul valore di un approccio basato su “grandi promesse”.

Dal punto di vista della comunicazione ritengo però che il danno maggiore sia stato per il Prof. Baldassarre aver affermato al primo turno che con un consiglio comunale privo di una maggioranza qualificata, lui non avrebbe fatto il Sindaco. Rispetto a frasi del genere, anche se in piena campagna elettorale, dimenticare di aver detto questo, non aiuta ad essere credibili: “se si mente una volta si può mentire sempre”. Malgrado queste osservazioni, comunque il Professor Baldassarre, ha davvero messo il massimo impegno per comunicare alla città che lui poteva costituire l’alternativa allo schieramento di centro sinistra. Ha dimostrato di avere solidi rapporti politici (mai tanti Ministri e leader del centro destra erano venuti a Terni) e la passione per dedicarsi a questo impegno, ma non l’appartenenza alla storia della comunità ternana; anche il riferimento all’esperienza del Prof. Ciaurro è risultata strumentale e non credibile per la maggioranza dei cittadini ternani.

Comunque credo che la città abbia apprezzato lo sforzo in termini di comunicazione fatta da tutti i candidati, sia quelli alla carica di Sindaco che quelli che hanno partecipato alle altre consultazioni elettorali; vedere le piazze piene di persone fermarsi ad ascoltare un comizio per diverse ore con l’avversario a poche centinaia di metri che fa la stessa cosa è sicuramente un importante segno di civiltà e democrazia; i gazebo, divenuti ormai luoghi di partecipazione dove incontrasi fare una riflessione politica, leggere i materiali preparati dai candidati.

Tutto questo è comunicazione politica, e spesso chi vince la battaglia elettorale è colui riesce a far sentire gli elettori protagonisti eccellenti di un percorso dove il nostro eroe è colui che risulta più credibile nel raccontare la propria visione del futuro. In questa tornata elettorale l’eroe è Leopoldo Di Girolamo.

La politica dovrebbe essere la progettazione delle opportunità. Le idee, in sè, non sono di destra o di sinistra, ma sono la definizione concreta di un mondo possibile, cui tendere. e la politica dovrebbe competere a ri-costruire il posizionamneto ideale introno al progetto di futuro.

da queste considerazioni nasce il pezzo di Fare Futuro, scritto da Federica.

Buona lettura!

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Roma, 22 maggio 2009

RETI, Terrazza Palazzo Grazioli – Via del Plebiscito 102 Roma  

La I edizione del Corso in New Politics, New Media ha avuto l’ambizioso obiettivo di formare la nuova figura dell’esperto in New Politics e New Media: il professionista dei social network e dei new media che sa comunicare per la politica, le istituzioni e le imprese attraverso il web 2.0. L’esperto in New Politics New Media sa fare leadership & community building,  sa creare quindi consenso attraverso gli strumenti del web 2.0.

FacebookTwitter, YouTube, solo per citare alcuni esempi, si sono rivelati strumenti eccezionali per condividere una visione politica e necessari per attivare community tematiche e generazionali.

Il workshop finale ha l’obiettivo di  far emergere l’importanza che i social network e i new media hanno per lo sviluppo di una democrazia sempre più partecipata e partecipativa. Si discuterà, attraverso la testimonianza di politici ed esperti, del ruolo che new media e social network  hanno assunto in Italia in ambito politico e istituzionale.

In occasione della conclusione della prima edizione del  corso “New politics, New media. Creare consenso per la politica, le istituzioni, le imprese”  Running e RETI promuovono il workshop dal titolo:

 All’incontro parteciperanno: 

Benedetto Della Vedova, Deputato PDL XVI legislatura

Catiuscia Marini, Eurodeputato uscente – candidata elezioni europee circoscrizione centro per il PD

Federico Berruti, Sindaco di Savona 

Modera

Massimo Micucci – Presidente Reti S.p.a 

19:30 – 20:30  

Aperitivo sulla Terrazza di Palazzo Grazioli

Per prepararsi al futuro, per incidere in politica, per acquisire competenze in comunicazione, relazioni istituzionali, leadership & community building, Running propone percorsi di formazione volti sia a preparare i professionisti della politica e delle relazioni pubbliche, sia a dotare di tecniche sempre aggiornate chi già lavora e neo laureati.

Corsi in programmazione: 

I edizione del corso “New politics, new media. Creare consenso per la politica, le istituzioni, le imprese. Obiettivo del corso, che inizierà il 6 marzo, è quello di favorire una conoscenza approfondita dei nuovi media e del web e di sviluppare le competenze necessarie ad utilizzare le opportunità che tali mezzi offrono. 

XVIII edizione del corso “Comunicazioni e Relazioni Istituzionali”. Il corso inizierà il 10 marzo e ha l’obiettivo di fornire gli strumenti del “come fare” e del “come agire” per un’efficace rappresentanza degli interessi. 

II edizione del corso “Comunicazione e Relazioni Istituzionali – Bruxelles”. Il corso inizierà il 5 marzo e per i più meritevoli, grazie al patrocinio di Eni, Poste italiane, Mps e Reti è prevista l’erogazione di borse di studio a copertura del 60% del costo complessivo del corso. 

XIV edizione del corso “Consigliere del Gruppo Parlamentare”. Il corso che inizierà il 10 marzo ha l’obiettivo di trasferire le competenze di consulenza e competenza organizzativa utili per operare all’interno delle istituzioni e dei partiti.

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