Non è (più) un paese per vecchi

On 31 maggio 2011, in nota politica, by Kuliscioff

Perde Milano, viene sconfitto a Napoli: per Berlusconi queste elezioni amministrative sono state una débâcle; per la politica italiana, in generale, il probabile avvio di una nuova stagione.

A Milano, dove il centro destra ha governato ininterrottamente negli ultimi 20 anni, vince il candidato della coalizione di centro sinistra, un ex comunista borghese come l’avvocato Giuliano Pisapia, mentre a Napoli, l’imprenditore scelto da Berlusconi per sfidare il centro sinistra, sino ad allora maggioranza in città, viene sonoramente sconfitto dall’ex magistrato, nonché Parlamentare europeo dell’Italia dei Valori, Luigi De Magistris, il politico ‘anti-politico’ che ha promesso di riportare a Napoli la legalità.

Il Pdl comunque viene sconfitto nella quasi totalità delle città dove si sono svolte le elezioni. Al nord però perde anche la Lega. In generale quindi, è la coalizione di governo a risultarne indebolita. Sul fronte opposto tuttavia va registrata la non-vittoria del Pd: né a Napoli né a Milano, infatti, a vincere sono stati i candidati proposti dal principale partito di opposizione, bensì personaggi in qualche modo estranei agli establishment partitici, e comunque riconducibili a partiti appartenenti alle ali estreme dell’opposizione.

La vittoria di Pisapia avrà un forte impatto anche sugli assetti del potere economico non solo della ‘capitale morale’ d’Italia: il nuovo Sindaco potrebbe infatti dar seguito alla proposta avanzata in campagna elettorale e creare una nuova holding pubblica che raggruppi le diverse società partecipate o possedute dal Comune. Tra i potenziali candidati al vertice del nuovo gruppo si fa il nome dell’ex ad di Unicredit, Alessandro Profumo, da sempre vicino al centro-sinistra milanese.

Il cambio al vertice di Palazzo Marino, inoltre, non sarà privo di conseguenze, oltre che per gli organigrammi del management pubblico locale, anche rispetto alla mappa del potere economico privato: la perdita di centralità del blocco economico che ha sostenuto la Moratti potrebbe infatti aprire (o ri-aprire) alcune partite di grande rilievo, come ad esempio quella per Expo 2015.

Se a Milano la prospettiva sembra destinata ad essere quella di una ‘rinascita tranquilla’ della città, a Napoli il nuovo sindaco promette invece una ‘rivoluzione’, una radicale cesura col passato affarista: la strada che l’ex Pm intenderà seguire, ed i blocchi sociali a cui intenderà appoggiarsi per realizzare il prospettato cambiamento, rimangono tuttavia ancora poco decifrabili.

In generale, l’impatto della sconfitta sul governo nazionale non si manifesterà con una immediata rottura della coalizione e, di conseguenza, con una fine anticipata della legislatura. È improbabile tuttavia che Berlusconi riesca ad impartire all’esecutivo una credibile accelerata riformatrice. Lo scenario più realistico sembra pertanto quello prospettato già da alcuni ammiccamenti tra il Pd e la Lega, ovvero un negoziato tra il partito di Bossi e l’opposizione per un piano di governo alternativo finalizzato all’approvazione di una nuova legge elettorale e di una riforma fiscale che permetta di alleggerire le tasse su imprese e famiglie.   Condizione per la realizzabilità del progetto, ovviamente, la sostituzione di Berlusconi nel ruolo di Primo Ministro.

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Sbroccati

On 27 maggio 2011, in nota politica, by Kuliscioff

I ballottaggi di Milano e Napoli monopolizzano la ribalta politica della settimana appena trascorsa.

A Milano, il sindaco uscente, Letizia Moratti, sconfitta al primo turno dal candidato della sinistra Giuliano Pisapia, promette misure cattura-consenso last minute: l’abolizione di Ecopass – la congestion charge introdotta dalla sua stessa amministrazione ad inizio mandato – ed il condono delle multe automobilistiche. La candidata di centro-destra, tuttavia, pare ormai destinata alla sconfitta. Questa oltretutto la percezione anche all’interno del suo entourage: lo stesso Presidente Berlusconi, ospite mercoledì di Porta a Porta, ammette la possibilità di una sconfitta (anche a Napoli), attribuendone tuttavia la responsabilità alla debolezza dei candidati.

La Lega intanto mette sul piatto una fiche sino ad ora inedita: il trasferimento dei ministeri economici da Roma al Nord. Inizialmente appare una boutade (l’elettorato padano, più che una simbolica opportunità di lavoro pubblico è tradizionalmente più sensibile a politiche economiche filo- nordiste). A dispetto delle reazioni contrarie dell’intero Pdl, tuttavia, Bossi e Calderoli non mollano il tiro, anzi rilanciano, ventilando addirittura un progetto per il decentramento della Presidenza della Repubblica.

Cosa si nasconde dietro la strategia leghista? È possibile che dietro la improvvisa battaglia per la ‘padanizzazione’ dei ministeri vi sia in realtà un obiettivo politico immediato: aumentare la posta nella negoziazione con Berlusconi. Non è un mistero infatti che la Lega dia il Presidente del Consiglio prossimo all’uscita di scena. In questa fase dunque l’appoggio leghista al governo assume un peso politico cruciale. Porre a Berlusconi richieste sostanzialmente irricevibili serve dunque a mettere il leader del Pdl nell’angolo, o meglio: nelle mani, appunto, dell’alleato-competitor leghista.

La sconfitta del Pdl comunque sembra ormai lo scenario più probabile anche a Napoli dove il candidato dell’Idv, Luigi De Magistris, ha saputo tenere sino all’ultimo l’immagine di candidato della ‘svolta partenopea’, incassando endorsement tanto significativi quanto inattesi: tra questi, anche quello dell’ex Presidente di Confindustria,  il napoletano già berlusconiano Antonio D’Amato.

Anche a Napoli, come a Milano, la campagna elettorale è stata scandita da toni sopra le righe e persino da episodi di violenza, come il rogo divampato nella notte di venerdì nella sede del comitato elettorale del candidato del Pdl, Lettieri.

Tra le altre notizie significative per la politica italiana segnaliamo il negative outlook di Standard & Poor’s sul credito sovrano del nostro paese. Pur confermando il merito di credito l’agenzia di rating prevede per l’Italia un rischio deterioramento di breve-medio termine riconducibile all’instabilità politica.

Ha destato sconcerto generale, infine, il ‘colloquio informale’ del Presidente del Consiglio italiano con il Presidente Barack Obama, durante il G8 di Deauville. La democrazia italiana – ha spiegato Berlusconi al Presidente Usa in uno scambio di battute off the records (carpito dalle telecamere ed immediatamente rimbalzato sul web) – è ostaggio dei giudici di sinistra.

Unanime la disapprovazione in Italia per la sì poco istituzionale e lucida esternazione del Capo del Governo in un consesso internazionale.

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Vento di cambiamento

On 17 maggio 2011, in nota politica, by Kuliscioff

48,04% contro 41,58%. Tenete a mente questo dato: è il risultato ottenuto a Milano, rispettivamente, dal candidato della sinistra, Giuliano Pisapia, e dalla ‘moderata’, Letizia Moratti. Per il centro-destra, una débâcle. Per Berlusconi, una umiliazione. Il Presidente del Consiglio, che aveva chiesto di fare di questo voto un referendum su di lui ed il governo, ottiene in risposta la più sonora ed esplicita bocciatura della sua ormai tramontante carriera politica.

Aveva chiesto al ‘suo’ popolo di mandare alla sinistra un segnale inequivocabile della sua inossidabile forza politica: ‘datemi più voti delle 50.000 e passa preferenze rastrellate cinque anni fa’ – aveva detto a Milano nell’ultimo di una serie di comizi a sostegno della candidata Moratti. Ebbene, ne ha ottenute meno di 30.000. Un segnale “inequivocabile”, appunto.

Non è stata vittoria al primo turno – come assicurato dal Presidente del Consiglio nonché capolista Pdl a Milano – ma ballottaggio tanto nel capoluogo lombardo quanto a Napoli. A dispetto del risultato finale che conosceremo solo tra due settimane, il dato politico del voto espresso nella berlusconia del nord e nella capitale internazionale della monnezza può dirsi ormai tratto: aldilà di ogni ragionevole dubbio, Berlusconi ha perso.

Come ha perso la sua sfida politico-culturale il Terzo polo: a Milano ottiene poco più del 5%, nonostante il dignitoso candidato ex pidiellino, Manfredi Palmeri. Un risultato che condanna l’avventura terzista di finiani e centristi alla probabile dissoluzione, e non solo al Nord: l’atteso esperimento di Latina dove Fli appoggiava la lista fascio-comunista guidata dallo scrittore Pennacchi, a dispetto della grande visibilità mediatica, ha ottenuto un umiliante 1%. Solo a Napoli il candidato terzista, l’ex rettore Pasquino, ottiene un consenso tale da mantenerlo ancora in pista per il ballottaggio: il 9%. Un tesoretto di voti spiegabile probabilmente  più che con la mobilitazione dell’elettorato d’opinione con la convergenza del voto organizzato dai ‘grandi elettori’ del capoluogo partenopeo, ovvero il neo-centrista De Mita ed il futurista Bocchino.

È improbabile che a Napoli come a Milano finiani e centristi possano concordare sulla linea da adottare al secondo turno: di certo, ad esempio, Casini non potrà dare il proprio appoggio all’ex Pm De Magistris né al proto-comunista Giuliano Pisapia mentre è difficile credere che il partito del falco anti-berlusconiano Bocchino possa finire con l’abbracciare proprio nella sua Napoli il candidato berlusconiano, Gianni Lettieri, che oltretutto, il rais pidiellino locale, il controverso Nicola Cosentino, ha già ammantato della sua bandiera, ed analogamente è improbabile che almeno il vertice nazionale di Fli possa accettare a Milano un eventuale accordo con la Moratti rinunciando così a realizzare la tanto attesa svolta anti-berlusconiana.

Da Milano, tuttavia, vengono anche altri segnali: la Lega non sfonda, anzi perde significativamente rispetto alle regionali del 2010 mentre il Pd ottiene un consenso sorprendente – primo partito, a pari merito col Pdl – probabilmente spiegabile con l’effetto-traino innescato dal candidato Pisapia.

Altro segnale peculiare, la sconfitta degli establishment partitici partenopei: il Pd messo fuori gioco dall’alternativa populistico-forcaiola di Luigi De Magistris ed il Pdl che, a dispetto del sostegno incassato dal candidato Lettieri dai maggiorenti di quello che fu il potere bassoliniano  non vince né con-vince. Il ballottaggio potrebbe adesso consegnare il candidato berlusconiano alla più umiliante delle sconfitte, qualora – come pare probabile – i voti del Pd andranno all’ex Pm, il candidato che promette di “ripulire” una Napoli che di pulizia – simbolica e materiale – ha quanto mai bisogno.

Meno significativi sul piano simbolico, ma non per questo meno sostanziali rispetto a quello politico, i dati elettorali di Torino e Bologna. In nome della continuità con la ‘buona amministrazione’ di Sergio Chiamparino, la vittoria al primo turno del compagno di partito Piero Fassino che eredita una Torino vivificata dal neo-rinascimento cultural-economico realizzato dalla giunta riformatrice del sindaco ex comunista.

Meno inequivocabile la vittoria – di un soffio – del candidato del Pd a Bologna dove, se il candidato della Lega, appoggiato dal Pdl, ottiene poco più del 30%, la vera sorpresa è rappresentata dal Movimento 5 stelle del comico anti-partitocratico Beppe Grillo, che conquista quasi il 10% dei consensi.

Che considerazioni ‘a caldo’ trarre? Ebbene, che spira vento di cambiamento in tutta la penisola. Un vento che potrebbe spazzare via qualcosa di più strutturale e profondo che il semplice ‘potere berlusconiano’: una brezza che sembra infatti soffiare sull’intero establishment politico che ha contribuito a fondare, quindi a rendere così viziosamente inconcludente, la Seconda Repubblica che, nata sull’onda della rivoluzione anti-tangentara, ha finito con il perire sotto l’asfittico peso della corruzione, del conservatorismo, della semi guerra civile.

Queste elezioni, insomma, a dispetto delle peculiarità locali, sembrano segnalare l’esistenza di movimenti della società italiana destinati a modificare nel profondo mappa e natura del potere politico nazionale. Non avverrà domani. Ma il processo è innescato.

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La vicenda Thyssen ha inaugurato ed accompagnato la polemica politico-confindustriale per buona parte della settimana, sino alla temporanea (?) chiusura del caso decretata dalle scuse ufficiali del direttore generale di Confindustria, Gianpaolo Galli, per l’applauso riservato, alle assise di Bergamo, all’ad di ThyssenKrupp, Harald Espenhahn. Un applauso frainteso, quello degli industriali, e soprattutto mal comunicato: le polemiche che ne sono derivate, tuttavia, anche in virtù dell’opportunistica indignazione mediaticamente veicolata da politici (di ogni schieramento), opinionisti (di ogni testata) e sindacati, hanno costretto gli industriali, a cominciare dalla Presidente Marcegaglia, a innescare la retromarcia e prendere le distanze persino da se stessi, ovvero dalla legittima preoccupazione di manager ed imprenditori per le conseguenze della sentenza “esemplare” comminata all’amministratore delegato del gruppo tedesco: 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale – caso unico in Europa. Un caso, dunque, che sarebbe stato opportuno affrontare con serietà d’argomenti e serenità d’animo, ma così, per il momento almeno, non è stato.

Da notare: il primo a linciare mediaticamente Marcegaglia è stato il leghista Roberto Calderoli (Ministro per la Semplificazione), seguito in rapida ed incalzante successione prima dai dipietristi, poi da autorevoli esponenti del governo, come i ministri Romani e Sacconi, quindi dal Pd. Insomma, da tutti. Unanime nella riprovazione anche la stampa mainstream, che ha condannato l’applauso a prescindere dalle circostanze e dalle ragioni che l’hanno innescato.

Giustizia. Il Premier alza i toni: l’occasione gli viene offerta dall’ormai consueto appuntamento del lunedì al tribunale di Milano dove si svolgono i tre processi che lo vedono coinvolto. Dopo l’udienza per la vicenda Mediatrade della scorsa settimana (che vede Berlusconi accusato di frode fiscale e appropriazione indebita), e quella della settimana precedente per il caso Ruby (sfruttamento della prostituzione minorile e concussione, il capo d’imputazione per il Capo del Governo), questa volta il Cavaliere ha dovuto affrontare il processo Mills, nel quale è imputato per corruzione, sebbene i tempi stringano ed è praticamente ormai certa la prescrizione. Il processo si svolge a porte chiuse ma il suo show, Berlusconi, lo fa fuori dal tribunale: la magistratura è un cancro – dice più o meno testualmente – così innescando la inevitabile sequela di reazioni politico-istituzionali. La replica più ‘sensibile’ è quella del Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano reagisce con una difesa incondizionata della istituzione giudiziaria, e lo fa proprio nel giorno in cui, mentre il Premier va a processo, a Milano si commemora la memoria dei giudici uccisi dal terrorismo brigatista degli Anni 70.

Si determina insomma una frattura istituzionale, tra il Capo del Governo ed il Capo dello Stato. Ed a raccoglierne (e capitalizzarne politicamente) i cocci è il leder della Lega, Umberto Bossi, che in uno slancio di inconsueta morigeratezza si precipita a prendere le distanze dall’alleato di governo per sposare in pieno la posizione “saggia” ed istituzionalmente responsabile del Quirinale. L’asse con Napolitano è per Bossi un ponte con la sponda politica del ‘dopo’ – il dopo Berlusconi, ovviamente – di cui si è già avuto un assaggio nel corso della campagna elettorale per le amministrative che si svolgeranno domenica e lunedì.

Prove tattiche di mani libere – le si potrebbe definire: la Lega ha marcato le distanze dal Cavaliere, sia rispetto agli ‘eccessi’ da questo compiuti sia rispetto alle candidature di punta del Pdl, come quella della Moratti a Milano. Vera e propria competizione aperta, invece, a Gallarate, importante comune in provincia di Varese, dove Lega e Pdl corrono appunto con due candidati diversi.

Le amministrative tengono banco sino alla fine, con un progressivo inasprimento dei toni. L’acme si raggiunge mercoledì con il faccia a faccia televisivo (su Sky Tg) tra i due principali sfidanti per il Comune di Milano: nell’ultimo minuto utile, Moratti lancia un’accusa incredibile all’avvocato Pisapia: è stato condannato per il furto di un’auto usata dai terroristi per commettere un attentato. È falso. L’episodio al quale il sindaco uscente fa riferimento risale al 1978, quando il candidato sindaco di centro sinistra frequentava  ambienti estremisti. Per quel fatto, tuttavia, Pisapia viene assolto nel 1986 ‘perché il fatto non sussiste’. La vicenda scatena indignazione per Moratti e solidarietà per Pisapia. Ma la ‘moderata’ Moratti non si perde d’animo e, con il conforto di Berlusconi, rincara la dose: Pisapia – insiste – è stato amico di terroristi quindi non può essere una persona moderata. Il Premier le dà ragione: Pisapia ha l’appoggio dei centri sociali che sono violenti ed estremisti – dice – dunque Moratti ha fatto bene a sottolinearlo. Non resta che attendere lunedì, quando sarà noto l’esito delle urne, per verificare gli effetti sull’elettorato milanese di questo paradossale j’accuse scagliato dal ‘garantista’ Berlusconi contro l’innocente Pisapia.

Tra gli altri fatti politicamente significativi, l’ok della cancelliera tedesca, Angela Merkel, alla nomina di Mario Draghi  alla Bce. Puntuale il toto-successore: chi prenderà il posto dell’attuale governatore alla guida della Banca d’Italia? Il preferito del Ministro Tremonti è l’attuale Direttore generale del Ministero, Vittorio Grilli, mentre Draghi punterebbe a Fabrizio Saccomanni, che rappresenta Banca d’Italia presso la Banca per la ricostruzione che ha sede a  Londra. Ma c’è anche l’ipotesi Bini Smaghi che, in conseguenza dell’ingresso nel board europeo dell’italiano Draghi, dovrebbe lasciare il posto alla Bce a vantaggio di un francese. Vedremo. Sulla poltrona più alta di Palazzo Koch si gioca una partita importante per i futuri asset del potere italiano…forse persino più importante dell’imminente referendum politico su Silvio Berlusconi.

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L’evoluzione del web e la sempre maggiore diffusione del fenomeno dei social network, dei blog e dei social media hanno ridisegnato il modo di fare comunicazione marketing, anche nel campo della politica. Secondo una ricerca condotta dalla società di ricerca Gpf, presieduta da Monica Fabris, sugli utilizzatori dei social media in Italia, il 41% degli intervistati ammette di partecipare molto di più ai processi politici grazie ai social network. Questa partecipazione attiva degli utenti/elettori e la loro apertura alla condivisione, alla collaborazione e alla conversazione, sono elementi che hanno stravolto il tradizionale rapporto che si instaurava tra il politico e il cittadino. E’ per questo che i politici si trovano nella condizione di dover raggiungere i propri elettori utilizzando tecniche e soluzioni innovative che permettano un maggiore coinvolgimento dei target di riferimento. Infatti, sempre secondo la ricerca di Gpf, il 68% degli intervistati utilizzano i social network per partecipare attivamente alla vita politica del Paese: commentano, creano gruppi, organizzano eventi e soprattutto “monitorano” l’attività dei politici. Politici che, ormai, utilizzano facebook (il social network più famoso al mondo) come un tempo si utilizzavano santini e manifesti 6X3. Secondo una ricerca di Daniele Baroncelli aggiornata all’8 febbraio 2011, al primo posto troviamo la pagina fan di Vendola con 384.910 iscritti, al secondo posto Berlusconi con 239.623 fan e al terzo Di Pietro con 168.103 “mi piace”. Tra i candidati alle prossime elezioni amministrative troviamo Vincenzo De Luca al 6° posto con 72.498 fan, mentre al 27° posto c’è Giuliano Pisapia con 14.557 supporter. Sull’argomento politica e web è intervenuto Massimo MicucciAmministratore di Running – società del Gruppo Reti che si occupa di comunicazione politicacampagne elettorali – che intervistato da Class, evidenzia come, per il politico, ormai sia indispensabile una presenza interattiva sui social network o sul web basta che ne capisca l’utilizzo e che si renda conto che ogni giorno si confronta con delle persone vere che rispondono, commentano e per questo pretendono una risposta.

E’ alla luce di queste considerazioni che Running, che nelle ultime elezioni regionali del 2010 ha supportato l’attività di comunicazione sia tradizionale che web della Polverini e di De Luca, ha deciso di organizzare, per i candidati alle elezioni amministrative del 2011 e per il loro staff, il seminario gratuito “La comunicazione elettorale: strumenti e strategie per un uso efficace del web”. Il seminario, che si svolgerà l’11 marzo Roma presso la sede di RunningPalazzo Graziolivia del Plebiscito 102 e a cui interverranno Claudio Velardi e i professionisti di Google Italia, si propone di illustrare l’insieme delle possibilità offerte dal web 2.0, dai social network e dai social media, sia in termini di diffusione e promozione dell’identità del politico e dei suoi contenuti, sia in termini di ampliamento del potenziale elettorato cercando di analizzare, anche, le diverse possibilità nella scelta degli strumenti da utilizzare per ottenere un ottimo posizionamento sul web in riferimento alle tematiche della campagna elettorale ed al programma.


La comunicazione elettorale: strumenti e strategie per un uso efficace del web. Running organizza un seminario gratuito per i candidati alle amministrative del 2001