Liberalizzazioni, il tema che ha infiammato l’Italia: ma a guardar bene questo governo non vuol sentir parlare di liberalizzare nemmeno per sbaglio. Ne è convinto il senatore Nicola Rossi, presidente dell’Istituto Bruno Leoni, ospite del consueto appuntamento settimanale con il “Caffè con…” organizzato da Reti e Running e come al solito trasmesso in diretta twitter con l’hashtag #caffecon.

Introdotto da Claudio Velardi, il senatore è andato subito dritto al punto, esaminando le criticità del decreto, a partire dall’enorme debolezza rappresentata dalla genericità dell’articolo 1. Pesano, poi, le grandi assenze: come poste e ferrovie, ad esempio, cui non si fa cenno. “Per questo governo la parola privatizzazione è un tabù”, accusa Rossi, che poi affronta il tema dell’articolo 18: “La sua rilevanza risiede nella liberalità del rapporto tra privati, in cui lo Stato interviene per tutelare il contraente debole. Pubblicizzare il rapporto tra privati – continua – è il vizio dell’articolo 18, e analogo vizio si trova nel decreto”. Per quanto riguarda le professioni, continua il presidente dell’Istituto Leoni, stiamo qui a discuterne ancora perché, evidentemente, la modalità di regolarizzazione del mercato non funziona. Eppure lo Stato continua a pianificare quanti notai o quante farmacie ci devono essere, forse il problema sta lì: “Perché un laureato in farmacia che vuole aprirne una non può? Facciamoglielo fare, se poi è di troppo sarà il mercato a dirlo facendolo fallire”. Resta, poi, un’altra grande inquietudine, poiché il provvedimento è contraddittorio, per cui il Parlamento ha campo libero e sfrutterà questa debolezza. Riuscirà il Governo Monti, sostenuto da una maggioranza ampia, eterogenea e quindi portatrice di interessi molto diversi, a resistere all’assalto?. La verità, sostiene Rossi, è che a dicembre il Parlamento avrebbe votato tutto, ora è molto più difficile.

Puntali e come sempre numerose le domande degli ospiti, tutti appartenenti al mondo delle aziende, dell’industria, del giornalismo, della consulenza, cui Rossi ha risposto offrendo nuovi spunti, come la sua idea di presentare un emendamento per abolire il limite d’età per la creazione di Srl con un euro, oggi riservate ai giovani. E ancora ci si interroga, prendendo spunto dall’osservazione di un ospite che fa notare come il commercio sia, alla fine, l’unico settore liberalizzato: “Gli altri creano dei ‘campioni nazionali’ e noi invece apriamo il mercato? Alcune grandi catene stanno uscendo, non entrando dall’Italia. Noi dovremmo cercare grandi imprese in grado di fare alleanze con altri paesi per diventare campioni sul mercato, si potrebbe puntare alla grande distribuzione se le coop capissero”. Un passaggio anche sul settore ferroviario, dove “la paura della ristrutturazione pesa tanto dal punto di vista sindacale”, e sui servizi pubblici: “Non c’è logica economica nelle partecipazioni di enti statali ai servizi pubblici, bisogna puntare a privatizzazione. Che il gestore sia il proprietario”. Infine, la questione Rai: “Il canone, qualsiasi cosa dica la pubblicità, non è un tributo dovuto. Non lo è affatto”.

L’ora stabilita è passata: caffè, l’immancabile ciambellone, e l’appuntamento è rinnovato a mercoledì prossimo, per parlare di Twitter e politica.