Quadro Interno

Le commissioni non sono state costituite, i grillini protestano e occupano le Camere, e nel frattempo le commissioni speciali proseguono l’esame dei provvedimenti più urgenti.  Al Senato è arrivato il via libera al provvedimento esodati: Il decreto che dà il via libera alle richieste per i 10mila salvaguardati previsti dalla legge di stabilità dovrebbe essere pronto martedì 16, secondo quanto riferito dallo stesso ministro. Sono iniziate in seduta congiunta le audizioni sul decreto per il pagamento dei debiti della PA nei confronti delle aziende, approvato in Cdm sabato scorso, mentre la riforma in materia sanitaria è stata approvata dall’aula del Senato ed è ora arrivata alla Camera. Intanto il Consiglio dei Ministri, riunitosi mercoledì, ha approvato il documento di economia e finanza per il 2013.

Intanto sono passati quasi cinquanta giorni dall’elezione, non c’è un Governo, e bisogna eleggere il presidente della Repubblica, le cui votazioni iniziano giovedì prossimo. Ne pomeriggio di venerdì al Quirinale si sono riuniti (e poi sciolti) i due gruppi di saggi, convocati da Napolitano, per avanzare una serie di proposte su legge elettorale, giustizia, lavoro, riforme: un pacchetto di punti  bene precisi, in definitiva, su cui far convergere i partiti per arrivare a un’intesa che dia finalmente inizio alla legislatura. E proprio ai partiti si è appellato il capo di Stato per la formazione del nuovo governo: “La parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni”, ha detto Napolitano, spiegando l’impossibilità di ripercorrere la strada che ha portato al Governo Monti, da lui appunto voluto. Nel frattempo le prove di dialogo Pd-Pdl vanno avanti, tanto che c’è chi – come Casini – ipotizza che l’alleanza sia già compiuta. Mentre Bersani dialoga con Berlusconi, D’Alema incontra Renzi, dopo le accese polemiche dei tempi delle primarie: è stato un errore escludere il sindaco di Firenze dai grandi elettori, ha sottolineato, confutando però la teoria della telefonata da Roma che Renzi sostiene, scontrandosi col partito. Nel frattempo il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca presenta il suo manifesto per un nuovo partito: una cinquantina di pagine ordinate per capitoli, piuttosto corposi, per dare un’idea di quello che vorrebbe fosse il Pd, in vista del prossimo congresso in cui Barca ha chiaramente intenzione di far sentire la sua voce.

Tra tensioni e aspirazioni personali, la partita del Quirinale è tutt’altro che risolta, mentre ogni giorno muta la lista dei papabili – Violante, D’Alema, Amato, Prodi, lo stesso Bersani – anche in base alle possibilità dell’alleanza del Pd con il Pdl o con il M5S. Il quale, dal canto suo, si era chiamato fuori dal gioco delle trattative indicendo le “quirinarie”, annullate però venerdì per un attacco hacker al sito di Beppe Grillo.

Quadro economico

Spread intorno ai 310 punti base e Borse in calo, venerdì, quando si diffonde la voce che Cipro avrebbe richiesto nuovi aiuti all’Ue, voce comunque smentita da Nicosia dove affermano che non si trata di nuovi soldi quanto piuttosto della velocità di elargizione di quelli già annunciati. Il piano per il salvataggio di Cipro diventa comunque più costoso: da 17 si è passati a 23 miliardi.

Intanto l’Istat fa sapere che il tasso d’inflazione annuo si è dimezzato nell’arco di sei mesi, scendendo all’1,6% di marzo dal 3,2% di settembre, tornando ai livelli di settembre 2010, mentre la disoccupazione è arrivata al 12% a febbraio, raggiungendo livelli senza precedenti. I calcoli sui conti pubblici, invece, fanno temere una nuova manovra correttiva entro il 2015.

Quadro Europeo e Internazionale

Un rapporto della Commissione europea punta ancora il dito contro l’Italia, spiegando che il Paese rimane vulnerabile a causa degli improvvisi cambiamenti degli umori dei mercati e parlava di potenziali ripercussioni economiche e finanziarie considerevoli per l’Eurozona da parte di undici Paesi nei quali sussistono squilibri macroeconomici: quest’ultimo punto è stato immediatamente smentito dal premier Monti, che ha negato possibilità di contagio dall’Italia.

Intanto proseguono i contatti tra Usa e Corea del Nord, dopo le minacce di attacco nucleare della settimana scorsa. Il presidente Obama ha infatti chiesto  ha chiesto a Pyongyang di rinunciare a ogni proposito di guerra, aggiungendo che proteggerà il Paese con ogni misura necessaria, ma anche che è sua intenzione risolvere la crisi attraverso la diplomazia.

Quadro Interno

Nell’incertezza che ormai domina il panorama politico nazionale, almeno le commissioni speciali di Camera e Senato sono al lavoro. L’esame del dl di Riforma sanitaria è stato avviato; il Dl Esodati è già stato licenziato dalla commissione di Montecitorio, mentre è ancora in esame a Palazzo Madama. In entrambe è stata approvata la risoluzione alla relazione del Parlamento di modifica della nota di aggiornamento del Def, motivo per cui era stato convocata la riunione del Consiglio dei Ministri per varare il provvedimento per sbloccare il pagamento dei debiti della PA nei confronti delle imprese. Ma il Cdm è stato annullato poche ore prima, per le perplessità avanzate da più parti che hanno indotto il ministro dell’Economia Grilli a richiedere ulteriori approfondimenti. La riunione è stata riconvocata per sabato mattina, e secondo indiscrezioni il provvedimento dovrebbe liberare risorse 40 miliardi in due anni.

In aula al Senato sono state respinte le dimissioni di Giovanna Mangili, eletta con il M5S, che le aveva comunicate poche ore dopo l’ufficializzazione, perché le motivazioni sono state giudicate troppo “lacunose” e vaghe. La senatrice è stata invitata a presentarsi in aula. Alla Camera, invece, la presidente Boldrini ha fatto sapere che provvederà lunedì 15 aprile a diramare la convocazione prevista dal secondo comma dell’art. 85 della Costituzione per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, in seduta comune a Montecitorio. La seduta del Parlamento, integrato dai delegati regionali, potrà avere luogo già a partire da giovedì 18 aprile.

E’ proprio la partita del Quirinale, ora, a fare a ago della bilancia nei tentativi di formazione del Governo, oltre 40 giorni dopo le elezioni. Dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato a Bersani, Napolitano ha costituito due gruppi di lavoro di “saggi” incaricati di trovare una via d’uscita. La stessa composizione dei due gruppi ha suscitato qualche polemica dovuta, oltre ai nomi dei designati, all’assenza di giovani e donne, mentre la dilatazione dei tempi del nuovo Esecutivo ha provocato una dichiarazione di Renzi- “Decidetevi, la Chiesa ha fatto prima”, che ha costretto Napolitano alla replica, sottolineando che “non si sta affatto perdendo tempo”.

In realtà l’impazienza di Renzi è legata alla tempestività con cui si sta inserendo nel momento di debolezza del Pd – di Bersani, soprattutto – per rientrare in pista e, nel caso si tornasse alle elezioni, garantirsi un ruolo di primo piano come concorrente, anche eventualmente ripassando per le primarie. E mentre i Dem crollano, continua a salire nei sondaggi il Pdl di Berlusconi – che rivendica un suo nome per il Quirinale – mentre inizia a calare il consenso del Movimento 5 Stelle, le cui posizioni radicali che di fatto stano contribuendo alla paralisi istituzionale cominciano forse a deludere elettori e simpatizzanti. Venerdì Grillo ha riunito i suoi – dopo aver provato in ogni modo a depistare i giornalisti che li seguivano – in un casale nei dintorni di Bracciano per decidere il da farsi.


Quadro economico

Spread in calo, intorno ai 320 punti base, ma la ripresa è ancora soggetta «a rischi al ribasso» e la Bce, che deciso ancora una volta di lasciare invariato il costo del denaro, continua lo stretto monitoraggio sulle dinamiche economiche nell’ Eurozona pronta, nel caso, a intervenire sul fronte dei tassi. Mario Draghi in conferenza stampa invita a tener alta l’allerta ed esorta i governi ad agire subito. Dopo Cipro, il rischio si allarga alla Slovenia: lo spread tra i titoli sovrani nazionali e i Bund tedeschi è salito a quattrocento punti, sintomo di nervosismo in aumento.

Intanto 130mila titolari di conti correnti e investimenti nei paradisi fiscali provenienti da 170 Paesi, tra cui politici, industriali, oligarchi, trafficanti d’armi e uomini della finanza internazionale sarebbero svelati nei cosiddetti “Offshore leaks”, dischetti con due milioni e mezzo di dati riguardanti conti e depositi nei paradisi fiscali inviati alle tesate di mezzo mondo. Nelle liste ci sarebbero anche 200 nomi italiani.

Quadro Europeo e Internazionale

Il mondo guarda con apprensione alla Corea del Nord: dopo la minaccia di un attacco nucleare contro gli Usa. Il leader Kim Jong-un ha infatti deciso il posizionamento sulla costa orientale del Paese di due missili a medio raggio, capaci di raggiungere la base statunitense di Guam, in vista di un test imminente o di una esercitazione militare, come riferito da fonti sudcoreane. L’annuncio iniziale parlava di un solo missile. La Corea del Nord ha invitato in mattinata tutte le ambasciate straniere a Pyongyang a prepararsi a evacuare. Il Foreign Office britannico ha confermato che la propria ambasciata ha ricevuto un messaggio dal governo nordcoreano che afferma di non poter garantire la sicurezza in caso di conflitto dopo il 10 aprile.

la nota politica

On 13 luglio 2012, in Senza categoria, by admin

Quadro Interno

Dopo un weekend segnato dall’ennesimo duro scontro tra il premier Mario Monti e il leader degli Industriali Giorgio Squinzi, la settimana ha visto riaccendersi la polemica con i sindacati. La scintilla è stata il discorso del Presidente del Consiglio all’assemblea dell’Abi, durante il quale ha dichiarato che “Le parti sociali devono essere consultate ma devono restare parti, e non soggetti ai quali il potere pubblico dà in outsourcing responsabilità di politica economica”, per poi aggiungere che ”In passato ci sono stati esercizi profondi di concertazione che hanno creato debito perché lo Stato poi interveniva a compensare gli squilibri creati. Esercizi di concertazione che hanno creato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro”.  Se nessuna replica è venuta da Confindustria, irata è stata invece la reazione delle sigle confederali, che sono tornate a paventare l’ipotesi di uno sciopero generale per il prossimo settembre.

All’interno dei partiti si è riacceso prepotentemente il dibattito su volti e assetti in campo per le prossime elezioni, dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi di volersi ricandidare nel 2013, sconfessando dunque la linea tenuta in questi mesi dal partito di maggioranza, con la nomina del segretario Angelino Alfano, di fatto ora rimesso da parte a vantaggio del Cavaliere, e l’ipotesi di aprire alle primarie.

Novità anche all’interno dell’Esecutivo: il presidente Monti ha lasciato l’interim all’Economia per affidare il ministero di via XX Settembre a Vittorio Grilli, finora suo vice. Con la nomina è coincisa l’istituzione di un comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria, presieduto dal premier, di cui faranno parte i ministri dell’Economia, dello Sviluppo e altri ministri competenti, e alle cui riunioni potrà essere invitato il governatore della Banca d’Italia.

Nel frattempo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato a incalzare i partiti sulla riforma della legge elettorale, auspicando il raggiungimento di un’intesa “o comunque a un confronto conclusivo nella sede parlamentare”. In risposta al Senato è stato costituito un comitato ristretto con il compito di preparare entro  10 giorni un testo base sul quale le forze politiche possano confrontarsi.

Dentro e fuori dai palazzi istituzionali si continua intanto a discutere della cosiddetta Spending Review, che dovrebbe portare 26 miliardi di risparmi attraverso tagli alla spesa pubblica: l’accusa al Governo che viene mossa da alcuni – come l’Anci e i farmacisti, che hanno già annunciato manifestazioni – è quella d’aver operato tagli lineari e indiscriminati che non tengono in conto le esigenze delle parti interessate.

Da segnalare, infine, la fumata bianca a viale Mazzini: la Commissione di Vigilanza Rai ha dato il via libera alla nomina di Anna Maria Tarantola a presidente dell’azienda, con 31 voti su 40, nessun contrario, una scheda nulla e due bianche. I parlamentari dell’Idv e della Lega non hanno preso parte alla seduta.

Quadro economico

A chiusura di una settimana che ha visto ancora protagonista la discussione sullo spread, con il differenziale Btp-Bund ancora alto nonostante gli sforzi del Governo e l’apertura dell’Europa allo scudo antispread, arriva la batosta da Moody’s, una delle principali agenzie di rating, che declassa il debito sovrano italiano. Titoli di stato giù di due gradini, nel giudizio dell’agenzia, da A3 a Baa2, appena due step sopra il livello “junk”, cioè spazzatura. Una doccia fredda dopo che i risultati positivi dell’asta dei Bot a un anno e a poche ore da quella dei titoli a medio termine prevista venerdì. La “colpa”, secondo Moody’s che ha registrato positivamente le politiche attuate dal Governo, è del rischio di contagio da Grecia e Spagna, e dell’instabilità politica del Paese, man mano che ci si avvicina alla scadenza elettorale. Per questo clima “rischioso”, nonché per la contrazione del Pil del 2% – denunciata in questi giorni anche dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – che all’Italia viene assegnato anche un outlook negativo, ovvero Moody’s prevede il deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine»: disoccupazione in aumento e crescita debole.

Quadro Europeo e Internazionale

La due giorni dei ministri europei delle Finanze a Bruxelles, con la riunione prima dell’Eurogruppo durata fino a tarda notte, e poi dell’Ecofin, ha innanzitutto confermato l’intento unitario di attivare il meccanismo anti-spread chiesto dall’Italia, come confermato dal premier Monti in conferenza stampa, così come la  ricapitalizzazione “diretta”’ delle banche con i fondi di salvataggio dell’Eurozona, di interesse soprattutto per la Spagna. Tuttavia mancano ancora i dettagli operativi e soprattutto le modalità d’applicazione dei sue dispositivi: l’Eurogruppo ha già fissato una prossima riunione di lavoro – de visu o in teleconferenza – il 20 luglio.

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la nota politica

On 28 giugno 2012, in nota politica, Senza categoria, by admin

La settimana che precede il vertice che potrebbe cambiare l’Europa è scandita da un nein. Quello della Cancelliera tedesca che insiste col no alla strada della mutualizzazione dei debiti dei paesi dell’Eurozona. Per Merkel non ha senso parlare di misure come i bond salva-spread proposti da Mario Monti, senza aver prima avviato un sistema vincolante ed irreversibile di riforme strutturali da parte dei paesi più rovinosamente indebitati, e di meccanismi di vigilanza e controllo sull’utilizzo dei fondi comuni. Ma questa prospettiva sembra ignorare l’emergenza contingente: la necessità di dare garanzie immediate ai mercati.

Ed è su questa necessità che spinge Mario Monti, trovando consenso presso il mondo anglosassone. L’endorsement più autorevole viene dal Presidente Obama che lunedì telefona al Presidente del Consiglio italiano per rinnovare l’apprezzamento degli Usa per gli sforzi compiuti dal nostro governo. Ma significativo, almeno rispetto agli umori della City, è anche l’intervento di Wolgang Munchau che, sulle colonne del Financial Times, definisce Monti l’unico leader culturalmente attrezzato a salvare l’Europa. Il consiglio che l’editorialista dà al nostro Capo di Governo è di ‘vedere il gioco’ della Merkel, sfidando le resistenze della Cancelliera con la carta delle sue dimissioni. Una eventualità, questa, vissuta a Bruxelles come una sciagura. Ed a poche ore dall’inizio del vertice, in effetti, Monti lancia la sua sfida: l’italia dirà sì alla Tobin Tax solo se la Cancelliera accetterà lo scudo anti-spread. Una offerta, questa, che tocca nel vivo la suscettibilità politica della Merkel, dato che la tassa sulle transazioni finanziarie è la condizione posta dalla Spd per ratificare nel Parlamento tedesco il Fiscal Compact.

Un Monti, quindi, primo attore della scena europea se non, addirittura, regista: il riconoscimento politico fattogli sia da Merkel sia da Hollande, mercoledì, a margine di un bilaterale franco-tedesco, può infatti esser letto come un sostegno al ruolo che l’ex Presidente della Bocconi si è auto-assunto grazie alla capacità di iniziativa e mediazione dimostrate. Una capacità che si direbbe più politica che tecnica.

Ma analizziamo il contesto. Cipro e Spagna avanzano ufficialmente richiesta di bailout. Il Ministro delle Finanze del governo greco si dimette prima ancora di insediarsi, ufficialmente per ragioni di salute. Un problema di salute ferma anche il Primo Ministro Samaras, che non partecipa al vertice europeo del 28 e 29. Un rapporto stilato dai presidenti di Commissione europea (Barroso), Bce (Draghi), Van Rompuy (Consiglio europeo) e Juncker (Eurozona) aggiunge una carta al mazzo delle possibilità: un progetto e relativa road map per l’integrazione politica, finanziaria e fiscale. Si comincia a discutere anche di questo, martedì sera, al pre-vertice dei Ministri finanziari dove si lavora di cesello per trovare, tra le ipotesi in gioco, una soluzione di svolta. Trattative intense, ma aperte. In luogo del Premier, il vice-ministro dell’Economia, Grilli. Monti intanto interviene in Aula per riferire sulla posizione dell’Italia al vertice europeo, annunciando tra gli applausi dei deputati la propria determinazione a non chiudere il vertice senza un accordo in grado di tranquillizzare i mercati. In merito, Monti propone l’introduzione di Efsf destinato al mercato secondario dei titoli, ma limitatamente ai soli paesi virtuosi, quelli cioè come Italia e Spagna che, pur avendo avviato le riforme e lavorato alla stabilità, non ricevono l’apprezzamento dovuto da parte dei mercati, e questo – si osserva – a causa delle incertezze sulle prospettive non loro, ma dell’Eurozona.
Valga a monito il caso della Spagna. Nonostante il fondo salva-banche, le misure di rigore, le riforme i mercati fanno volare i tassi sul debito ad una soglia di non-sostenibilità; ed è questo l’allarme lanciato dal Primo Ministro Rajoy. Quanto sta succedendo oggi alla Spagna potrebbe accadere all’indomani dell’euro-vertice all’Italia: a cosa varrebbero, in tal caso, provvedimenti sofferti come la riforma del lavoro? Approvata mercoledì, sotto la blindatura di quattro voti di fiducia, la riforma del Ministro Fornero si annuncia già ‘migliorabile’ con il concorso del Parlamento, cioè non ancora definitiva. E questo, certo, non aiuta a creare senso di stabilità, né sui mercati né nel paese. Oltre alla questione degli esodati, restano in sospeso le rigidità all’uscita denunciate dalle imprese, ed il non compimento della progettata universalizzazione del welfare. Il Wall Street Journal ironizza, facendone un esempio della inconcludenza italiana. Il Ministro replica dalle colonne dello stesso giornale, ma crea un piccolo scandalo quando definisce il lavoro non più un diritto. Si riferiva al “posto di lavoro” – è costretta poi a precisare in una nota.

Politica
Martedì, alla vigilia dell’intervento in Aula, Monti incontra Berlusconi, Alfano e Letta. Subito dopo, all’assemblea dei deputati Pdl, Berlusconi riferisce di uno stato di assoluta incertezza rispetto al Consiglio europeo, sconsiglia quindi al suo partito di seguire la suggestione di elezioni anticipate, ma nell’eventualità di un simile scenario, annuncia la propria disponibilità a coprire il ruolo di Ministro dell’Economia in un futuro governo Alfano. In tal senso, spiega, il Pdl potrebbe arrivare in questa legislatura ad un accordo con il Pd per una legge elettorale di tipo tedesco, dunque proporzionale con sbarramento. Liquida poi l’alleanza tra progressisti e moderati proposta da Casini al Pd, perché gli elettori la boccerebbero. Il Pdl, quindi, si prepara a giocare fino in fondo la prossima partita elettorale, e giocarla ancora con Berlusconi in campo.

Intanto si segnala il riavvicinamento tra Lega e Pdl, che in Senato votano congiuntamente un emendamento leghista sul Senato federale. Nella formulazione approvata, la nuova composizione della camera alta prevede 250 senatori più 21 rappresentanti delle regioni.

Mentre un sondaggio colloca una eventuale lista Montezemolo al 20%, fa discutere un’intervista rilasciata da Beppe Grillo ad un quotidiano israeliano. Il leader del Movimento 5 Stelle, sposato ad una iraniana, parla dell’Iran come di una isola felice, benestante e pacifica liquidando come falsità propalate dalla lobby israelo-americana il pericolo nucleare e la minaccia di distruzione dello Stato di Israele reiterata da Ahmadinejad.

Economia
Mps annuncia un piano di ristrutturazione che prevede, tra l’altro, la chiusura di 400 sportelli e la riduzione di quasi 5000 dipendenti. Intanto, dalle colonne del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti denuncia il rischio per Uniceredit e Generali di finire in mano tedesca, a seguito di operazioni finanziarie tacciabili di scarsa trasparenza.

Google lancia un nuovo tablet, che sia promette più efficiente e meno costoso dei competitor made in Amazon, sebbene forse non altrettanto sofisticato dell’Ipad. Sarà in vendita negli Stati Uniti a partire da metà luglio al prezzo di 199 dollari.

Giustizia
Berlusconi è assolto, insieme al figlio, perché il fatto non sussiste nel processo Mediatrade che lo vedeva imputato per reati fiscali risalenti al 2004. Prosciolto per prescrizione, invece, per i fatti riferiti ad un periodo precedente.

Il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni,  viene dato dai giornali come indagato nell’inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità lombarda. Il governatore tuttavia nega, non avendo ancora ricevuto un avviso di garanzia e, pertanto, rifiuta di dimettersi. Una battaglia civile, la sua, contro l’illegale diffusione alla stampa di notizie coperte da segreto istruttorio. La Lega, tuttavia, dà segni di impazienza lasciando intuire la possibilità di far venire meno l’appoggio al governo regionale.

Luigi Lusi, in carcere, racconta la sua verità ai magistrati. Secondo l’ex tesoriere della Margherita, la gestione dei soldi della, compresi gli investimenti immobiliari e le società estere, sarebbe stata concordata con il Presidente Rutelli. Le dichiarazioni del senatore, tuttavia, secondo i magistrati non trovano riscontri. Rutelli intanto annuncia di procedere legalmente per calunnia.

Relazioni internazionali. Si aggrava la crisi diplomatica tra Turchia e Siria dopo l’abbattimento di un aereo turco da parte delle forze militari di Damasco. La Nato, cui si appella Ankara in virtù dei vincoli di protezione che legano i membri dell’Alleanza, spinge per una soluzione diplomatica. Ferma la denuncia di Inghilterra e Italia contro l’atto siriano. Damasco intanto ufficializza lo stato di guerra.

Ancora una vittima italiana in Afghanistan: un razzo talebano colpisce a morte un nostro Carabiniere.

@kuliscioff

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la nota politica

On 15 giugno 2012, in News, nota politica, Senza categoria, by Stefano Ragugini

I 100 miliardi accordati dalla Bce al governo spagnolo, che a sua volta li gira alle banche nazionali in sofferenza (Bankia), non bastano a rassicurare i mercati che, da lunedì, fanno vivere alle borse europee giornate da ottovolante. Dopo l’esordio rassicurante sui titoli spagnoli, comincia infatti l’affondo sull’Italia, evidentemente individuata come prossimo anello debole di una catena – l’Euro – che alle condizioni attuali non regge più. Anche perché, il fondo comune di salvataggio gestito dalla Bce è stato prosciugato dall’ultimo intervento spagnolo: un intervento analogo, per l’Italia, non sarebbe quindi più possibile. La situazione del nostro paese è diversa – si precipitano ad affermare il Premier Monti ed il Ministro dello Sviluppo Passera, ma i mercati più che alle dichiarazioni d’intenti guardano ai fatti, e passano alla cassa delle aspettative deluse, quelle riposte sui professori chiamati a fare le riforme. Martedì l’attacco all’Italia è esplicito. Il panico echeggia nei media di tutto il mondo. Monti replica con malcelato disappunto all’esternazione del ministro delle Finanze austrico che aveva dato per certa la richiesta di bailout anche da parte dell’Italia. Convocato un vertice straordinario, nella serata di martedì, con i leader dei tre partiti della maggioranza, la mattina dopo, Monti interviene in aula a riferire sulla situazione economica e chiedere un chiaro mandato a rappresentare il paese al prossimo vertice europeo del 28 e 29 giugno. Lo ottiene: Alfano, Bersani e Casini confermano la fiducia ma incalzano il professore a ‘battere i pugni’’ in Europa ed accelerare sulle riforme.

Dopo la discussione in aula, Monti vola a Berlino per incontrare il collega delle finanze Wolfang Schaeuble, il quale accoglie il Presidente del Consiglio italiano definendolo “l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto”. La Germania perora la causa della Tobin Tax. Monti dice sì, purché estesa  ai 27 o ai 17 dell’area Euro. Quanto agli impegni dell’Italia, Monti precisa che il rigore sui conti resta lo zenith dell’azione di governo, esclude l’eventualità di una nuova manovra e annuncia l’imminente avvio di un piano di dismissioni del patrimonio (immobiliare e mobiliare) pubblico. A questo – ricorda Monti – deve aggiungersi la spending review attualmente in corso che permetterà di risparmiare 5 miliardi, subito, e altri 8-9 nel 2013, oltre al decreto sviluppo elaborato dal Ministro Passera discusso in Cdm venerdì, primo spep di un piano strutturato in una seria di pacchetti da scartare progressivamente. Tra le prime misure individuate, la defiscalizzazione delle ristrutturazioni edilizie, oltre ad una serie di micro-interventi, anche a ‘costo zero’, volti a motivare le imprese del settore. Avanti con le riforme, quindi. Obiettivo: rigore e crescita.

E di rigore e crescita hanno discusso giovedì a Roma il presidente francese, François Hollande, ed il Presidente del Consiglio italiano. Francia e Italia convergono sulla necessità di impegnare l’Europa in un piano strutturale per la crescita che permetta di sanare le vulnerabilità dei paesi periferici. Esplicito il riferimento alla Grecia da parte di Hollande che, nella sua prima visita in Italia, ha espresso profondo apprezzamento per il Presidente Napolitano. Il Capo dello Stato, da parte sua, in un incontro venerdì con il Presidente tedesco ha ribadito il proprio impegno diretto nel dibattito sulle prospettive dell’Europa. Il nodo non sono più gli euro bond, ma la ‘Unione politica’. È su questo che la Germania ha adesso tarato gli obiettivi. Il consolidamento dell’integrazione, attraverso la cessione da parte degli Stati membri di porzioni sostanziali di sovranità permetterebbe infatti di superare le incertezze dovute all’asimmetria nelle governance politica ed economica dell’area monetaria comune.

Attesa intanto, oltre che per il secondo turno delle legislative francesi, per il voto in Grecia di domenica. Il leader di Syriza, il movimento di sinistra dato favorito nei sondaggi, interviene sul Financial Times per spiegare il ‘progetto’ di ricostruzione e crescita che punta a sanare gli abusi perpetrati alla democrazia europea dai vecchi establishment: “The people of Greece want to replace the failed old memorandum of understanding – scrive Alexis Tsipras – (…) with a “national plan for reconstruction and growth”.” Rispetto a questa prospettiva è stato proprio Hollande ad impegnarsi affinché l’Europa predisponga un piano di investimento per la crescita greca, subordinandolo tuttavia al rispetto degli impegni assunti da Atene nel bailout, cioè tagli e riforme.

E le riforme strutturali sono oggetto dell’attenzione europea anche in Italia. La riforma delle pensioni varata dal governo Monti, e inizialmente salutata come un toccasana per la sostenibilità del sistema, sembra però mostrare un primo bug: la non-copertura dei così detti esodati. Lunedì l’Ansa dirama un documento inviato dall’Inps al Ministro Fornero prima, non dopo, la firma del decreto che prevede la copertura per 65.000 esodati. Nel documento dell’Inps la stima è di circa 400.000 posizioni. La notizia crea grave imbarazzo al Ministro del Lavoro, Fornero, che convoca d’urgenza i vertici Inps, diramando a fine incontro, un comunicato che esprime grande disappunto per la fuga di notizie. Una risposta che certo non contribuisce a placare le preoccupazioni. Delle due l’una: o i dati dell’Inps sono sbagliati o ha sbagliato il Ministro. Lega, Idv e alcuni esponenti del Pdl avanzano una mozione di sfiducia per il Ministro Fornero che sarà chiamata a riferire in Aula martedì prossimo. Il dato dell’Inps tuttavia, sebbene cavalcato dai sindacati come ‘prova’ dell’errore compiuto dal Ministro, sembra riferirsi ad una platea più ampia degli esodati stessi: quella cifra infatti indica il numero complessivo dei disoccupati anagraficamente incapsulati nel limbo regolatorio tra il vecchio ed il nuovo regime previdenziale, dunque anche persone tecnicamente non rientranti nella categoria dell’esodo.

Anti-corruzione. Il governo pone non una ma tre fiducie sul ddl del Ministro Severino, così da superare l’altrimenti paralizzante scontro tra Pdl e Pd sui tre punti controversi del provvedimento: incandidabilità dei condannati; traffico di influenze e concussione. Il testo approvato alla Camera delega il Governo ad adottare, entro un anno, un decreto legislativo per disciplinare l’incandidabilità alla carica di parlamentare europeo, deputato e senatore, oltre che alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali dei condannati con sentenza passata in giudicato per reati gravi (mafia e reati contro la Pubblica amministrazione), e/o punite con pene superiori ai tre anni. A costoro viene interdetto anche l’accesso alle cariche di presidente e di componente del Cda dei consorzi, di presidente e di componente dei Consigli e delle Giunte delle unioni di Comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali, di presidente e di componente degli organi esecutivi delle Comunità montane. L’Idv vota contro (avrebbe voluto che il divieto valesse anche per i condannati in primo grado); Fli si astiene (ne chiedeva l’applicazione immediata, cosa che in realtà secondo il Governo, è possibile anche nella formulazione approvata). Passano anche gli articoli sulla “corruzione tra privati” e l’aumento, voluto dal Pd, delle pene, nel minimo e nel massimo, per la corruzione. È ridefinito, poi, il reato di concussione che diventa riferibile al solo pubblico ufficiale. Ora il passaggio in Senato, dove si annuncia forte mobilitazione del Pdl.

Rai. Il Pdl reagisce allo ‘strappo’ istituzionale compiuto dal Presidente del Consiglio sulla designazione dei nuovi vertici Rai, facendo ostruzionismo sui nomi e contestando il metodo. Il Pd annuncia invece di non partecipare alla nomina degli altri componenti del cda, così da rispettare i criteri di ‘terzietà’ dalla politica cui Monti ha invitato i partiti ad attenersi. Intanto, però, Bersani pubblica su Facebook un invito ad alcune associazioni di ‘area’ (Libera, Libertà e Giustizia, Se non ora quando) di avanzare candidature loro, cioè della “società civile”. Così facendo la ‘lottizzazione’ avverrebbe lo stesso, ma in maniera surrettizia, essendo le associazioni coinvolte riconducibili all’area di pensiero facente capo al quotidiano la Repubblica di cui, come noto, si ipotizza la partecipazione alle prossime elezioni con una lista civica propria.

L’orizzonte dei partiti è ormai chiaramente tarato sull’orizzonte delle prossime elezioni. Nel Pd si vanno definendo le regole della competizione interna – primarie aperte, primarie chiuse… Intanto Matteo Renzi comincia a scaldare i motori: il 23 prossimo, a Firenze, si terrà un nuovo ‘Big Bang’, non più alla stazione Leopolda ma analogamente aperto a tutti. Stavolta, i protagonisti saranno gli amministratori locali, ma è evidente che quello che verrà fuori sarà qualcosa di più di una semplice rassegna di buone intenzioni: la corsa di Matteo Renzi alla conquista del centro-sinistra (e delle prossime elezioni) comincia lì.

Anche nel Pdl, dopo l’annuncio del segretario Alfano di indire primarie per il candidato alla premiership, si parla di primarie. Si fanno avanti, più o meno esplicitamente, le prime auto-candidature dell’era post-berslusconiana, oltre a quella del segretario, candidato per default: sono il governatore del Veneto, il liberale Gianarlo Galan, e Daniela Santanche, al momento attiva in una campagna di ‘disobbedienza fiscale’ contro l’Imu.

Intanto, però i sondaggi premiano ancora il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, dato in costante ascesa e prossimo a raggiungere la vetta come partito potenzialmente favorito dagli elettori. Questo, naturalmente, al netto della eventuale ufficializzazione della partecipazione alla corsa elettorale di Italia Futura, l’associazione di Montezemolo. Se la candidatura diretta dell’ad di Ferrari e di Ntv viene data per ‘improbabile’, non si esclude una partecipazione indiretta di IF, ad esempio a sostegno di Matteo Renzi. I giochi politici per il 2013, quindi, sono ancora molto aperti.

Terrorismo. Un’operazione dei Ros porta all’arresto di 10 anarchici appartenenti alle sigle Fai e Fronte rivoluzionario internazionale. L’accusa è il coinvolgimento negli attentati del 2009 alla Bocconi, al Cie di Gradisca, al dg di Equitalia. Ganzer. Possibile un legame con gli spari al manager di Finmeccanica, Adinolfi. Sarebbe stata rilevata dagli inquirenti anche una “saldatura con gli anarchici greci”.

@kuliscioff

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Settimana densa di azioni politiche, quella appena trascorsa, sia sul piano interno sia su quello europeo.
In breve: il Consiglio dei Ministri licenzia venerdì il decreto ‘semplificazioni’, un insieme corposo di interventi per la riduzione degli oneri burocratici e lo snellimento delle procedure fiscali per imprese e cittadini. Si compie così un ulteriore passo nella tabella di marcia fissata dal Presidente Monti: dopo i provvedimenti per la messa in sicurezza dei conti pubblici (Salva Italia), le liberalizzazioni per il rilancio dell’economia (Cresci Italia), si procede con la modernizzazione e semplificazione del rapporto fra apparati pubblici e cittadini e imprese.
La linearità del percorso e l’incisività delle decisioni assunte dal governo hanno una ricaduta immediata sul piano economico, ovvero nella dimensione europea in cui le dinamiche finanziarie italiane si collocano. L’apprezzamento dei mercati e delle istituzioni politiche e finanziarie internazionali per la leadership Monti si traduce infatti in un significativo ritorno di fiducia verso il nostro paese: spread e rendimenti di CTz e BTp sono in calo, mentre le borse si mostrano verso il nostro paese cautamente, ma evidentemente, positive.
All’Ecofin, il Ministro dell’Economia Monti può così presentare non una nuova Italia, ma un’Italia restituita al rango perduto, sia sul piano economico sia su quello politico. Un’Italia, addirittura, capace di assumere la leadership di un’Europa allo sbando. Questa, almeno, la chiave di lettura ormai reiterata sulle colonne del Financial Times, che ancora venerdì titola: ‘l’Europa è sulle spalle di Monti”.
Quanto alle decisioni di Bruxelles, tuttavia, i risultati tardano ad arrivare, a dispetto del monito delle massime autorità finanziarie europee (Bce) ed internazionali (Fmi) ad agire rapidamente. Il nodo resta la Germania, ovvero il rifiuto a concedere il rafforzamento del fondo salva stati, che invece la Banca centrale individua come via maestra al superamento della crisi. La linea della signora Merkel, però, è chiara: i paesi membri devono essere vincolati ad un fiscal compact più severo e procedere internamente alle riforme strutturali necessarie per restituire loro crescita.
Da Davos, intanto, dove è riunito il tradizionale Forum economico internazionale, fa discutere la proposta del finanziere Usa George Soros: usare la European Financial Stability Facility (il fondo salva stati) e lo European Stability Mechanism (il Fiscal Compact) per assicurare la Bce contro il rischio di insolvenza dei nuovi titoli di Stato acquistati da Italia e Spagna. In tal modo, sostiene Soros, i due paesi oggi in difficoltà sarebbero in grado di rifinanziare il loro debito a tassi prossimi a quelli sulle riserve obbligatorie di depositi della Bce, oggi all’1%.
Se sul piano europeo i due Mario – Monti e Draghi – fanno squadra, su quello interno il governo, a dispetto del sostegno dei principali partiti, registra alcune difficoltà negoziali. Il tavolo per la riforma del lavoro convocato lo scorso lunedì si è infatti chiuso velocemente con il sostanziale rifiuto dei sindacati sia del metodo ‘innovativo’ (lo scambio di proposte via email), sia del merito ‘ambizioso’ (l’eliminazione della cassa integrazione straordinaria) scelti dal Ministro Fornero.
Inasprire i toni, d’altronde, sarebbe stato rischioso per il governo, visto il nervosismo delle categorie socio-economiche colpite dai provvedimenti presi. Questa settimana è stata la ‘rivolta dei TIR’ ad aver determinato gravi e sostanziali disagi a consumatori e imprese, disagi oltretutto aggravati dalla natura non controllata delle manifestazioni.

Sul piano normativo, va sottolineata anche la mobilitazione in Rete per l’affaire SOPA italiano, ovvero il tentativo dall’on. Fava di introdurre con un emendamento alla legge comunitaria provvedimenti anti-pirateria giudicati lesivi della libertà dei provider. Un fronte parlamentare trasversale si è costituito per bloccare la norma. Emendamenti anti Fava sono stati infatti presentati da Fli, Pdl, Pd, Idv e Radicali. Non si esclude un rilancio delle iniziative anche in seguito alla recentissima adesione della Ue all’Acta, la convenzione internazionale contro la pirateria online.
Sul piano politico, inoltre, merita attenzione il nuovo posizionamento della Lega: Bossi incalza Berlusconi definendolo “una mezza tacca” per il sostegno del Pdl al governo Monti. Solo una boutade ad uso interno, quella del leader leghista. Resta tuttavia il nervosismo della base di entrambi i partiti, ovvero la mancanza di prospettiva dovuta anche alla precarietà delle rispettive leadership: nella Lega si spinge per Maroni, mentre nel Pdl si vorrebbe aprire la pagina Alfano. I vecchi leader tuttavia hanno dalla loro ancora un potere di condizionamento enorme.
Infine una segnalazione: Italia e Libia hanno firmato la «Tripoli declaration», un nuovo patto che punta a «rafforzare amicizia e collaborazione nel quadro di una nuova cornice di rapporti bilaterali e multilaterali» sulla base dei cambiamenti avvenuti nel Paese. Una dichiarazione di intenti, dunque, non ancora un trattato vincolante: un passo importante però per formalizzare con le nuove autorità libiche un rapporto di cooperazione economica, tecnica e scientifica fra i due Paesi.

Habemus governatore: Ignazio Visco, già Vice-Direttore generale di Bankitalia, è stato designato giovedì dal Presidente del Consiglio alla successione di Mario Draghi. La nomina, che ha ricevuto l’approvazione del presidente della Repubblica, sarà ora sottoposta al vaglio del Consiglio Superiore di Palazzo Koch.

Il board della Banca centrale, nel felicitarsi per la decisione del governo, ha tuttavia lamentato la gestione ‘disinvolta’ del dossier. La partita è stata infatti disputata per mesi su un piano eminentemente politico – con Berlusconi favorevole alla designazione del Direttore generale, Saccomanni, e Tremonti e Bossi inclini invece alla nomina del ragioniere generale dello Stato, Vittorio Grilli. Secondo Palazzo Koch, questo avrebbe rischiato di minare l’immagine di Bankitalia colpendo proprio quello da tutti giudicato come il principale dei suoi asset: l’autonomia dalla politica.

Per il governo italiano, resta il nodo Bini Smaghi, attuale membro della Bce: con la designazione di Draghi al vertice della Banca centrale europea, il governo Berlusconi aveva accordato al Presidente francese Sarkozy la rinuncia dell’altro italiano attualmente presente in Bce, Bini Smaghi, appunto. Questi, tuttavia, come è sua facoltà, non si è ancora dimesso dal board, per non subordinare l’indipendenza dell’Istituto bancario europeo alla volontà politica dei governi.

Ancora solo indiscrezioni sul decreto per lo sviluppo al momento allo studio del Governo. Il provvedimento, che viene annunciato come “a costo zero”, dovrebbe prevedere tra l’altro un fondo per l’accesso ai mutui da parte delle giovani coppie sposate e la digitalizzazione delle pagelle scolastiche. Si comincia intanto a ventilare anche l’ipotesi di un “concordato fiscale”.

È stallo anche sul fronte europeo: Merkel e Sarkozy continuano a negoziare ma il punto di equilibrio, ovvero le misure sistemiche da assumere a livello europeo per la gestione della crisi finanziaria, ritarda ad esser trovato. Fissato, pertanto, un nuovo vertice straordinario tra i leader di governo europei. Le ricadute sull’Italia sono ormai le consuete: spread coi Bund tedeschi  in schizofrenica ascesa.

“Sic transit gloria mundi”: così il Presidente del Consiglio ha commentato la fine del dittatore libico Gheddafi. Secondo Berlusconi, la guerra, a questo punto, può considerarsi conclusa. Opinione opposta a quella espressa invece dal Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, secondo la quale, appunto, la “guerra non può ancora considerarsi conclusa”.

Oltre ai danni, le polemiche: la violenza scoppiata nella manifestazione degli “indignati” sabato scorso a Roma, sebbene condannata da tutte le forze politiche, espone il governo ad una raffica di accuse. I poliziotti, scesi a loro volta in piazza contro i tagli al comparto sicurezza, respingono la soluzione dapprima avanzata dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, e successivamente rilanciata dal Ministro Maroni, di dotare le forze di polizia di strumenti di repressione straordinari, come il ‘fermo’ dei manifestanti senza autorizzazione del magistrato. L’ipotesi di un ritorno alla legge Reale – provvedimento emergenziale risalente agli Anni di Piombo – è stata tuttavia fatta rientrare nel giro di pochi giorni anche in virtù delle osservazioni  critiche – sul piano tecnico oltre che politico – levatosi in particolare da responsabili ed operatori dell’ordine pubblico.

Il centro-destra vince le regionali in Molise. Si conferma così il governatore uscente, Michele Iorio, del Pdl, sostenuto anche dall’Udc. La vittoria sullo sfidante di centro-sinistra è stata conseguita anche in virtù del successo della Lista 5 Stelle, il movimento di Beppe Grillo, che ha presentato un proprio candidato. Più che il successo del Pdl, tuttavia, gli analisti concordano nell’evidenziare la sconfitta del Pd che passa dal 20% circa delle ultime politiche al 9% attuale.

Dopo l’approvazione della mozione Lega-Pdl sulla partecipazione dell’Italia alla missione in Libia e le iperboliche conseguenze politiche dalla medesima innescate, il Governo nomina 9 nuovi sottosegretari, tra i quali alcuni esponenti del gruppo dei “Responsabili”, composto da quei parlamentari transfughi che, con il loro voto favorevole, hanno permesso a Berlusconi di ottenere la fiducia il 14 dicembre scorso, a dispetto dell’uscita dalla maggioranza di Futuro e Libertà, la formazione di Gianfranco Fini.
Entrano nell’esecutivo anche alcuni ex esponenti di Fli. Inevitabili le polemiche, anche in virtù del fatto che il Premier ha annunciato pure un ulteriore allargamento della compagine governativa ad un’altra decina di persone. Per aumentare il numero delle poltrone di governo, tuttavia, sarà necessario predisporre un disegno di legge ad hoc: al momento, infatti, esiste un preciso vincolo normativo motivato da esigenze di controllo della spesa pubblica. Il provvedimento estensivo – ha però spiegato il Capo del Governo – consentirà a ministri e sottosegretari di essere sempre presenti in Aula e permetterà a tanti parlamentari di “trovare soddisfazione” alle loro “legittime aspirazioni”. Berlusconi intende nominare al più presto anche un nuovo ministro delle Politiche comunitarie per riempire il posto lasciato vacante da Andrea Ronchi, che aveva abbandonato il Governo in seguito alla rottura dei finiani.

Intanto, il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (che mercoledì sera a Porta a Porta il Premier aveva designato come suo possibile successore a Palazzo Chigi, in caso di suo anticipato ritiro), ha illustrato il piano del governo per lo sviluppo. Il decreto legge verte soprattutto sull’alleggerimento delle procedure burocratiche per imprese e professionisti. Tra le misure stabilite, agevolazioni fiscali per chi assume al sud (a tempo indeterminato), il varo della Banca del Mezzogiorno e l’introduzione, in fase sperimentale, per due anni, di crediti di imposta per le imprese che investono in ricerca. È stata poi annunciata dal Ministro anche una circolare destinata alle Agenzia delle Entrate con la quale verranno definite le sanzioni da comminare ai funzionari della riscossione in caso di abuso di controlli fiscali. L’obiettivo è limitare l’accanimento del fisco contro imprese e liberi professionisti. L’iniziativa è stata accolta con favore dalle associazioni di categoria.

Sul fronte giudiziario si segnala la traduzione in carcere di Calisto Tanzi, l’ex patron di Parmalat condannato a 8 anni per il crac del gruppo e la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati dell’inchiesta sulla così detta ‘cricca’ composta, tra gli altri, dall’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Le accuse sono pesanti: corruzione ed illeciti scambi di favori, anche sessuali.

Si terranno sabato a Bergamo le Assise generali di Confindustria: per gli industriali, la priorità ormai non più differibile è la crescita, dunque la rimozione di quegli ostacoli strutturali – deficit infrastrutturale e carico fiscale su imprese e lavoro, soprattutto – che rendono difficile alle aziende italiane competere sui mercati internazionali. Agli industriali, tuttavia, il Premier manda un messaggio di sfida: lamentatevi meno e datevi da fare più. Attesa la replica degli imprenditori.

Le amministrative, infine. Napoli e Milano si confermano i teatri cruciali della sfida. Il Premier si predispone ad una settimana di campagna aggressiva. A Milano, rilancia i leit motivi tradizionali – i comunisti, i giudici eversivi…; a Napoli invece, dove si rinnova l’emergenza rifiuti, sarà nuovamente inviato l’esercito perché almeno il giorno del voto, i napoletani possano trovare strade igienicamente conformi agli standard del mondo sviluppato.