“Nella vulgata comune il lobbista è ancora sinonimo di intrallazzo. L’iconografia lo dipinge come un maneggione in blazer, come l’uomo nero che smista mazzette per velocizzare una pratica o spingere un emendamento”, così recita la prima pagina de l’Espresso del 24 ottobre scorso.
Quando la stampa nazionale ci descrive le lobby come potenti, condizionanti e, in alcuni casi, un ostacolo alla politica, risulta naturale avere una percezione negativa di tale fenomeno.
2600 gruppi di pressione, 100 studi legali, 150 società di consulenza attive a Bruxelles: queste cifre fanno pensare a molti che i lobbisti siano ‘sentinelle del profitto’ e che stiano addirittura sostituendo il Parlamento.
Ma chi è esattamente il lobbista? Il professor Pier Luigi Petrillo, professore associato di Diritto pubblico comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, ci dice che le lobby sono legittime espressioni di una società multiforme e che rappresentano il naturale sviluppo delle democrazie industriali. Si tratta, traducendo le sue parole, di professionisti che si affiancano alla legislazione nella rappresentanza di interessi legittimi.
Il rapporto tra lobbista e decisore è un rapporto a due: il professionista porta all’attenzione del proprio interlocutore una tematica rilevante in modo trasparente, dimostra di avere competenze specifiche in materia e cerca di influenzarlo nella direzione ‘giusta’.
Difendere interessi particolari nell’ambito dell’interesse generale del Paese disponendo di un’approfondita conoscenza giuridico-economica e dei fenomeni politici: questo è il ‘mestiere del lobbista’.
Tale professione è, pertanto, molto complessa: va dal monitoraggio istituzionale all’incontro con i decisori pubblici e privati, dall’analisi degli emendamenti all’attività di media relations.
Per questo motivo, Running, in collaborazione con Reti QuickTop, propone la XXVI edizione del corso “Comunicazione, lobby e politica che, anche quest’anno, si avvale della speciale partecipazione di docenti appartenenti al mondo accademico e delle istituzioni. Inoltre, valore aggiunto sarà conferito dal contributo scientifico dell’Università internazionale di Roma UNINT, dalla partnership con Agol (Associazione giovani opinion leader), Formiche (testata quotidiana online), e Il Rottamatore (aggregatore di 6 blog che analizzano il punto di vista di chi vuole cambiare l’Italia: dalla politica alla burocrazia).
60 ore in formula weekend, due moduli che prevedono nozioni di carattere istituzionale, economico e di public affairs, secondo un’impronta pratica conferita da case histories e laboratori di monitoraggio legislativo e drafting. Non da ultimo, saranno trasferite conoscenze utili ai fini dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione quali strumenti necessari alla creazione del consenso.
Dal 28 novembre al 14 febbraio verrà quindi data l’opportunità ad un massimo di 20 persone, selezionate tra laureati o laureandi in materie giuridico-politiche, economiche o di comunicazione, manager di relazioni esterne e istituzionali, consulenti e liberi professionisti che operano nell’ambito dei rapporti con i decisori pubblici, di apprendere e fare propri gli strumenti del lobbista in un ambiente dinamico e stimolante.

Antonella Del Prete
@AdpDelprete

Il lobbista non è un faccendiere

On 12 ottobre 2012, in Senza categoria, by admin

Prima di Tarantini, Bisignani e Lavitola, prima dei tanti tentativi di regolamentazione avanzati dalla politica italiana. Fare il lobbista è un lavoro serio. E’ la rappresentazione di interessi fatta in maniera seria, e professionale. Tutto il contrario di certe ridicole declinazioni all’italiana che finiscono all’attenzione della giustizia.

Del bisogno di professionismo di questi interlocutori la politica se n’è accorta da tempo. Il Ministero dell’Agricoltura sta lavorando a un decreto per rendere trasparente la sua interazione con le lobby, per regolare, almeno in parte, il settore applicando l’obbligo già esistente da anni di sottoporre i provvedimenti alla consultazione degli Stakeholders. Sarebbe un primo passo importante, anche alla luce delle norme contro “il traffico di influenze” che potrebbero essere inserite nel Decreto legge Anticorruzione, e che vanno ancora chiarite, perché bisogna definire i confini della legittimità di chi rappresenta ufficialmente e professionalmente interessi che debbono essere consultati.

Al di là delle evoluzioni normative che verranno, è ormai chiaro che il lobbista non è un faccendiere. Anzi. Un buon lobbista ha un patrimonio di relazioni, senza dubbio, che di per sé non costituiscono nulla di illecito, semmai è l’uso che ne se ne fa in alcuni casi a essere illegale.

Ma ha soprattutto una solida preparazione giuridica, istituzionale, economica, conosce a menadito i regolamenti parlamentari, il diritto italiano, sa la differenza tra un’interrogazione a risposta scritta e un’interpellanza urgente e sa qual è la procedura per essere auditi in commissione, sa informarsi sui lavori dell’aula. Ed è curioso, tanto, legge i giornali, parla, ascolta, si informa.

Un buon lobbista non vende fumo e non promette l’impossibile. Non promette di accontentare ogni richiesta del cliente ma lo aiuta a districarsi nella giungla della politica italiana, nell’individuazione di obiettivi possibili e possibili strategie per raggiungerlo.

Running si propone di formare questo tipo di professionista. Il suo corso “Comunicazione, Lobby e politica”, giunto alla 24sima edizione e quest’anno con un media partner d’eccezione come Spinning Politics, ha un approccio estremamente pratico, suddiviso in moduli che prevedono nozioni di carattere istituzionale, parlamentare, economico e di public affairs, in un’ottica attuale che prevede altresì l’utilizzo dei social network e dei new media quali strumenti utili per comunicare e creare consenso. Numero chiuso e alto grado di interazioni con i docenti (la maggior parte dei quali è selezionata direttamente dal mondo delle professioni) permettono a laureati e professionisti di acquisire e sviluppare competenze ed abilità specifiche. Dal 6 novembre, per 75 ore, attraverso case histories, testimonianze, laboratori, project works e simulazioni, i partecipanti saranno chiamati a mettere immediatamente in pratica quanto imparato.

Comunicazione, lobby e politica: la formazione di Running

On 25 settembre 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Comunicazione, lobby e politica – novembre 2012

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Lobby is in the air

On 30 luglio 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Dal blog: ILMONDOPIATTO di Massimo Micucci http://mondopiatto.blogspot.it/2012/07/lobby-is-in-air.html

Si scrive lobby ma si intende ipocrisia. Nuovo tentativo di regolamentare le lobbies stavolta con un disegno di legge del governo. Conterrebbe regole per la identificazione e la trasparenza dei lobbisti, di qualità (ci vuole la laurea in alcune materie), regole contro le ”revolving doors”, cioè la possibilità di passare da un incarico nella PA o nella politica alla rappresentanza di interessi con tanto di sanzioni pecuniarie.. Mi sembra urgente la prima esigenza,  pericolose e ipocrite le altre.

Trasparenza, registri, identificazione. Un bravo ministro di questo governo, Mario Catania ha risolto il problema stabilendo che si deve dichiarare per chi si lavora, ci si iscrive a un registro ed è fatta. Come nell’Unione europea. Perchè non estendere semplicemente questa procedura?

Revolving doors: in un’epoca in cui CEO di banche fanno i ministri, ingegneri diventati imprenditori fanno gli editori, gli imprenditori sono in politica. In un’ epoca in cui avvocati  e giudici parlamentari  fanno gli interessi dei loro colleghi, il problema è se dopo aver esercitato il loro mandato, vanno a rappresentare interessi privati e parziali o se li rappresentano impropriamente durante il mandato?

Ben venga la precisazione di non avere incarichi in contemporanea, ma siamo nel campo del  conflitto di interessi che ha bisogno di regole ferree dal lato di chi decide, non solo  dal lato di chi rappresenta interessi.Altrimenti l’intento è di proteggere da ogni obiezione la nuova casta. Dovremmo fare anche il contrario: chi ha fatto qualunque cosa nel privato non può accedere al pubblico per due anni! Con questa legge conviene eleggersi un parlamentare o un ministro e stiamo a posto.

Veniamo ai titoli di studio. Non ci vuole la laurea nè per fare il ministro nè il parlamentare. Leggo che Arthur Brooks il maître a penser dei Repubblicani USA ha fatto per due anni il suonatore di corno in un’orchestra di Barcellona. Il direttore del MIT Media Lab negli USA, Joi Ito, è un venture capitalist non laureato. In un’epoca in cui sapere specialistico ed educazione informale rispondono ad esigenze di competenza dal futuro imprevedibile, ricorriamo arbitrariamente alle certezze del valore legale del titolo di studio per  escludere dalla professione di lobbista chi non sia laureato in scienze politiche, diritto o, bontà loro, economia. Uno dei più preparati lobbisti d’azienda che io conosca è un ingegnere ed ha anche lavorato nella pubblica amministrazione. A sua volta l’ingegner De Benedetti, oltrechè imprenditore,  è strenuo difensore degli interessi delle sue aziende, cioè è anche uno dei lobbisti più importanti del paese. Se avesse 22 anni non potrebbe esercitare per difetto di titolo di studio. (poi a chi è venuto in mente il limite dei 22 anni ad un 23 enne? nda)

A noi interessa sapere se una legge proposta da De Benedetti o  da Berlusconi trucca il mercato dell’editoria, della tv, della pubblicità. Non la laurea di chi la sostiene. Ci interessa sapere che i parlamentari che la votano abbiano ascoltato tutti i punti di vista. Cioè anche lobbisti che la pensano diversamente. Quanto alle sanzioni è curioso che riguardino solo i lobbisti così definiti a tavolino e non i decisori. Intendiamoci a tutte le latitutidini con qualunque legge ci sono lobby potenti che influenzano la politica, il problema nasce quando la politica lo nasconde, i cittadini non sanno nulla e soprattutto quando il Big Business trucca il mercato e ne altera la libertà.

Trasparenza di interessi, distinzione di ruoli, assunzione di reponsabilità sono la base di una democrazia aperta e debbono consentire un gioco di contrappesi verificabili. Non ci serve una legge teorema: “quel che non si riesce a fare è colpa delle lobbyies” . “Togliete di mezzo gli sporchi lobbisti e tutto funzionerà”. Sulla spending review hanno messo le transenne. Ma ad accalcarsi erano lobbisti di Stato: enti, istituti, fondazioni,  società pubbliche, sindacati e che non vogliono essere cancellati o resi più efficienti. Nessuno ricadrebbe in quell’albo che riguarda solo i privati. I 2000 emendamenti sono stati presentati da parlamentari, confezionati da uffici legislativi in gran parte nella stessa PA  Tutta gente che il tesserino ce l’ha, come ce l’hanno i giornalisti parlamentari. La prova è che alla fine sono più potenti farmacisti, tassisti e notai,  per via di consensi storici  amicali ed esigenze locali, di quanto non lo siano le società farmaceutiche. La politica non funziona perchè ha rapporti scarsi e oscuri con il mondo dell’impresa, perchè non si sa chi rappresenta chi. Già s’è fatto un disastro con il reato di “traffico di influenze” equiparando a trafficanti tutti coloro che hanno relazioni, o le vantano,  indipendentemente dal fatto che l’azione del funzionario pubblico dia luogo o meno ad un “vantaggio indebito con un comportamento improprio”. Per ovviare al pasticcio di una legge (bastava scrivere “esclusi quelli che svolgono attività professionale” nda) si deve fare un’altra legge. Si vuol far credere anche stavolta che il vero nemico è l’interesse privato perchè “disturba il manovratore”, invece lo è quando trucca le regole e distorce il mercato, quando il capitalismo è connivente con lo  statalismo. Al privato si chiede di essere partner dal lato dei costi e delle imposte, ma deve tacere o dire la sua nelle forme preferite dallo stato. Insomma solo se è parte dell’establishment. Il capitalismo degli amici, relazionale. Se lobbies troppo potenti falsificano il libero mercato modificando le regole è male, muore la concorrenza e i suoi vantaggi. Se i politici le subiscono sono imbelli o venduti. Ma se lo stato riduce spese, funzioni e regolamentazioni eccessive, crea giusti contrappesi anche con l’accesso dei cittadini, con la libera e trasparente competizione tra i interessi: questo è maledettamente un bene. Ci sono barriere all’influenza impropria delle lobbies: la trasparenza, gli open data, la partecipazione, ma sopratutto una seria e aggiornata regolamentazione antitrust. Il resto è roba da stato padrone, cui viene da rispondere “Lobbista sarai tu”. Regolate ma fatelo bene.

Un caffè con Deborah Bergamini

On 18 aprile 2012, in caffè con, un caffè con, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Giovedì 19 aprile sarà nostro ospite l’On Deborah Bergamini, Componente IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera e Vice Presidente della Commissione Anticontraffazione . Si parlerà dello sviluppo dell’Agenda Digitale Italiana, dalle recenti iniziative del Governo alle proposte di legge in discussione in Parlamento. L’On. Bergamini è relatrice della proposta di legge sullo “Sviluppo dei servizi elettronici e digitali” e cofirmataria della più recente proposta di legge “ Disposizioni per la realizzazione dell’agenda digitale nazionale”.

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

“Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo.

Manageritalia Roma presenta un’iniziativa rivolta ai figli degli associati in età compresa tra i 24 ed i 32 anni, in cerca di occupazione o di altre prospettive professionali.

L’obiettivo è di far conoscere ai giovani alcune realtà aziendali, presentandone la struttura, il posizionamento, la cultura aziendale, la gestione delle risorse umane ed i percorsi di inserimento in azienda, attraverso un ciclo di incontri con aziende eccellenti nei rispettivi settori .

In questo primo incontro interverranno: Massimo Micucci Presidente Reti Spa (consulenza – lobbying e formazione), Saatchi & Saatchi (agenzia pubblicità), Carat (agenzia media), Monster ( recruiting on line e non solo…). Al termine delle presentazioni seguirà un buffet.

Massimo Micucci, Presidente di Reti Spa ha parlato  il 4 ottobre  di lobby 2.0 al Personal democracy forum di Barcellona. Con noi del Gruppo  Reti e con tutti i ragazzi che ha formato, nei corsi organizzati da Running, ne  parla ormai da molti anni infatti in tutti i percorsi formativi che progettiamo il tema 2.0 viene sempre studiato ed analizzato per capire come i politici, le aziende e i decison maker utilizzano questi strumenti: da facebook a twitter, da forsquare a linkedin e non può mancare slideshare… che ci permette di condividere con tutti voi le   slides dell’ intervento.

Corsi di formazione  Running 2010
Consigliere del Gruppo Parlamentare 25 ottobre – 13 dicembre Roma
Painting Lobbying 6 – 8 dicembre Bruxelles

E' nata l'Associazione People & Public Affairs

On 30 luglio 2010, in Running, by Stefano Ragugini

Giovedì 29 luglio è nata l’Associazione People & Public Affairs. Alle ore 18:00 a Palazzo Grazioli si sono infatti riuniti i soci fondatori dinanzi al notaio per firmare gli atti.

L’Associazione, a cui potranno aderire i discenti e i docenti che hanno partecipato ad attività formative organizzate dalla società Running, sarà un luogo di riflessione, di elaborazione e di confronto sui temi della comunicazione in ambito politico ed istituzionale e della corretta rappresentanza degli interessi legittimi, sia in Italia che in Europa. L’Associazione promuoverà il progresso culturale ed educativo degli aderenti e rappresenterà un’occasione di impegno e di partecipazione.
L’Associazione vuole anche proporsi al mondo professionale ed istituzionale come un interlocutore che, sulla base della propria esperienza e delle skills professionali degli aderenti, possa essere utile sia nella crescita culturale e professionale della lobbying, sia come possibile interlocutore nel reperimento di risorse professionali adeguate all’attività di Relazioni e Public Affairs in ambito politico ed istituzionale.

STATUTO E MANIFESTO DELL’ASSOCIAZIONE PEOPLE & PUBLIC AFFAIRS