Il Governo Letta ieri ha ottenuto la fiducia. Intanto, però, la disoccupazione è arrivata al 40,1%, l’Iva è passata al 22% e ancora non si è ben capito da dove verranno presi i soldi per coprire il “buco” Imu.

Al di là della “stabilità” politica, la crisi continua. L’Italia è ferma, immobile, e non riesce a rialzarsi. Le cose da fare sarebbero molte, le difficoltà tante. Gli investitori esteri non si fidano; le infrastrutture sono ridicole; i costi dell’energia sono tra i più alti d’Europa. “Il nucleare è pericoloso”, dicono. Ok. Ma non vanno bene nemmeno le pale eoliche: sono ecomostri. E le biomasse? Non ne parliamo neppure, inquinano.

Come si esce dal “tunnel” dell’immobilismo? E se ricorressimo anche in Italia – per questioni come la TAV – al débat public? Se iniziassimo a coinvolgere, in maniera sensata, i cittadini nelle decisioni che contano?

Si può fare, anzi si deve fare, ma a quel punto la Comunicazione deve esserlo con la C maiuscola. La politica deve saper comunicare perché si prendono delle decisioni o perché non si prendono. Già questo sarebbe un buon punto di partenza. E poi diciamolo: la politica non dovrebbe pensare solo al consenso, all’elettorato. Dovrebbe essere in grado di poter argomentare il perché di alcune scelte. Anche se scomode o controcorrente…

Comunicare “la politica” significa quindi rappresentare in modo trasparente, efficace e chiaro, i pro e i contro di alcune scelte. Di fatto comunicare vuol dire fare lobby. Ecco perché per noi Comunicazione è Lobby.

Ed è anche per questo motivo che Running organizza, in collaborazione con Reti e con la media partnership di Ferpi e Formiche, il corso Comunicazione, lobby e politica”  giunto alla sua XXV edizione.

Il lobbista non è un faccendiere

On 12 ottobre 2012, in Senza categoria, by admin

Prima di Tarantini, Bisignani e Lavitola, prima dei tanti tentativi di regolamentazione avanzati dalla politica italiana. Fare il lobbista è un lavoro serio. E’ la rappresentazione di interessi fatta in maniera seria, e professionale. Tutto il contrario di certe ridicole declinazioni all’italiana che finiscono all’attenzione della giustizia.

Del bisogno di professionismo di questi interlocutori la politica se n’è accorta da tempo. Il Ministero dell’Agricoltura sta lavorando a un decreto per rendere trasparente la sua interazione con le lobby, per regolare, almeno in parte, il settore applicando l’obbligo già esistente da anni di sottoporre i provvedimenti alla consultazione degli Stakeholders. Sarebbe un primo passo importante, anche alla luce delle norme contro “il traffico di influenze” che potrebbero essere inserite nel Decreto legge Anticorruzione, e che vanno ancora chiarite, perché bisogna definire i confini della legittimità di chi rappresenta ufficialmente e professionalmente interessi che debbono essere consultati.

Al di là delle evoluzioni normative che verranno, è ormai chiaro che il lobbista non è un faccendiere. Anzi. Un buon lobbista ha un patrimonio di relazioni, senza dubbio, che di per sé non costituiscono nulla di illecito, semmai è l’uso che ne se ne fa in alcuni casi a essere illegale.

Ma ha soprattutto una solida preparazione giuridica, istituzionale, economica, conosce a menadito i regolamenti parlamentari, il diritto italiano, sa la differenza tra un’interrogazione a risposta scritta e un’interpellanza urgente e sa qual è la procedura per essere auditi in commissione, sa informarsi sui lavori dell’aula. Ed è curioso, tanto, legge i giornali, parla, ascolta, si informa.

Un buon lobbista non vende fumo e non promette l’impossibile. Non promette di accontentare ogni richiesta del cliente ma lo aiuta a districarsi nella giungla della politica italiana, nell’individuazione di obiettivi possibili e possibili strategie per raggiungerlo.

Running si propone di formare questo tipo di professionista. Il suo corso “Comunicazione, Lobby e politica”, giunto alla 24sima edizione e quest’anno con un media partner d’eccezione come Spinning Politics, ha un approccio estremamente pratico, suddiviso in moduli che prevedono nozioni di carattere istituzionale, parlamentare, economico e di public affairs, in un’ottica attuale che prevede altresì l’utilizzo dei social network e dei new media quali strumenti utili per comunicare e creare consenso. Numero chiuso e alto grado di interazioni con i docenti (la maggior parte dei quali è selezionata direttamente dal mondo delle professioni) permettono a laureati e professionisti di acquisire e sviluppare competenze ed abilità specifiche. Dal 6 novembre, per 75 ore, attraverso case histories, testimonianze, laboratori, project works e simulazioni, i partecipanti saranno chiamati a mettere immediatamente in pratica quanto imparato.

Comunicazione, lobby e politica: la formazione di Running

On 25 settembre 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Comunicazione, lobby e politica – novembre 2012

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Twitter e politica: in Italia cinguettiamo da poco, ma la mania sta invadendo rapidamente istituzioni, redazioni, case. E sta cambiando il nostro modo di comunicare. Per capire come, quanto e perché ne abbiamo convocato un “Caffè con…” d’eccezione, non uno ma quattro ospiti, tutti twitstar: Roberto Rao o @robertorao, deputato Udc e portavoce di Pierferdinando Casini, Roberta Maggio alias @ubimaggio, regina degli hashtag, Stefano Menichini, ovvero @smenichini, direttore del quotidiano Europa e Andrea Di Sorte (@andreadisorte), coordinatore nazionale dei Club della Libertà. In una diretta Twitter mai così vivace, come testimoniano le decine di messaggi al nostro hashtag #caffecon e le teste chine sugli smartphone dei presenti, tutti attivissimi sul social network, Massimo Micucci ha introdotto l’ormai rituale appuntamento mattutino organizzato da Reti e Running.

“Con la rete ho provato a uscire dal cono d’ombra in cui normalmente vive chi fa il portavoce. Ho trovato il modo di comunicare me stesso”, racconta Rao, che ci rivela come se ne sia poi innamorato anche il leader Udc: “Casini ormai gestisce l’account dal suo iphone, e si vede. Twitter è una grande opportunità: dà la possibilità ai politici di uscire dal palazzo, li costringe a entrare in contatto col mondo e rispondere alla gente anche a mezzanotte, anche se la platea è ancora molto elitaria”.  L’interazione, dunque, e non una fredda comunicazione dei propri impegni è l’atteggiamento giusto per un politico sulla rete: non si può, ribadisce Rao, abbandonare tutto per venti giorni e poi dire che domani si va in tv, pena il defollow di massa. Un altro vantaggio dei cinguetti? La mattina ci trovi la rassegna stampa fatta dagli utenti più attivi, anche se attenzione, non bisogna smettere di leggere i giornali o si rischia di diventare “parassiti”.

La parola a @ubimaggio, che attacca con la sua specialità: “Gli hashtag su Twitter ci danno la linea, ed è secondo me un segnale importante che ci sia, ogni giorno, almeno un tema politico”. E poi sì, belli quelli brillanti e divertenti, ma diciamoci la verità, l’hashtag è come la canzone popolare: buca quello che intercetta il sentimento comune, non necessariamente il più creativo. Una riflessione sui numeri: negli ultimi tempi l’Italia si è accorta di Twitter, e con la crisi politica e l’arrivo dei vip è diventato più pop. Inutile storcere il naso: “Sono più apocalittica che integrata, non credo che Twitter sostituisca Facebook così come non credo che l’arrivo in massa di nuovi utenti sia necessariamente un male”. Il vantaggio indubbio del social network è, comunque, la trasparenza: su Twitter si vede subito se scrive il politico o il suo staff.

“Twitter sta diventando un flusso essenziale da seguire nell’arco della giornata”, attacca Stefano Menichini, che però puntualizza: una lettura critica del mezzo dimostra che l‘hardware è ancora quello tradizionale, cioè spesso si appoggia su agenzie di stampa e tv all news. Qual è allora il vantaggio? “L’informazione arricchita da commento diventa subito flusso d’opinione”, dice il direttore di Europa. E come si pone un giornalista riguardo al cinguettio? Conta molto la credibilità professionale acquisita e l’esposizione personale. “La novità è che ci sono giornalisti che decidono quali temi del quotidiano devono finire sulla rete e come seguirli durante il loro sviluppo”. E per quanto riguarda la politica? Un esempio del rapporto innovativo che ha con Twitter è l’elezione del sindaco di Milano con il “vento” che ha sospinto Pisapia, ma attenzione che la mobilitazione reale nel paese non può essere supplita da quella su Twitter, come dimostra il flop di #occupyscampia.

Andrea Di Sorte lo ammette subito: il Pdl è in netto ritardo, rispetto ad altri partiti, sulla presenza nei social netowrk: colpa di una cifra originaria, risalente alla discesa in campo di Berlusconi, che li porta a privilegiare tv e giornali. “Twitter lo usiamo come termometro e strumento di comunicazione”, spiega, elencando quali sono invece, per lui, i vantaggi del mezzo: innanzitutto il contatto diretto con il politico, che qui è costretto a risponderti, mentre magari la mail della Camera non la legge nemmeno. “Su Twitter è nato per gioco “formattiamo il Pdl” che ha creato un certo movimento all’interno del partito”.

Numerosi e appassionati gli interventi dei presenti, per lo più comunicatori nei partiti, nelle aziende e nelle istituzioni. Si invita a riflettere sul fatto che “la gente usa ancora Google e Facebook per informarsi, per cui nel parlare di Twitter bisognerebbe tener presenti i numeri reali”. E il media editor Idv ci rivela che “capita che Di Pietro twitta direttamente e ci smonti la linea che avevamo impostato noi dello staff”. Altri leader, invece, non sono online e tutto sommato non è un male: Berlusconi e Fini appartengono ad altre generazioni, su Twitter non ci stanno bene. “Tra l’altro preferisco che i politici siano impegnati  a governare”, osserva Menichini, mentre Rao sottolinea che la presenza social non è tutto, ma una gamba del tavolo importante, che può essere utile come “spot” per un programma elettorale. Le potenzialità, insomma, sono tante: grazie alle sentinelle della rete è stato preparato un emendamento che ha bloccato il cosiddetto SOPA italiano. “Attenzione, non abbiamo ancora visto come si comporta la politica con Twitter in campagna elettorale”, avvisa Roberta Maggio. E Menichini rimarca: “Ci rendiamo conto che Twitter è solo una conversazione, con gli stessi rischi di degenerare e creare polemiche?” Poi avvisa ancora: “La rappresentazione della realtà che i giornali prendono da internet diventa una realtà a sua volta, è come per la tv”.

“Vedi Alfano, fare il delfino di un pescecane è un mestiere rischiosissimo”. Battuta d’alemianamente strepitosa  – se ne converrà. Battuta che,  del ventennio più schizofrenicamente immobile che al nostro paese sia capitato la ventura di vivere, riassume con inusitata lucidità le ragioni del fallimento: il cannibalismo consustanziale alla forma leaderistico-plebiscitaria che non ha connessione nel reale, che non ha dimensione altra che il sé.

La politica – nelle forme e nei contenuti – in questo ventennio non è stata affatto rivoluzionata ma devastata, sostituita da una comunicazione non referenziale, non esperienziabile. Sostituita cioè dal vuoto, che è cosa diversa dalla immaterialità della parola. Le parole, anzi, in politica contano eccome. Contano perché o sono atti performativi o non sono. Ma il ventennio testé trascorso di fattuale ha prodotto zero, il deserto. Come la leadership del delfino che il pescecane si mangerà.

Le parole sono importanti, in politica. Gianluca Giansante al tema ha dedicato un libro, da poco edito per Carocci, che non parla (solo) agli addetti ai lavori ma sostanzialmente a tutti noi. Perché tutti noi siamo immersi nei social, e i social sono più che una rete, più che una piazza: sono le forme e gli strumenti contemporanei della decisione. E nei social le parole si usano, si manipolano, si consumano. Si fanno esse stesse politica, consenso, (dis)-informazione.
Le parole, in politica, sono importanti, già. Lo sono, però, se restano. E restano se diventano fatti, azioni, scelte.  

E adesso facciamo un gioco – diciamo – savianesco: l’elenco dei politici italiani contemporanei che alle parole hanno fatto corrispondere una trasformazione del reale. Ecco, viene in mente qualcuno?

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Comunicazione, lobby, politica. In uno scenario nazionale ed europeo che ha registrato negli ultimi anni importanti cambiamenti, Running inaugura con il patrocinio di Ferpi un corso destinato a formare due figure sempre più richieste e complesse: il lobbista e l’assistente parlamentare. Il corso, giunto alla sua ventiduesima edizione, è la sintesi di due distinti percorsi di studio, uno per lobbisti e l’altro per assistenti parlamentari,  che hanno segnato il successo di Running, formando oltre 600 professionisti. Per l’edizione del 2011 Running, società del gruppo Reti di Claudio Velardi, Massimo Micucci e Antonio Napoli, leader nella formazione politica, si avvale del prestigioso patrocinio di Ferpi, che metterà a disposizione dei suoi iscritti più meritevoli borse di studio a copertura del 50% della quota di partecipazione.

Il corso si terrà presso la prestigiosa sede di Palazzo Grazioli: novanta ore in turni infrasettimanali dal  26 aprile fino al 5 luglio.  Al termine delle lezioni gli studenti più promettenti saranno selezionati per uno stage presso gli uffici di Reti. Il programma è articolato per una formazione a 360 gradi: introduzione sullo scenario politico ed economico italiano, approfondimento sull’assetto istituzionale per poi toccare le tematiche dell’attività di lobby e quella parlamentare, con approfondimenti sui new media e social network quali utili strumenti per creare consenso. Quindi no si parlerà solamente di lobby diretta e quindi di come si fa monitoraggio istituzionale o la mappatura dei decisori politici ma si cercherà anche di trasmettere ai discenti utili informazioni su come strutturare un’ attività di lobbying indiretta con l’utilizzo del web e dei media.

Al termine del corso lo studente avrà una conoscenza dettagliata dell’assetto istituzionale italiano ed europeo, dell’attività del Parlamento e del processo di legiferazione, dei rapporti con le Regioni e le autonomie locali. Saprà utilizzare gli strumenti a disposizione del lobbista e le metodologie per la rappresentanza di interessi, dalla lobbying diretta alle media relations. Conoscerà l’attività e il ruolo del parlamentare, e saprà curarne i rapporti con il territorio. Insegnamenti indispensabili per chi voglia intraprendere queste professioni, arricchiti da case study, simulazioni, esercitazioni e testimonianze eccellenti, anche del mondo dei professionisti iscritti a Ferpi.

“Il lobbista e l’assistente parlamentare sono le professioni del futuro, per effetto dello spappolamento di vecchie figure politiche, come i partiti”, spiega Claudio Velardi, fondatore di Reti e docente del corso. “Non essendoci più i tradizionali luoghi della rappresentanza la lobby professionale diventa indispensabile e fisiologica per la rappresentanza di interessi che non trovano i vecchi spazi in cui esprimersi. Allo stesso modo, l’assistente parlamentare è una figura che oggi deve avere una grande professionalità, perché spesso i politici, privi di quella formazione che davano i partiti, sono impreparati alla complessità degli iter legislativi e della vita parlamentare, e dunque hanno bisogno di qualcuno che sia in grado di supportare il loro lavoro”.

Il corso in “Comunicazione, lobby e politica” è a numero chiuso, destinato a massimo 18 laureati o neolaureati in discipline economico-politiche, giuridiche o comunicazione, collaboratori e funzionari politici, personale d’azienda che si occupa di relazioni esterne ed istituzionali; consulenti e liberi professionisti. Le selezioni sono già avviate, ma un’ulteriore sessione di candidatura è prevista per il prossimo 11 aprile alle ore 15:00 presso Palazzo Grazioli.

Per avere maggiori info potete visionare la brochure e consultare il sito di Running www.runningonline.it, scrivere a s.ragugini@runningonline.it o chiamare al numero 06-98232401

Obama II

On 9 ottobre 2009, in News, by admin

Come è possibile che il presidente di un paese impegnato in due guerre riceva il premio Nobel per la pace dopo appena 10 mesi dall’entrata in entrata in carica e senza alcun risultato di rilievo all’attivo?

Credo che la ragione risieda nella campagna presidenziale democratica del 2008 e che questo premio sancisca definitivamente il secondo dei suoi due capolavori. Il primo è ovvio, ha eletto un senatore senza esperienza e senza record. Il secondo è quello che viene a mio parere riconosciuto inconsapevolmente dal premio Nobel. Ha risanato l’immagine degli USA nel mondo, dopo 8 anni di ritorno in auge delle accuse di imperialismo yankee. Ovunque, in modo particolare nei paesi in via di sviluppo. Anche da noi, da subito, grande entusiasmo, ricerca dell’Obama italiano, riflessioni sulla selezione della classe dirigente etc etc.

Nei 10 mesi successivi nessun significativo cambiamento di politica estera è stato completato e nessun significativo risultato di pace è stato conseguito, è evidente. Eppure è arrivato il Nobel. Ricordiamoci del comizio davanti a una folla da concerto rock a Berlino, nel cuore della campagna elettorale. Nelle democrazie la distinzione tra politica interna e politica estera è spesso inadeguata. Questo Nobel, meritato o no, sancisce un capolavoro di comunicazione che ha giocato da subito su entrambe i tavoli, sbancandoli entrambe. Scusate se è poco.

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Potere e Comunicazione – un'idea per Reti

On 21 luglio 2009, in Eventi, by admin

Cari colleghi e amici di Reti,

come già sapete, giovedì 23 luglio si terrà il primo Bar Camp RETI, un’occasione per incontrarci, esprimersi e proporre nuove idee.

Vi invitiamo innanzitutto, per chi ancora non l’avesse fatto, ad iscrivervi e indicare il vostro intervento attraverso la wiki page del Bar Camp in cui troverete anche tutte le informazioni necessarie.

L’evento potrà essere seguito attraverso la pagina twitter Reti http://twitter.com/GalassiaReti e sarà trasmesso in streaming. Verrà inoltre predisposto un pc in sala per intervenire durante l’evento con commenti e considerazioni. Per chi volesse portare il proprio pc, la sala è dotata di collegamento internet in modalità  Wi-Fi, la password vi verrà comunicata giovedì mattina all’ingresso in sala.

Per qualunque informazione potete scrivere a m.sattaflores@retionline.it o v.guerrera@retionline.it.

 Vi aspettiamo giovedì 23 alle ore 10.00 in sala Isle.

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