Italicum, Renzi e Berlusconi

On 12 febbraio 2014, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

“Renzi è un risk-taker, chi lo assimila ad un vecchio democristiano non ha capito niente di lui.” Lo afferma il Prof. Roberto D’Alimonte che all’appuntamento settimanale “Un caffè con” organizzato da Reti ripercorre le tappe che hanno portato alla messa a punto dell’Italicum, tratteggiando anche un interessante profilo di quello che potrebbe essere il prossimo Presidente del Consiglio. “E’ uno a cui piace rischiare, si assume la responsabilità delle sue decisioni, pur sapendo che si gioca tutto: all’interno di ogni rischio vede delle opportunità”
Altra dote posseduta dal sindaco di Firenze è la capacità di negoziare, come emerge proprio dal percorso che ha portato alla definizione della proposta di legge elettorale in discussione in Parlamento.
Delle tre proposte contenute nel “menu” presentato da Renzi a Berlusconi, ci si è concentrati immediatamente su quella assimilabile al modello spagnolo, individuato come lo strumento più adatto per semplificare drasticamente il quadro politico.
La prima bozza di accordo tra i due prevedeva che, se nessuna coalizione fosse riuscita a raggiungere la soglia del 33% dei voti (poi 35%), si sarebbe proceduto alla distribuzione dei seggi attraverso un sistema proporzionale puro, senza doppio turno che non era ben visto da Berlusconi. Statisticamente, infatti, quando si vota al ballottaggio per i Comuni, i candidati di centro – destra hanno spesso la peggio.
Su queste basi si arriva al famoso incontro di sabato 18 novembre, durante il quale “succede qualcosa”. Il rottamatore, accogliendo i suggerimenti del Prof. D’Alimonte, riesce a convincere Berlusconi della necessità di introdurre il doppio turno per garantire la governabilità. Il leader di Forza Italia, dopo aver sentito il parere di Verdini, accetta anche grazie alla profonda simpatia e stima che prova per il suo interlocutore. “Verdini mi ha detto che Berlusconi, se potesse, darebbe a Matteo le chiavi di Forza Italia”, afferma il Prof. D’Alimonte, “e Renzi, che da ottimo negoziatore sa sfruttare le debolezze dell’avversario, questo lo sa e se ne approfitta”.
L’accordo di gennaio prevedeva però che la soglia di voti necessaria per aggiudicarsi il premio di maggioranza rimanesse bassa e che il premio stesso, fosse consistente. La proposta di legge in discussione in Parlamento prevede, invece, una soglia al 37% e un premio di maggioranza del 15%. Ciò è dovuto in parte alle pressioni dei piccoli partiti e in parte alle raccomandazioni del Presidente della Repubblica, che ha evidenziato la necessità di garantire quell’esigenza di rappresentatività che sta alla base della pronuncia di incostituzionalità emessa dalla Consulta nei confronti del porcellum. A queste condizioni, il rischio di uno sfilacciamento dell’accordo è reale e si somma all’incognita di quello che potrebbe succedere se realmente, nei prossimi giorni, un eventuale governo Renzi nascesse con la partecipazione di Alfano che, a quel punto, potrebbe tornare a chiedere con più forza l’introduzione delle preferenze.
D’Alimonte ritiene comunque che l’impianto della legge in discussione in Parlamento sia l’unico possibile, dato l’attuale quadro politico, anche se non nasconde che, in astratto, il modello ideale sarebbe quello francese che garantirebbe quella governabilità che, se le soglie viste sopra rimanessero invariate, sarebbe comunque a rischio dato che 10/15 parlamentari potrebbero far cambiare le sorti del governo. L’elemento oggi irrinunciabile per un’efficace riforma elettorale resta comunque il ballottaggio tra le due coalizioni più votate, che è in grado di legittimare pienamente la coalizione vincente e renderla più forte. Anche il rischio di un possibile aumento dell’astensione al secondo turno non sussiste, in quanto, come dimostra l’esperienza francese, “quando la posta è alta le persone a votare ci vanno”.
Anche l’Italicum, comunque, di cui D’Alimonte si definisce “al massimo uno zio insieme a Verdini” (affermando che gli unici veri padri sono Renzi e Berlusconi), da solo non può bastare a risolvere i problemi strutturali che impediscono l’efficiente funzionamento del sistema politico italiano. “Accanto alla legge elettorale si possono approvare subito alcune importanti riforme che vadano nella stessa direzione”. Tra esse, ad esempio, la riscrittura dei regolamenti parlamentari finalizzata a garantire una maggiore governabilità e, in attesa della riforma costituzionale che elimini il bicameralismo perfetto, la possibilità per i diciottenni di votare anche al Senato in modo da equiparare il corpo elettorale dei due rami del Parlamento.
Le cose da fare sono insomma molte e Renzi “ne è perfettamente consapevole”, così come è consapevole che in Italia ogni vera riforma strutturale rischia di essere rallentata dalle resistenze opposte dalle varie sacche di potere presenti all’interno dell’apparato burocratico dello Stato. Il sindaco di Firenze però “ha molta fiducia in se stesso ed un enorme pragmatismo”. Caratteristiche che, secondo il Prof. D’Alimonte, potrebbero portarlo ad accettare un incarico di Governo: un rischio che al suo interno nasconde anche grandi opportunità.

@fraclementi

L’export volano per uscire dalla crisi. ‘’In questi anni questo segmento ha avuto il grande merito di costituire l’unico fattore che ha rallentato la decrescita del nostro Paese’’.  Lo afferma Giuseppe Tripoli, Capo Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, che, all’appuntamento settimanale “Un caffè con” , organizzato da Reti, delinea le linee fondamentali  della strategia che il Governo intende porre in atto per rilanciare la competitività italiana all’estero.

I cinque settori che registrano un costante aumento della domanda e che risulteranno  strategici per l’export italiano, nei prossimi anni, sono: meccanica, arredo, tessile, agroalimentare e farmaceutico.  All’interno di tali ambiti, e, in generale, dell’intero contesto economico, occorre incentivare le piccole e medie imprese ad affacciarsi sui mercati internazionali.  Delle 200.000 aziende che esportano oggi in Italia, infatti, solo il 25% appartiene a questa categoria.  ‘’Per effettuare l’operazione- aggiunge Tripoli-  occorre estendere l’applicazione di servizi delineati in origine per le imprese medio-grandi anche alle PMI.  In questa direzione si muove il piano di internazionalizzazione delineato dal Governo, che, puntando sulla collaborazione delle Regioni e delle Camere di Commercio, cerca di indirizzare l’export italiano verso quei paesi nei quali è in crescita la domanda di beni di consumo e di infrastrutture e che presentano un terreno più fertile per gli investimenti’’.

Quali fattori sono necessari alla realizzazione del piano?.  Anzitutto occorre procedere a una vera e propria opera di “alfabetizzazione digitale” delle piccole imprese che sono ancora troppo indietro nel campo dell’e-commerce. Occorre, in questo senso, che ‘’il digitale colleghi l’imprenditore non solo al consumatore, ma anche al fornitore, attraverso servizi “chiavi in mano”, onnicomprensivi e di facile utilizzazione. Importante sarà, in questo settore, l’inserimento in azienda di giovani “nativi digitali” che possiedono le competenze necessarie per portare avanti tale operazione’’.

Altro grande fattore necessario per favorire l’internazionalizzazione è costituito dal rafforzamento della rappresentanza italiana all’estero, sul piano della promozione commerciale. A tal fine, la struttura pubblica deve offrire una piattaforma di base a cui è necessario che si  affianchino tutta una serie di servizi forniti dai privati.

Infine, un fattore importantissimo per il rilancio dell’export italiano è costituito dalla promozione del “Made in Italy”.  In tal senso occorre, anzitutto, una crescita nella capacità manageriale delle PMI, attraverso la formazione di export manager competenti. Sono essenziali, inoltre, un radicale abbattimento dei costi di esportazione dei prodotti italiani ed un sostegno finanziario concreto per tutte quelle imprese medio-piccole che non possiedono ancora l’esperienza necessaria per operare nei mercati internazionali.

La grande sfida che attende il Governo è quella di riuscire ad attirare in Italia un maggior numero di capitali dall’estero. Per questo è stato elaborato il piano Destinazione Italia. Uno dei pericoli maggiori che possono insidiare la riuscita di tale piano è costituito dal contesto normativo dei diversi settori produttivi, in cui si assiste ad un continuo cambiamento di regole, che disorienta gli investitori esteri. Per questo è essenziale procedere ad armonizzare e stabilizzare le norme rilevanti in materia.

@FraClementi

Caffè, ciambellone e attualità…

On 10 settembre 2013, in caffè con, by admin

Al via la quarta stagione di Un caffè con… organizzato da Quicktop Reti, un appuntamento ormai fisso nelle agende romane. Si riprende mercoledì 11 settembre, per parlare della campagna referendaria in corso con Roberto Giachetti, Vicepresidente della Camera dei Deputati.

Il format è sempre lo stesso, collaudatissimo: l’incontro comincia alle 8.30 del mattino in punto, si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite prestigioso, proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa. Successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica, e alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta per iniziare la giornata lavorativa con le idee un po’ più chiare su un argomento di attualità. Tutto accompagnato, vista l’ora, dalla prima colazione: caffè, succo di frutta, e l’ormai immancabile ciambellone.

Ospiti e argomenti scelti con l’obiettivo di approfondire, con personaggi di rilievo, argomenti che dominano il dibattito pubblico della settimana, platea dei partecipanti selezionata così da consentire un reale confronto e, perché no, favorire nuovi contatti e relazioni.

Nelle passate stagioni, sono stati protagonisti del Caffè con…esponenti del mondo dei partiti, delle istituzioni, del giornalismo, come Gianni Pittella, Raffaele Fitto, Livia Turco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, Stephen Anderson, Giampaolo D’Andrea, Giorgio Gori, Gianluca Comin, Paolo Peluffo, Federico Testa, Paolo Gentiloni, Andrea Romano, Mike Hammer, Emma Bonino, Pier Luigi Celli, Corrado Passera, Maurizio Lupi, Andrea Romano, Stefano Fassina, Roberto D’Alimonte e molti altri.

Vi aspettiamo dunque l’11 settembre e poi ogni settimana per chiacchierare insieme e gustare un buon caffè.
A domani!

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Trasporti: la miniera dell’efficienza

On 19 giugno 2013, in caffè con, by admin

Nel corso del “Caffè con… di oggi, Matteo Leonardi (REF-E) ed Andrea Debernardi (Studio Meta) hanno scoperto una miniera d’oro che abbiamo sotto i piedi soprattutto quando ci muoviamo, in auto, in treno e con i mezzi pubblici. Il complesso studio realizzato dai due autori è contenuto nel Working Paper n. 6 “Efficienza energetica nei trasporti: stato e prospettive” di REF-E

Non si tratta di chiacchiere e distintivo o di asfissianti proposte di decrescita. Non c’è bisogno di andare a cavallo, a piedi o in bicicletta (attività  da promuovere e tipiche di una vita salubre) ma  basterebbe, infatti, applicare le  misure promosse dalle disposizioni comunitarie.

Occorre estendere il tema dell’efficienza energetica dalle lampadine e dai frigoriferi ai trasporti pubblico e privato: ci saranno vantaggi, non  solo in termini di mancata emissione, ma anche di sostenibilità economica e di funzionamento della mobilità urbana.

Il rapporto evidenzia  una duplice convergenza legislativa e tecnologica in atto che occorre riconoscere e sviluppare.

Sul piano regolatorio europeo, le ultime direttive indicano chiaramente l’inclusione dei trasporti nel computo degli obiettivi di efficienza energetica, assumendo che si possa ottenere un risparmio  energetico (nella misura dell’ 1,5%). Il raggiungimento di tale obiettivo dipenderà non solo attraverso l’uso di rinnovabili e/o biocombustibili, ma anche da uno sfruttamento delle potenzialità di efficienza energetica in aree ancora non sufficientemente analizzate. Si pensi al trasporto elettrico (auto elettrica) che vede un riconoscimento di titoli di efficienza energetici basato sull’uso  individuale del mezzo, senza allargare la prospettiva alle auto elettriche a noleggio con le quali, ad esempio, si potrebbe avere un risparmio energetico di 5 volte superiore rispetto all’auto usata da una sola persona. Altro esempio calzante può venire dal settore ferroviario, dove l’energia prodotta e distribuita dalle Ferrovie di Stato risulta non essere contabilizzata ma su base forfettaria. Una eventuale contabilizzazione aiuterebbe a  definire carichi, costi reali ed anche politiche di marketing che tengano conto dell’ “efficienza”. Analogo discorso potrebbe valere anche per il car sharing le corsie pool car, e più in generale per tutte le politiche selettive di gestione dei limiti di velocità e di gestione della mobilità urbana. Basterebbe porsi delle semplici domande: Chi ha mai calcolato il valore in termini di efficienza energetica della Zona C? chi ha conteggiato la sostenibilità economica e ambientale derivante dall’uso di pneumatici ad alta efficienza?. Questi sono solo alcuni esempi delle direzioni verso cui muoversi e che le istituzioni dovrebbero raccogliere e tradurre in politiche concrete la green economy, sottraendola dalla semplice enunciazione di principi.

Massimo Micucci, Caterina Nigo

Cinque impegni. No a nuove manovre correttive, allentamento del patto di stabilità per i comuni, utilizzo della Cassa depositi e prestiti per il finanziamento – insieme con privati –di piccole infrastrutture, completamento della Strategia energetica nazionale, messa a  punto di un piano industriale, ripresa del  piano industria 2015. Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd, è il primo a sottoporsi al committment checking di Quicktop Reti, che inaugura la nuova stagione del suo consueto appuntamento “Un caffè con…” con una correzione motivata dall’esigenza di capire cosa succederà dopo il voto. Davanti alla platea selezionata – e affollata come non mai – del “caffè corretto” Stefano Fassina ha spiegato cosa vuole fare. Dopo i primi 100 giorni di Governo sarà richiamato per la resa dei conti: cosa è riuscito a fare, cosa no, dei cinque impegni assunti stamattina. In realtà ce n’è un sesto che però assomiglia di più a un sogno: un super commissario europeo al bilancio. Introdotto da Claudio Velardi, l’esponente democratico è partito proprio dall’Europa: non ci sono paesi che possono illudersi di salvarsi da soli, nemmeno quelli più solidi. Che sia vera unione, dunque, con un processo di legittimazione democratica della Commissione, rendendo più stringente il rapporto tra gruppi parlamentari nazionali e quelli europei, introducendo il supercommissario e scambiando il completamento di questo processo con una politica economica meno pro-ciclica. Bisogna tener conto dell’impatto del pareggio di bilancio sulle economie reali: la strada che stiamo percorrendo, dice Fassina, non sta producendo i risultati attesi, bisogna aumentare la domanda interna europea. Ed è su questo che si assume il primo impegno: niente più manovre correttive di finanza pubblica, il paese deve riavviare l’economia reale  se vuole ritornare a crescere. E poi allentare il patto di stabilità interno dei Comuni, per dare respiro agli enti locali. Terzo impegno, usare la Cassa depositi e prestiti con il coinvolgimento soggetti privati nel finanziamento di infrastrutture, utilizzando per attrarre i nuovi capitali il meccanismo degli sgravi fiscali. E per Fassina la Cassa deve usare anche gli introiti provenienti dalla vendita del patrimonio pubblico per finanziare gli investimenti. Un’altra cosa da fare? Completare la Strategia energetica nazionale, e rapidamente anche, per avviare la diversificazione fonti energetiche eliminando colli di bottiglia e strozzature e ottenendo, finalmente la riduzione dei costi. E a proposito di energia c’è da sistemare il sistema degli incentivi al fotovoltaico. Altro nodo delicato quello dell’industria: ecco, serve finalmente un serio piano di politica industriale, magari riprendere il piano industria2015, puntando a coniugare competitività con innovazione. E a tal proposito Fassina suggerisce di prendere in considerazione, finalmente, i servizi, anziché concentrarsi solo sul manufatturiero. Tantissime le domande di presenti e quelle arrivate su Twitter con l’hashtag #caffecorretto, cui l’esponente Pd ha cercato di rispondere dettagliatamente, parlando innanzitutto della necessità di “riorganizzare le macchine”; visto che la riforma del titolo V a oggi non ha dato i risultati sperati e quindi bisogna puntare, invece, alla centralizzazione di competenze per questioni fondamentali. Sulla questione delle imprese, altro vero spread è secondo lui la mancanza di una riforma della giustizia: se le avessimo dedicato un decimo del tempo speso sulla riforma del lavoro – la critica al governo Monti è tutt’altro che velata  – il sistema industriale ne avrebbe tratto un gran beneficio. E poi, la riforma fiscale: la priorità è chiaramente la lotta all’evasione – tenendo presente che in alcuni casi è necessità di sopravvivenza: se si riuscisse a portarla alla media europea sarebbero 50 miliardi l’anno in più nelle casse dello Stato, che potrebbero essere spesi per le politiche per la crescita. E parlando di crescita si torna all’Europa: l’Unione deve fare un salto di qualità politico anche per finalità di politica industriale, perché va rivisto il mercato globale che non è certo idilliaco. L’ora di tempo è stata abbondantemente superata, c’è tempo ancora per un caffè, una fetta di ciambellone e una chiacchiera veloce. L’appuntamento è nelle prossime settimane con gli altri rappresentanti dei maggiori schieramenti in campo: Maurizio Lupi del Pdl e Irene Tinagli di Italia Futura. Vi aspettiamo!

Qui lo storify

La squadra è già al lavoro per presentare a ottobre il primo piano strategico nazionale del Turismo: è una notizia, ma non dovrebbe esserla, in un Paese come l’Italia che può contare su uno straordinario patrimonio artistico e naturale e teoricamente potrebbe fare del turismo la sua principale vocazione. Potrebbe, perché sebbene una città come Roma sia visitata ogni anni da milioni di persone, la sensazione è che manchi sempre qualcosa. Alzi la mano chi, andando all’estero, non ha mai pensato che altrove sanno “vendere” anche l’aria, mentre qui, dove tra mari cristallini e monumenti strabilianti c’è da far girare la testa, ben poco è davvero valorizzato.
Ci potrebbe pensare l’Enit, l’agenzia nazionale del turismo, che da qualche mese è guidata da Pier luigi Celli. Che, ospite del “Caffè con” di questa settimana, l’ormai consueto appuntamento organizzato da Reti e Running, non nasconde le difficoltà: quella dell’agenzia è una situazione “kafkiana”, come solitamente avviene nella PA. “Il 17 rivedremo la struttura, ancora farraginosa, e lavoreremo con l’ICE per la riorganizzazione uffici esteri”. L’obiettivo è fare scelte di razionalizzazione, soprattutto sui Paesi in via di sviluppo. Per lo stesso motivo si migliorerà la presenza sul web, che sarà innovativa: “Dobbiamo essere concreti, la rivista è uno strumento vecchio, mentre internet ci può aiutare ad avere una comunicazione più efficace”. Anche se poi, a fare i conti, il leitmotiv è sempre lo stesso: tanto da fare e pochi soldi.
Il piatto forte, però, è il piano strategico che avrà, assicura Celli, spese e quadro di riferimento ben definito: perché qui si tratta di decidere che turismo vogliamo, dove, su quali mercati venderlo. Serve una linea definita: perché ci sono Regioni che oggi si autopromuovono spendendo più di quanto faccia tutto il resto del Paese, o alcuni comuni che spendono cifre importanti per pubblicizzarsi in Italia, e poi all’estero nessuno sa di quei luoghi. Dobbiamo migliorare la nostra visibilità all’estero, e per farlo serve maggiore coordinazione: oggi ci sono Regioni che non si presentano proprio al tavolo con lo Stato. Preferiscono far da sé, ma spesso con risultati poco soddisfacenti. Bisogna far sistema e cambiare il sistema, conciliando cultura e turismo e puntando sull’appeal del Belpaese: il percorso è appena iniziato.

Post scriptum: Siamo alla fine di questa stagione dei “Caffè con”. Un appuntamento settimanale che si ripete da due anni, e che ha permesso a noi di Reti e ai nostri ospiti di riflettere, imparare tanto, confrontarci e instaurare nuovi rapporti. Un format che è piaciuto, al punto di essere anche copiato (e ne siamo fieri). Per questo piccolo, piccolissimo successo dobbiamo dire grazie a ventinove persone, contando solo gli ospiti di quest’anno: Antonio Polito, Augusto Valeriani, Giuseppe Castiglione, Pierluigi Battista, Stephen Anderson, Emma Bonino, Nicola Rossi, Roberto Rao, Roberta Maggio, Stefano Menichini, Andrea Di Sorte, Francesco Verbaro, Giampaolo D’Andrea, Giorgio Gori, Severino Nappi, Gianluca Comin, Paolo De Castro, Giuliano Cazzola, Federico Testa, Deborah Bergamini, Paolo Peluffo, Anna Paola Concia, Mario Valducci, Angela Napoli, Paolo Gentiloni, Andrea Romano, Filippo Bubbico, Mike Hammer, Pier Luigi Celli.
Grazie a tutti. Appuntamento a settembre, con una tazzina e una fetta di ciambellone. Alle 8.30, in punto!

Un caffè con… Mike Hammer: le foto

On 28 giugno 2012, in Senza categoria, by Stefano Ragugini

Mike Hammer

Assistant Secretary BUREAU OF PUBLIC AFFAIRS

Mike Hammer was sworn in as the Assistant Secretary of State for Public Affairs on March 30, 2012. Previously, Mike served as Acting Assistant Secretary for Public Affairs since March 13, 2011 and as Principal Deputy Assistant Secretary for Public Affairs before that. Prior to the Bureau of Public Affairs, Mike served at the White House as special assistant to the President, Senior Director for Press and Communications, and National Security Council Spokesman from January 2009-January 2011. He previously served at the National Security Council as Deputy Spokesman from 1999-2000 and Director of Andean Affairs from 2000-2001. Mike Hammer is a career member of the U.S. Senior Foreign Service and entered the diplomatic corps in 1988. He has served abroad in Bolivia, Norway, Iceland and Denmark. In the Department, Mike has served in the Operations Centerand as special assistant to the Under Secretary for Political Affairs. He has received several awards in his career, including the Department’s Edward R. Murrow Award for Excellence in Public Diplomacy. Mike earned a bachelor’s degree from Georgetown University’s School of Foreign Service and master’s degrees from theFletcher School of Law and Diplomacy at Tufts University and from the National War College at the National Defense University. Mike grew up in Latin America, living in Honduras, El Salvador, Colombia, Venezuela, and Brazil. Mike is fluent inSpanish and speaks French and Icelandic.


Un caffè con Anna Paola Concia

On 3 maggio 2012, in caffè con, un caffè con, by Stefano Ragugini

Lo sviluppo di una rete di relazioni umane e professionali è il valore aggiunto della consulenza di Reti.

Per questo nasce un “Un Caffè con…” .

“Un caffè con…”: conversazioni aperte e informali, dinanzi ad un caffè e ad un buon ciambellone, con un ospite prestigioso e 20 invitati.

Come sempre, l’incontro comincia alle 8.30 del mattino (in punto!). Si apre con uno speech di 15-20 minuti di un ospite proveniente dal mondo delle istituzioni, della politica, del giornalismo, dell’accademia, dell’impresa; successivamente i partecipanti condividono brevi domande, spunti di riflessione e di analisi, cui l’ospite replica. Alle 9.30, con analoga ferrea puntualità, ci si saluta. Magari non sempre con le idee più chiare, ma (questo è garantito) avendo partecipato ad una discussione interessante e stimolante con interlocutori di livello.

Mercoledì 9 maggio sarà nostra ospite l’On. Anna Paola Concia, Deputata e Responsabile nazionale sport PD. Si parlerà di crisi, sport e crescita.

Per seguire la diretta e fare delle domande cercaci su twitter #caffecon.

“Un caffè con…” su linkedin, ti aspettiamo

L’agenda digitale è un grande sogno senza alternative: se non si fa l’Italia è fuori dalla modernità. Il Governo Monti l’ha capito e ha messo su una cabina di regia con scadenze ambiziose – la data del 30 giugno è davvero vicina – che vanno rispettate a tutti i costi. Ma la pattuglia dei “parlamentari” digitali che lavora alla legge cresce ed è multipartisan.
Ne ha parlato, nel consueto appuntamento settimanale “Un caffè con..” organizzato da Reti e Running la deputata Pdl Deborah Bergamini, vice-presidente della Commissione d’inchiesta su pirateria e contraffazione e membro della IX Commissione, nonché rappresentante italiana al Consiglio d’Europa. Introdotta da Massimo Micucci, l’onorevole ha immediatamente evidenziato che l’Italia ha un problema già dal punto di vista delle infrastrutture digitali, come l’assenza del cavo. E che sul tema dell’agenda digitale serve la massima collaborazione, sconfessando, per così dire, l’impostazione attuale di un Governo che si assume il peso delle riforme e un Parlamento chiamato a ratificare. Così, per esempio, in Commissione è stata presentata una proposta a firma Palmieri che integra quella Gentiloni, con l’obiettivo di portare un testo unico in aula per affiancare il lavoro della cabina di regia, che nel frattempo sta facendo una serie di audizioni, e a tal proposito la Bergamini anticipa che chiederà di essere ascoltata come relatrice della proposta di legge Gentiloni – Rao.
E lancia un appello affinché ci sia partecipazione alla consultazione sull’agenda digitale, così da utilizzare queste settimane per raccogliere nuovi spunti e riflessioni. “Su questo tema si misura il futuro del Paese”, dice convinta, “ci salveremo tagliando la spesa, non tassando. Digitalizzarlo serve a tagliare costi e creare efficienza, e dobbiamo farlo, partendo dalla PA”. E aggiunge: “Il modello produttivo italiano, se regge, è quello che può avvalersi meglio dello sviluppo della rete, può mettere insieme il tessuto delle imprese e tecnologia”. Per questo, suggerisce, bisogna investire in formazione ai cittadini e in start up innovative, che “hanno le carte in regola per affermarsi, ma si trovano davanti mille ostacoli”, oltre che in infrastrutture digitali.

“C’é grande volontà di andare avanti sull’agenda digitale”, assicura a beneficio degli scettici, prima di lasciare spazio alle numerose domande dei presenti, che hanno toccato anche il tema della regolamentazione della rete, “ma con l’agenda digitale non vogliamo normarla, piuttosto portarla a tutti”, assicura lei, perché la “rete deve rimanere libera”. E cita la dichiarazione dei diritti dell’uomo: “La libertà consiste nel potere di fare tutto ciò che non nuoce agli altri”.
C’è spazio anche per la questione delle “rassegne libere”, sollevata da uno dei presenti che sostiene che “schierarsi a favore delle rassegne libere significa aprire la strada al partito dei pirati in Italia”. La Bergamini non si pronuncia, ma dice soltanto che “da quando sono parlamentare e ho accesso alla rassegna della Camera – che credo essere più completa di quella disponibile sul sito – non compro più i giornali”. Alle nove e mezza la discussione si chiude, c’è tempo ancora per un caffè, una fetta di ciambellone e qualche chiacchiera.
Appuntamento martedì 24 aprile con Paolo Peluffo, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione, la comunicazione, l’editoria e il coordinamento amministrativo.