Il 28 giugno 2012 la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha dato il via libera alla Riforma Sanitaria, fortemente voluta e sostenuta dal Presidente Barack Obama, dopo aver respinto le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dalla Corte di Atlanta (Georgia) che aveva accolto l’istanza presentata da 26 Stati, con cui tentavano di bloccare il provvedimento di riforma del Sistema Sanitario Americano. La Corte di Atlanta aveva giudicato incostituzionale la riforma in quanto essa prevedeva che tutti i cittadini americani, con l’entrata in vigore del provvedimento, avrebbero dovuto contrarre una polizza assicurativa per affrontare le spese mediche. Secondo i giudici dello Stato della Georgia, quest’aspetto configurava una palese limitazione della libertà personale dei cittadini americani. La Corte Suprema, invece, ha ribaltato questa sentenza: con 5 voti a favore e 4 contro (decisivo il voto favorevole del giudice John Roberts nominato dall’ ex presidente repubblicano George W. Bush), ha stabilito che la riforma così come è delineata, rispetta il dettato costituzionale statunitense.
Il Sistema Sanitario USA pre e post Riforma Obama (“Obamacare”)
La Riforma sanitaria è stata approvata definitivamente dal Senato americano, nel marzo 2010 con 219 voti favorevoli e 212 contrari. Il Partito Democratico ha votato in modo compatto il SI al provvedimento, di contro i Repubblicani, altrettanto uniti, hanno espresso il loro NO. L’ “Obamacare” non rappresenta una vera e propria rivoluzione, poiché se da una parte prevede maggior assistenza medica soprattutto alle fasce svantaggiate della popolazione, attraverso l’intervento dello Stato Federale, dall’altra conserverà un sistema sanitario a carattere prevalentemente privato. Il sistema sanitario statunitense, infatti, si basa sul settore privato sia per quanto riguarda il finanziamento (attraverso le assicurazioni), sia per ciò che concerne l’offerta e l’erogazione dei servizi. Il canale più diffuso di assistenza è sicuramente quello dell’assicurazione privata basata sul rapporto di lavoro: le imprese iscrivono i propri dipendenti ad una HMO (Health Maintenance Organization), che offre prestazioni sanitarie a fronte di una quota fissa annuale versate dal lavoratore.
L’offerta sanitaria Pubblica si basa su 2 programmi di assistenza: Medicare e Medicaid.
Il primo è rivolto agli ultra sessantenni ed ha carattere universalistico, mentre, il secondo assiste oltre 40 milioni di cittadini a basso reddito: è gestito dai singoli Stati, ma sovvenzionato da un contributo federale che copre il 60% della spesa. Questo sistema, in buona sostanza, rimarrà invariato anche dopo l’entrata in vigore della Riforma prevista per il 2014. Le novità, previste dalla Riforma, riguardano l’obbligatorietà della Polizza Assicurativa che ogni cittadino americano dovrà sottoscrivere e la rimozione del concetto di pre-existing condition, che consente attualmente ad una compagnia assicurativa di negare ad una persona che ha o che ha avuto una patologia cronica, l’accesso ad una polizza e quindi alla relativa copertura assicurativa delle spese mediche.
Interessi coinvolti ed attività di Lobbying (Esempi)
E’ facilmente intuibile che una Riforma così importante abbia coinvolto molti interessi diversi fra loro. Il settore della sanità costituisce una voce molto importante nel sistema economico statunitense: esso rappresenta il 16% del PIL americano. Secondo il Centre for Public Integrity (organizzazione di giornalismo investigativo che si occupa di Politica a stelle e strisce), più di 1750 aziende ed organizzazioni, attraverso 4525 lobbisti, hanno cercato di influenzare e modificare la riforma, durante la lunga fase gestazionale del provvedimento, al Congresso. E’ molto interessante osservare come le aziende ospedaliere, le compagnie assicurative e le aziende manifatturiere (quelle più interessate dalla riforma) hanno utilizzato una nota tecnica di lobbying per influenzare i decision makers statunitensi: la c.d. coalition. Questi gruppi d’interessi, seppur con obiettivi diversi fra loro, hanno unito le loro forze, sia finanziarie sia di know-how, nell’ assicurarsi una strategia comune per esercitare pressione sui politici statunitensi. Un altro gruppo molto attivo è stato l’AMA, American Medical Association, che ha speso 20 milioni di dollari per attività di lobbying sui membri del congresso con l’ obiettivo di escludere i medici dai tagli previsti dalla Riforma. L’AMA è riuscita nella sua azione, tanto che i previsti tagli sono scomparsi nella versione finale licenziata dal Senato nel marzo 2011. Non solo aziende ed organizzazioni legate direttamente al modo sanitario hanno posto in essere attività di lobbying per influenzare la riforma. A prima vista stupisce la decisione di 2 imprese come Campbell Soup (colosso leader nel settore alimentare) e Dunkin’ Donuts (multinazionale specializzata nella produzione e vendita di caffè e ciambelle) di fare pressione affinchè parti della Riforma venissero modificate. Ad un’analisi più attenta, invece, si intuisce come le 2 aziende avessero obiettivi molto concreti e per loro importanti da perseguire. La prima aveva come target l’assicurazione pubblica resa obbligatoria dalla riforma: secondo la Campbell Soup, l’assicurazione obbligatoria avrebbe portato alti tassi d’interesse per le grandi aziende, dopo che le piccole e medie imprese avrebbero smesso di proporre ed elaborare programmi privati di assicurazione medica. Di contro, il target della Dunkin’ era quello di eliminare la c.d. “soda tax” (tassa sui soft drinks), con cui si doveva finanziare parte della riforma e che, per questo, avrebbe portato ad un calo dei profitti;( la multinazionale è riuscita nel suo intento, coinvolgendo nella sua azione di lobbying altri grandi produttori di bevande). Infine è curiosa la partecipazione all’attività di lobbying dell’Association of Art Museum Directors che chiedeva di aggiungere le terapie alternative all’elenco delle cure previste per le malattie mentali. Nonostante le norme stringenti sull’attività lobbyistica presenti negli USA, orientate alla trasparenza ed alla conoscibilità del rapporto tra lobbyista e decision maker, le ragioni che hanno spinto altri gruppi di interessi come l’Unione delle Orchestre Americane, la potente National Rifle Association e la Soprintendenza per la manutenzione dei campi da Golf ad intervenire sulla riforma, sono sconosciute. L’esito finale dell’iter Congressuale, coinciso con l’approvazione della Riforma, dimostra che il Presidente Obama abbia agito come un vero e proprio lobbista che, attraverso la sua infaticabile opera di convincimento nei confronti dei Membri del Congresso, ha raggiunto lo scopo di introdurre la Riforma Sanitaria nel suo paese, attuando uno dei punti cardine del suo programma politico. Infatti, egli ha agito come un vero e proprio portatore di interessi incontrando singolarmente ogni membro del Partito Democratico per spiegare, dal suo punto di vista, le buone ragioni della Riforma. Attraverso una vera e propria attività di lobbying, attuata con la tecnica denominata “Face to Face”, è riuscito a superare le molteplici resistenze all’interno del suo Partito di riferimento dopo estenuanti contrattazioni e negoziazioni.
Fabio Melideo (corsista del corso Running “Comunicazione, lobby e politica“)
Per saperne di più:
http://homehealthcarenews.com/2012/06/supreme-court-says-yes-to-obamacare-medicare-provision/
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/03/usa-riforma-sanitaria-aprovata.shtml









