“Europe rests on Monti’s shoulders”
Settimana densa di azioni politiche, quella appena trascorsa, sia sul piano interno sia su quello europeo.
In breve: il Consiglio dei Ministri licenzia venerdì il decreto ‘semplificazioni’, un insieme corposo di interventi per la riduzione degli oneri burocratici e lo snellimento delle procedure fiscali per imprese e cittadini. Si compie così un ulteriore passo nella tabella di marcia fissata dal Presidente Monti: dopo i provvedimenti per la messa in sicurezza dei conti pubblici (Salva Italia), le liberalizzazioni per il rilancio dell’economia (Cresci Italia), si procede con la modernizzazione e semplificazione del rapporto fra apparati pubblici e cittadini e imprese.
La linearità del percorso e l’incisività delle decisioni assunte dal governo hanno una ricaduta immediata sul piano economico, ovvero nella dimensione europea in cui le dinamiche finanziarie italiane si collocano. L’apprezzamento dei mercati e delle istituzioni politiche e finanziarie internazionali per la leadership Monti si traduce infatti in un significativo ritorno di fiducia verso il nostro paese: spread e rendimenti di CTz e BTp sono in calo, mentre le borse si mostrano verso il nostro paese cautamente, ma evidentemente, positive.
All’Ecofin, il Ministro dell’Economia Monti può così presentare non una nuova Italia, ma un’Italia restituita al rango perduto, sia sul piano economico sia su quello politico. Un’Italia, addirittura, capace di assumere la leadership di un’Europa allo sbando. Questa, almeno, la chiave di lettura ormai reiterata sulle colonne del Financial Times, che ancora venerdì titola: ‘l’Europa è sulle spalle di Monti”.
Quanto alle decisioni di Bruxelles, tuttavia, i risultati tardano ad arrivare, a dispetto del monito delle massime autorità finanziarie europee (Bce) ed internazionali (Fmi) ad agire rapidamente. Il nodo resta la Germania, ovvero il rifiuto a concedere il rafforzamento del fondo salva stati, che invece la Banca centrale individua come via maestra al superamento della crisi. La linea della signora Merkel, però, è chiara: i paesi membri devono essere vincolati ad un fiscal compact più severo e procedere internamente alle riforme strutturali necessarie per restituire loro crescita.
Da Davos, intanto, dove è riunito il tradizionale Forum economico internazionale, fa discutere la proposta del finanziere Usa George Soros: usare la European Financial Stability Facility (il fondo salva stati) e lo European Stability Mechanism (il Fiscal Compact) per assicurare la Bce contro il rischio di insolvenza dei nuovi titoli di Stato acquistati da Italia e Spagna. In tal modo, sostiene Soros, i due paesi oggi in difficoltà sarebbero in grado di rifinanziare il loro debito a tassi prossimi a quelli sulle riserve obbligatorie di depositi della Bce, oggi all’1%.
Se sul piano europeo i due Mario – Monti e Draghi – fanno squadra, su quello interno il governo, a dispetto del sostegno dei principali partiti, registra alcune difficoltà negoziali. Il tavolo per la riforma del lavoro convocato lo scorso lunedì si è infatti chiuso velocemente con il sostanziale rifiuto dei sindacati sia del metodo ‘innovativo’ (lo scambio di proposte via email), sia del merito ‘ambizioso’ (l’eliminazione della cassa integrazione straordinaria) scelti dal Ministro Fornero.
Inasprire i toni, d’altronde, sarebbe stato rischioso per il governo, visto il nervosismo delle categorie socio-economiche colpite dai provvedimenti presi. Questa settimana è stata la ‘rivolta dei TIR’ ad aver determinato gravi e sostanziali disagi a consumatori e imprese, disagi oltretutto aggravati dalla natura non controllata delle manifestazioni.
Sul piano normativo, va sottolineata anche la mobilitazione in Rete per l’affaire SOPA italiano, ovvero il tentativo dall’on. Fava di introdurre con un emendamento alla legge comunitaria provvedimenti anti-pirateria giudicati lesivi della libertà dei provider. Un fronte parlamentare trasversale si è costituito per bloccare la norma. Emendamenti anti Fava sono stati infatti presentati da Fli, Pdl, Pd, Idv e Radicali. Non si esclude un rilancio delle iniziative anche in seguito alla recentissima adesione della Ue all’Acta, la convenzione internazionale contro la pirateria online.
Sul piano politico, inoltre, merita attenzione il nuovo posizionamento della Lega: Bossi incalza Berlusconi definendolo “una mezza tacca” per il sostegno del Pdl al governo Monti. Solo una boutade ad uso interno, quella del leader leghista. Resta tuttavia il nervosismo della base di entrambi i partiti, ovvero la mancanza di prospettiva dovuta anche alla precarietà delle rispettive leadership: nella Lega si spinge per Maroni, mentre nel Pdl si vorrebbe aprire la pagina Alfano. I vecchi leader tuttavia hanno dalla loro ancora un potere di condizionamento enorme.
Infine una segnalazione: Italia e Libia hanno firmato la «Tripoli declaration», un nuovo patto che punta a «rafforzare amicizia e collaborazione nel quadro di una nuova cornice di rapporti bilaterali e multilaterali» sulla base dei cambiamenti avvenuti nel Paese. Una dichiarazione di intenti, dunque, non ancora un trattato vincolante: un passo importante però per formalizzare con le nuove autorità libiche un rapporto di cooperazione economica, tecnica e scientifica fra i due Paesi.









