Invito Banca dati del DNA - le soluzioni della scienza contro il crimineL’adeguamento dell’Italia al trattato di Prum, che istituisce una banca dati e un laboratorio del Dna, le difficoltà burocratiche, le resistenze sulla gestione di dati personali, la questione della privacy, i benefici attesi dall’introduzione della banca dati nazionale del DNA: questi i temi al centro del dibattito che si terrà martedì 3 febbraio, 2015 dalle 15.00 alle 18.00 presso il Museo Criminologico di Roma, via del Gonfalone 29, Roma.

Risolvere e prevenire crimini, identificare le vittime, escludere gli innocenti. Queste le azioni di supporto alla giustizia dell’attivazione della banca dati del Dna anche in Italia. Un supporto che permetterebbe indagini più veloci e con un raggio di azione investigativa più ampio, potendo contare su i database degli stati europei che hanno già in funzione gli archivi. Ma nonostante gli accordi europei l’Italia si fa aspettare: sono passati quasi dieci anni dalla firma del trattato di Prum (2005) quando si impegnò con Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Austria a rafforzare la cooperazione di polizia in materia di lotta al terrorismo, alla criminalità transfrontaliera ed all’immigrazione clandestina con l’istituzione della banca dati.
Dna: la prova che mancava. Se l’introduzione della rilevazione dell’impronta digitale è stato il primo passo verso la profilazione dei detenuti, un archivio dei campioni di Dna ne rappresenta l’evoluzione tecnologica: ad esempio non solo identifica un individuo su una scena del crimine, ma dà indizi sul suo genere, maschio o femmina, e altre informazioni rilevanti. Dal caso dell’omicidio di Alberica Filo della Torre ad Elisa Claps, molti sono i casi irrisolti che hanno ottenuto una svolta con lo studio dei campioni di Dna. Sono i cosiddetti cold case cioè quei crimini nei quali la scienza e l’introduzione di tecniche moderne hanno dato un contributo fondamentale, fugando dubbi e supportando le indagini. Come? L’uso del Dna ad esempio permette di escludere innocenti se le tracce rinvenute sono diverse da quelle dell’indiziato, riducendo la cerchia dei sospetti.
Prevenzione. Il Dna è utilissimo a circoscrivere gli “universi” di indagine poiché spesso (nel 70% dei casi) i responsabili di crimini violenti sono statisticamente dei recidivi. Secondo gli studi pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano, i detenuti liberati dalle prigioni sono stati nuovamente arrestati ad un tasso di oltre il 67 % , e circoscrivendo questo dato ai crimini violenti, gli autori di reati sessuali hanno una probabilità 4 volte superiore di ripetere lo stesso crimine rispetto a chi ne commette altri tipi. In un altro studio su i cosiddetti ‘’criminali professionisti’’, i ricercatori hanno scoperto che il 70 % dei crimini dell’America è commesso da solo il 6 % dei criminali. I paesi con sistemi maturi di database del DNA – come il Regno Unito , Stati Uniti e Nuova Zelanda – che hanno schedato circa il 40-60% della popolazione criminale, su 10 crimini violenti irrisolti, che hanno inserito nel database, almeno 4 saranno immediatamente ricondotti ad un delinquente conosciuto.
Escludere gli innocenti. In America ad oggi, secondo i dati del rapporto annuale della fondazione The Innocence Project’s, il test del DNA post-condanna è stato utilizzato per scagionare oltre 300 persone che sono state ingiustamente condannate per gravi crimini violenti, di cui 17 nel braccio della morte.
Identificazione dei dispersi. Il DNA forense è stato anche utilizzato per identificare i resti naturali dopo lo tsunami del 2004 che ha ucciso migliaia di persone, e più di recente nel 2011 in occasione delle inondazioni in cui hanno perso la vita oltre 800 persone. In Italia recentemente è stato utilizzato per l’identificazione dei resti delle vittime dell’incidente della Costa Concordia.
Il convegno “Banca dati del Dna: le soluzioni della scienza contro il crimine” si terrà il 3 febbraio, 2015 dalle 15.00 alle 18.00 presso il Museo Criminologico di Roma, via del Gonfalone 29, Roma
A discutere dell’argomento, moderato da Giuseppe Guastella, giornalista de Il Corriere della Sera:

Andrea Orlando, Ministro della Giustizia

Tim Schellberg, Esperto internazionale di banche dati del DNA

Luciano Garofano, Presidente dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi

Renato Biondo, Ministero dell’Interno e Banca dati del DNA

Maria Teresa D’Abdon, Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime della Violenza

 

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