Abolire le Province, ma perché? A Reti si è affrontato uno dei temi più scottanti di questi mesi, su cui si son spesi opinione pubblica e classe politica. Spesso, senza conoscere davvero l’argomento. Il taglio degli enti provinciali è stato più volte proposto come “soluzione di tutti i mali”, o quasi tutti, ma la realtà è diversa. Lo ha spiegato Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi (Unione Province Italiane), e ospite dell’ormai consolidato appuntamento mattutino “Un caffè con” organizzato da Reti e Running. Introdotto come sempre da uno dei padroni di casa, Claudio Velardi, Castiglione ha fatto notare ai presenti come anche il direttore di Bankitalia abbia spiegato pubblicamente che tagliando le Province bisognerebbe trasferire ad altri le loro competenze, per cui in realtà non ci sarebbe alcun risparmio. In sostanza, è una bufala.  Diverso, invece, è il discorso di un riordino delle istituzioni che “è necessario, le province devono avere una dimensione più vasta di quella attuale. E poi va posto il problema dei comuni: ce ne sono migliaia, in Italia, ciascuno con poche centinaia di abitanti. A che servono? “, continua Castiglione. Se c’è un problema comune a tutte le istituzioni, che è lo svuotamento del ruolo dei consigli comunali, provinciali, regionali, finanche del Parlamento, è bene sottolineare comunque l’impegno e le competenze delle amministrazioni provinciali, che ad esempio hanno sottoscritto un protocollo con il Ministero dello Sviluppo Economico per la banda larga. “E’ la dimostrazione di quello che andiamo dicendo da tempo” dice il presidente Upi “ e cioè che le province hanno la dimensione ideale per sostenere e sviluppare il territorio”.  Non solo, ci sono 130mila km di strade provinciali che  possono essere un patrimonio da spendere per rilanciare l’economia del paese in questo momento di difficoltà. In sostanza, si tratta di enti che hanno molteplici competenze e costano meno di altri istituti: “Se scomparissero, chi ne svolgerebbe i compiti?”, s’interroga Castiglione, aggiungendo che il dl di riforma costituzionale che propone l’abolizione individua comunque un ente intermedio tra Comune e Regione. “Allora è la parola Provincia che non piace?”, scherza. Puntuali e ricche di nuovi spunti le domande della fitta platea di ospiti selezionati per l’evento, cui Castiglione ha risposto ribattendo, tra l’altro, che le province non vogliono essere conservative, ma anzi suggeriscono ipotesi di autoriforma. E conclude con un appello, presentato anche a Monti: la razionalizzazione non può partire sempre dagli enti locali.

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